…creature
I liberali, che non sono tutti usurai, dovrebbero spiegarci come mai gli usurai sono tutti liberali
Ezra Pound
Parafrasando una vecchia canzone di Francesco De Gregori che parlava a s-proposito dei poeti, mi viene da dire, invece: i liberisti che brutte creature, ogni volta che parlano è una truffa…
I liberisti sono incredibili. Dove per “incredibili” intendo proprio la lettera: NON credibili.
In verità, credibili non lo sono mai stati e, quindi, non è questa la novità. Da sempre ci hanno obbligati a credere che il massimo delle libertà è quella che lo stato deve lasciare loro di agire sul mercato. Laissez faire è da sempre il loro credo, il dogma e anche la pretesa che tale formula sia rispettata sempre e a prescindere. E se Qualcuno, in anni andati, si è azzardato a dire: «Cos’è questo liberismo? Se qualcuno pensa che per essere perfetti liberali bisogna lasciare a qualche centinaio di fanatici, di canaglie, di incoscienti la libertà di rovinare quaranta milioni di italiani, io mi rifiuto energicamente di concedere questa libertà…», agendo poi di conseguenza, ebbene, a quel Qualcuno i “pronipoti di sua maestà il denaro” (Franco Battiato) hanno trovato modo di farla pagare assai cara… E a tutti noi, con Lui…
Le vicende di questi giorni, con riferimento alla più grande crisi del capitalismo moderno, più grave anche di quella che già fu tanto nefasta del 1929, dalla quale, per uscirne definitivamente, dovettero, lor signori liberisti, scatenare la Seconda guerra mondiale (e, se tanto mi dà tanto, non oso immaginare che s’inventeranno stavolta…) sta lì a dimostrare tutta la loro incredibilità… Lo stato fuori dall’economia? Certo, ma solo fino a quando loro traggono profitto dalle speculazioni finanziarie alle quali si dedicano da sempre con ostinata pervicacia… A loro non spaventa che qualche azienda vada in malora. Anzi, la malora di questa o quella azienda con annessa malora di chi ci lavora, per loro è una manna… Prendete il caso Alitalia. Quando, prima delle ultime elezioni, Berlusconi prospettò l’ipotesi di un salvataggio della Compagnia di bandiera italiana, ricorrendo alle casse del Tesoro dello Stato, l’immarcescibile signor Trichet, dai vertici del grattacielo della Banca centrale europea, fece immediatamente sentire la voce del padrone: un intervento dello stato nell’economia è fuori dalle regole di mercato. Quindi: nisba… Meglio creare una bella cordata di imprenditori privati che si comprano a prezzi stracciati la parte sana della compagnia, lasciando allo stato, cioè a carico del contribuente italiano, solo il debito della bad company… Poi, a rivendere la compagnia sana, e a specularci sopra, ci penseranno come sempre le banche e i loro prestanome… Geniale!
Laissez faire, appunto - come dicevo – quando la crisi riguarda le strutture e le infrastrutture produttive… Ma quando la crisi arriva alle centrali operative delle loro speculazioni, vale a dire le banche stesse? Eh, beh… Allora, lo stato DEVE entrare per forza nell’economia: è un suo dovere, un suo
imprescindibile dovere farsi carico dei crac che operazioni di una spericolatezza irragionevole – tipo quella dei mutui subprime all’origine dell’attuale dissesto – hanno provocato…
Così, ecco, il Congresso americano, patria già invitta del liberismo totale, approvare una legge salva banche da 850 miliardi di dollari. Cosa che del resto ha avuto i suoi immediati emuli in Europa, dove i governi di Germania, Belgio e Olanda hanno dovuto aprire le casse del Tesoro per soccorrere istituti di credito fortemente compromessi, e complici, nelle stesse operazioni delle consorelle ultraoceaniche. E, come per un pelo, non è accaduto qui da noi per la Unicredit che, al momento, sembra, in autosalvataggio (ma domani è un altro giorno e si vedrà…).
Ora, uno, dati precedenti rigorosamente prescritti da monsieur Jean-Claude Trichet alla mano, si aspetterebbe dal medesimo una secca reprimenda degli operati di quei governi europei, per di più membri effettivi della Ue, che si sono, obtorto collo, fatti carico dei dissesti di alcune banche private… Invece, che ti fa? Parole sue: «In questo contesto, la Bce giudica appropriato ed estremamente importante che i governi abbiano fatto la propria parte – ha detto Trichet – in riferimento ai recenti interventi di alcuni governi per salvare banche sull’orlo del fallimento». Capito la morale? Lo stato deve stare fuori gioco quando gli intrallazzi bancari procurano profitti e super profitti a “qualche centinaio di fanatici di canaglie di incoscienti” ma se, invece, interviene quando i medesimi “fanatici incoscienti e canaglie” rischiano di fallire, il suo (dello stato…) intervento è, giusto, legittimo, sacrosanto e doveroso. “Molto importante ed appropriato”, appunto…
Ma appropriato per chi? Guardiamo un attimo gli esiti immediati del soccorso del Governo americano alle sue banche. Intervento che – come abbiamo visto – è costato la bazzecola di 850 miliardi di dollari. Tutte le borse del mondo hanno tirato un forte sospiro di sollievo per l’immissione di liquidità: “- Londra +2,26% – Parigi +2,96% – Francoforte +2,41% – Madrid +3,78% – Milano +2,59% – Amsterdam +3,99% – Stoccolma +2,46% – Zurigo +2,21% – Mosca -5,28% – Wall Street +1,21% (in corso) – San Paolo +0,29% . (ANSA, 3 ottobre).”
Gioverà, a questo punto, ricordare che le borse sono quei luoghi ameni dove si gioca, come in un casinò, cercando la scommessa giusta per far saltare il banco… A volte, proprio come nei casinò, ci capitano anche i gonzi che, convinti di scommettere sul sicuro, investono in azioni la loro
liquidazione pensionistica o il risparmiuccio di una vita (e se ci rimettono le penne sono solo ed esclusivamente cazzi loro…!). Ma, in genere, a giocarci ci vanno i magnati della finanza alla George Soros che, qualche decennio fa, riuscì a mettere in ginocchio, proprio con una scommessa in borsa azzeccata, perfino la Banca d’Inghilterra, arricchendosi di uno sproposito… In questo gioco, la legge è una sola: se si vince, vince solo chi ha puntato sul mercato giusto, se, invece, chi punta perde, perdiamo tutti.
E, infatti… Mentre le borse tirano un sospiro di sollievo, le famiglie, oggi quelle americane domani si vedrà, registrano il deprezzamento dei loro immobili, se riescono ancora a pagare il mutuo, sennò vanno direttamente a vivere nelle tendopoli che crescono come funghi nelle periferie delle grandi città; assistono ai rincari senza fine delle bollette energetiche e del carburante e vanno in disoccupazione (+ 6,1 %). E in Italia, così, tanto per gradire l’aperitivo avvelenato, a fronte di un tasso d’interesse del 4,25 % stabilito dalla Bce, i mutui reali concessi dalle Banche Bassotti, sono schizzati tra il 5,84 e il 6,61 per cento. Con il bel risultato che, oggi, i mutui contratti a tasso variabile costano più di quelli a tasso fisso… E nuove crisi sono dietro l’angolo (americano ma, di nuovo, non solo…): come quello delle carte di credito revolving, forse ancora più devastanti dei mutui subprime… Eh! che volete farci? Sono le giorie del capitalismo…
Dunque, ripeto la domanda: gli interventi di soccorso statale ai giganti del credito a usura (leggasi banche) sull’orlo e oltre l’orlo del fallimento, giudicati da monsieur Trichet “appropriati ed importanti”, sono appropriati ed importanti per chi? Fossero sinceri e, quindi, credibili, ammetterebbero che questo sistema, dove si privatizzano i profitti e si pubblicizzano le perdite è, per dirlo con le parole dell’economista Nouriel Roubini: “socialismo per i ricchi”. Una fregatura, insomma… L’ennesima… Forse, l’ultima…
miro renzaglia
______________________________________________
Comunicato de “Il Fondo”
Invito di partecipazione
Ambasciata della Repubblica di Serbia
Roma – Via dei Monti Parioli, 22
Incontro con i bambini di Kosovo e Metohija
Lunedì 6 ottobre, ore 16,00
Rinascere Onlus – Presidente Maria Lina Veca -
nell’ambito del progetto “Arca di Pace” in collaborazione
con la Provincia di Roma, il Ministero dell’Istruzione, la
Comunità Montana dell’Aniene, il Ministero della
Repubblica di Serbia per Kosovo e Metohija, l’Ambasciata
di Serbia a Roma, organizza, per il secondo anno
consecutivo, l’ospitalità e il gemellaggio della scuola
“Branko Radicevic’” di Cernica (Gnjilane, Kosovo e
Metohija) e la scuola “Eduardo de Filippo” di Collevederde
(Roma) che ha come titolo “LIBERI DI MUOVERSI”.
Per illustrare il progetto, che ha l’intento principale
di realizzare amicizia e collaborazione fra le scuole ma
soprattutto di far conoscere e denunciare la condizione di
invivibilità e violazione dei diritti umani elementari
in cui è costretta la comunità serba nelle enclavi di
Kosovo e Metohija, sarà presentato il video di Maria Lina
Veca e Alessandro Antonaroli “Katastrofa” (24′) realizzato
nelle enclavi di Sud Kosovo nel febbraio 2008 e sarà
illustrato il progetto “Arca di Pace” alla presenza di
rappresentanti della provincia di Roma e dell’Istituto
Eduardo de Filippo, nonché di Unesco Italia e del
Presidente di Rinascere Onlus Maria Lina Veca.
Interverranno:
Dott.ssa Sanda Raskovic-Ivic, Ambasciatore della
Repubblica di Serbia in Italia Tommaso Di Francesco,
giornalista de Il Manifesto Maria Lina Veca
Gen. Fabio Mini, già comandante KFOR in Kosovo
e Metohija.
Aderiscono:
Il Fondo
Soccorso Sociale
Centro Studi Polaris
i tag dell'articolo sono → crisi del capitalismo, fondo magazine, Nouriel Roubini


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Naomi Klein lo chiama anche “Socialismo corporativo”, ma ha un significato opposto a quello che potremmo intendere noi (In USA, come è noto, la parola “Corporations” indica un grosso cartello speculativo a carattere oligopolistico, nulla a che vedere con le corporazioni delle artie dei mestieri…).
Il problema di fondo, alla fine, è sempre quello: cos’è la libertà?
Personalmente, non pretendendo di dare una risposta esauriente, opto per la “Libertà da” (a livello comunitario si chiama SOVRANITà, a livello individuale AUTODETERMINAZIONE).
Qualcuno invece la chiama “Libertà di”…
Per esempio, di metterlo nel culo ai produttori/risparmiatori, con l’asenso dei governi…
Caro Miro, c’è poco da commentare… nel senso che hai già scritto tutto tu. Purtroppo all’orizzonte non si vede nessuno come quel Qualcuno di cui parli nell’articolo.
Ti lascio con due aforismi scelti, che si adattano bene alle circostanze e si affiancano degnamente al grande Ezra.
La banca è un posto dove ti prestano un ombrello quando c’è bel tempo e ti chiedono di restituirlo quando inizia a piovere (Robert Forst)
L’unica funzione delle previsioni economiche è quella di far apparire rispettabile l’astrologia (John Kenneth Galbraith)
Che dire, caro Miro. Hai scritto delle cose di grande lucidità. Le sottoscrivo tutte, e non ho altro da aggiungere.
BRAVO SIG mIRO. Mi complimento con lei.
Buonasera a tutti,
leggo questo blog come l’altro chiuso tempo fa con molto interesse …
Volevo farmi 2 risate (sapendo di farmele) ed ho chiamato il mio “family banker” e mi ha detto: “ORA E’ IL MOMENTO PER INVESTIRE !!!” e giù grasse risate (per me dolci perchè nun c’ho na lira e nemmanco gli euri) … Capito la filosofia liberista, turbo-capitalista e truffinanziaria?
Il bello è che le stesse cose me le diceva un anno fa …
Un saluto a tutti.
In realtà, i liberisti non approvano questo sistema. I banchieri centrali e i governanti, in Europa e in America, non sono certo liberisti; Bush NON lo è, come non lo sono Berlusconi, Trichet eccetera. E non lo sono nemmeno i banchieri, che stanno solo invocando (e ottenendo) l’aiuto degli stati per farsi togliere le castagne dal fuoco.
Basterebbe documentarsi un po’ in Internet per verificare quali sono le idee dei liberisti, idee radicalmente diverse da quelle che vengono loro attribuite in questo articolo.
Per esempio, gli economisti di scuola austriaca (liberisti) hanno da tempo previsto correttamente questa crisi, e criticato sia il piano di salvataggio delle banche che le politiche monetarie della FED.
La scuola austriaca ha influenzato notevolmente le politiche monetarie ed economiche americane, Alan Greenspan ne era un profondo ammiratore. Ma oggi non servono i Von Mises, per il sistema capitalistico serve un prete.
Alan Greenspan era un profondo ammiratore della scuola austriaca trent’anni fa. Ma una volta alla FED, evidentemente, ha cambato idea. Ecco un articolo di critica nei suoi confronti scritto nel 2003:
http://findarticles.com/p/articles/mi_m0JZS/is_13_19/ai_n25070125/pg_1?tag=artBody;col1
In realtà, i liberisti non approvano questo sistema. I banchieri centrali e i governanti, in Europa e in America, non sono certo liberisti; Bush NON lo è, come non lo sono Berlusconi, Trichet eccetera. E non lo sono nemmeno i banchieri, che stanno solo invocando (e ottenendo) l’aiuto degli stati per farsi togliere le castagne dal fuoco.
a me sembra di assistere al remake postmoderno della caduta del fascismo…
prima del 25 aprile, erano tutti (o quasi) fascisti, dopo, invece, erano tutti (o quasi) antifascisti…
per di più, chi, in qualche misura e maniera ritenne continuare a dirsi fascista, ha passato gran parte del suo tempo intellettuale a stabilire chi poteva o non poteva, a sua volta, attribuirsi quella patente…
ora, io non so esattamente quale dato di purezza e di ortodossia la scuola dei liberisti austriaci richieda per essere (o essere stati) liberisti doc, ma giuro che andrò ad informarmi…
per il momento mi attengo, così come ho fatto nella stesura dell’articolo, alle mie cognizioni della storia del pensiero e della prassi liberista difficilmente contestabili e riducibili, per somma brevità, a due dettati dei padri fondatori:
“democrazia vuol dire libertà economica”, (Friedrich von Hayek) e:
“laissez faire” o “free trade”, per chi preferisce la versione inglese (di paternità incerta ma per lo più attribuita a Vincent de Gournay)…
in entrambi i casi e, anche, nello sviluppo consequenziale dei due concetti, lo stato deve stare fuori dalle dinamiche economiche… se tu o chiunque altro, è in grado di smentire che in ciò consista la radice stessa della ortodossia liberista, io ne prenderò seriamente atto…
del resto, cosa è successo, dal crollo dei regimi comunisti e fascisti ad oggi se non una applicazione progressiva e maniacale di questi due principi?
che i liberisti assoluti, della scuola austriaca o di qualsiasi altra corrente di pensiero liberista duro e puro, fino agli anarcocapitalisti, non siano mai stati sufficientemente paghi del ritiro costante dello stato dai gangli economici vitali della società, è cosa che importa relativamente…
soprattutto oggi che persino i banchieri chiedono il ritorno dello stato nell’economia…
e se manco i banchieri, sono più liberisti, allora, siamo ben oltre il ridotto della valtellina…
però non siate troppo preoccupati, voi liberisti… mentre è costretto a intervenire obtorto collo, lo stato si affretta a tranquillizzarvi: mai più “stato padrone”; mai più “piani quinquiennali”; mai più sovranità statale sulla moneta…
“democrazia vuol dire libertà economica”, (Friedrich von Hayek) e: “laissez faire” o “free trade”, per chi preferisce la versione inglese (di paternità incerta ma per lo più attribuita a Vincent de Gournay)…
Esatto! E non ho certo intenzione di smentirlo!
Quello che contesto è che ciò a cui assistiamo sia una conseguenza del liberismo.
Questo perché negli ultimi anni lo stato non si è certo ritirato dall’economia, né negli USA né in Europa.
Per quanto riguarda Greenspan, era austriaco trent’anni fa, poi ha evidentemente cambiato idea; per vedere come sia considerato oggi dagli austriaci basta fare una ricerca su Internet.
Quello che contesto è che ciò a cui assistiamo sia una conseguenza del liberismo.
…e di chi altri, sennò?
Questo perché negli ultimi anni lo stato non si è certo ritirato dall’economia, né negli USA né in Europa.
cioè, vuoi dire che lo stato non si è ritirato abbastanza?
ti dice niente il fatto che la Bce batta moneta in quasi tutta Europa, senza dover fare i conti con alcuno straccio di stato unito europeo costituzionalmente compiuto?
che stabilisca unilateralmente qual è il tasso d’interesse?
che sia deputata a ratificare o a non ratificare le politiche economiche dei signoli stati?
se questo non è l’epifenomeno della ritirata dello stato dall’economia, e della supremazia di chi batte moneta su uno stato che, finalmente per voi, non esiste, o esiste in maniera suddita, allora forse hai ragione tu: non so proprio cosa sia il liberismo…
Per quanto riguarda l’indipendenza della BCE: la BCE stabilisce il tasso di interesse in base a un mandato ricevuto dagli stati dell’UE. Le nomine dei “capi” della BCE sono approvate dal Parlamento Europeo. Inoltre, l’euro è la valuta ufficiale in Europa, per cui sono praticamente costretto ad usarlo.
Questo non è certo liberismo, come lo sarebbe ancor meno la moneta battuta direttamente sotto il controllo di uno stato centrale come vorrebbero quelli delle campagne contro il “signoraggio”.
E probabilmente, una moneta sotto il controllo diretto dello Stato avrebbe fatto ancora più danni. Non mi risulta che le politiche della BCE siano mai state osteggiate dai governi, se non in casi isolati e per le ragioni sbagliate, come per esempio quando l’Italia richiedeva a gran voce di abbassare i tassi nella prima metà di quest’anno.
Lo stesso vale per gli USA.
Per quanto riguarda i liberisti: in quale paese occidentale ha governato un partito liberista negli ultimi dieci anni?
Risposta: in nessuno.
Prendiamo l’Italia. Liberisti erano i radicali, spariti. Alcuni membri di Forza Italia, in primis Martino, prima relegato alla Difesa e poi trombato (leggete cosa scrive oggi sull’intervento statale). Berlusconi si proclama “di sinistra”.
In USA, Bush ha approvato aumenti alla spesa pubblica enormi durante il suo mandato. Non è certo un liberista, al limite un “socialista di destra”.
Se si cerca una spiegazione alla crisi, è meglio cercarla:
1) negli scambi folli delle banche dovuti ai tassi di interesse troppo bassi, tenuti bassi per volere dei governi (che dovevano dare “una casa a tutti” in USA, e avevano altre ragioni in UE);
2) alla forte probabilità (o certezza?) che in caso di problemi, sarebbe intervenuto lo stato a salvare le chiappe a tutti, come infatti è avvenuto (in un sistema liberista, se una banca fallisce sono ca**i suoi, e non veniamo a parlare dei poveri correntisti che perdono i loro soldi, perché anche in un sistema liberista ci sarebbe il fondo di garanzia);
3) all’indice ISTAT (statale) e ai suoi consimili che misurano solo una piccola parte dell’inflazione, che per loro è l’aumento dei prezzi al consumo, mentre in realtà è l’aumento della massa monetaria; questo fa sì che sia possibile tenere i tassi di interesse più bassi dell’aumento della massa monetaria, causando inflazione in beni che non sono misurati dall’indice dei prezzi al consumo (casa? benzina?);
4) alla diffusa irresponsabilità, incoraggiata dallo Stato, verso l’indebitamento; ad esempio in Italia ci sono sgravi fiscali sugli interessi dei mutui, e ci sono stati sull’acquisto di auto, frigoriferi, televisori, e quant’altro (ora verranno reintrodotti, visto che siamo in crisi).
Purtroppo la maggior parte degli economisti ragiona in termini di “crescita economica”: la politica corretta è quella che stimola la crescita, in ogni situazione. Per questo una crisi come quella di adesso è da evitare (e quando c’è, meglio dar la colpa a un altro).
Secondo l’economia austriaca, crisi come queste sono inevitabili. Si tratta di necessarie ristrutturazioni dell’economia e della struttura produttiva. Gli USA e in parte anche noi abbiamo vissuto per anni a credito; la produzione è finita all’estero; i prezzi di alcuni beni (case in primis) sono schizzati a livelli da paura. Quale sarà l’effetto di questa crisi, se verrà lasciata libera di fare il suo corso?
1) Prezzi delle case in discesa. Per chi se la deve comprare, è un fatto positivo. Per gli altri, è neutro se ci abitano, è negativo se ci speculano (ma chi specula accetta consapevolmente di rischiare, mentre rende questo servizio alla società).
2) Produzione che rientra, in parte, in occidente. Per chi lavora per vivere, è un fatto positivo.
3) Deflazione monetaria, ovvero aumento del valore della moneta, visto che la moneta emessa a credito sta venendo distrutta. Infatti tutti i prezzi delle materie prime (petrolio, grano, oro) stanno diminuendo drasticamente. Per chi ha dei risparmi, ma anche per chi deve sbarcare il lunario, è un fatto positivo. I governi si opporranno con tutte le loro forze a questo, perché per l’economia classica la deflazione è “male” (perché?)
4) Fallimento di alcune banche. Per chi ha i conti correnti paga il fondo di garanzia. Gli altri hanno fatto un investimento sbagliato, ma non moriranno certo di fame (e ridurrebbe la sperequazione ricchi-poveri). Si chiama “rischio” (ed è anche per questo che un conto corrente rende l’1% e un PCT il 5%).
5) Fallimento di fondi, banche di investimento, costruttori, eccetera. Evidentemente i loro servizi non erano così utili come credevano. Andranno a fare qualche altro lavoro, con i soldi che hanno intascato negli ultimi anni.
Certo la ristrutturazione della produzione non sarà indolore: ci sarà disoccupazione tra chi faceva lavori che diverranno inutili, e dovrà trovare nuove attività. In compenso, si eviterà di continuare a vivere in un’economia dove ci sono più agenzie immobiliari che fruttivendoli.
L’importante per capire il punto di vista liberista è che questo non garantisce “crescita economica” ma semplicemente la tendenza verso un “optimum” nell’allocazione delle risorse, che non può mai essere raggiunto; questo implica anche le crisi, che sono inevitabili ma nel medio-lungo termine benefiche; l’equilibrio non è possibile né desiderabile, perché le preferenze cambiano nel tempo. Se oggi vogliamo l’iPod, e domani l’energia solare, è chiaro che chi oggi produce iPod domani dovrà andare a fabbricare celle fotovoltaiche: questo implicherà una “crisi” per chi fa iPod e un “boom” per chi fa energia solare. Non è un male. L’intervento statale di oggi, se riuscirà ad evitare la crisi, non farà altro che creare le premesse per una crisi ancora più grave in futuro.
Detto in termini più grezzi: l’andazzo di questi ultimi anni è stato in buona parte la famosa “privatizzazione dei profitti” e “socializzazione delle perdite”. Tuttavia socializzare i profitti è impossibile, perché significherebbe un’economia controllata dallo stato e quindi i profitti andrebbero ai politici. Per cui bisogna privatizzare le perdite, che è l’altra faccia del liberismo vero, quello che non c’è mai stato e che oggi viene affossato perché lo si accomuna a quello (falso) di banchieri & c. che sono ovviamente sempre pronti a “socializzare” le perdite.
Mi scuso per il lungo commento.
L’analisi è corretta ma il problema non si risolve con l’applicazione ancora più ortodossa del liberismo. Il libero mercato ha sempre mostrato i suoi limiti e la teoria della mano invisibile di Adam Smith ne è testimone. L’avidità, oggi, è il volano di tutto, nel mondo occidentale plutocratico nessuno si scandalizza delle speculazioni sulle materie prime, sui beni di prima necessità, sugli esseri umani, anche la disoccupazione rientra tra i fattori fisiologici della logica liberista senza preoccuparsi dei disastri sociali che provoca.
Il problema non è privatizzare le perdite ma limitare fortemente la deriva liberista, abolendo la speculazione e stroncando qualsiasi tipologia di rendita parassitaria, riportando al centro delle dinamiche economiche il lavoro e la dignità umana. Il diritto al lavoro, alla salute, alla famiglia, a vivere una vita dignitosa e libera non deve essere oggetto di speculazioni, ci devono essere ambiti da cui il mercato deve rimanere fuori.
@Riccardo:
Il problema è che la tua soluzione significa meno libertà per tutti, ed è in pratica irrealizzabile. Come fai a abolire la speculazione senza abolire il mercato in toto? Inoltre, un po’ di speculazione sui beni di prima necessità è utile per contrastare la scarsità prima che si manifesti. Se la speculazione eccessiva è indesiderabile, è anche vero che questa finisce poi per ritorcersi contro chi la fa (ora il petrolio e il grano sono crollati, no?)
E come fai a definire la “rendita parassitaria”, per poi stroncarla?
E come fai ad abolire la disoccupazione (che in un sistema liberista c’è ma normalmente non è una piaga sociale, visto che in genere è di breve durata) mantenendo la flessibilità del lavoro, senza la quale staremmo ancora a produrre televisori a valvole e treni a vapore?
E soprattutto, chi decide tutto questo?
Gestita in un sistema liberista, cioé non gestita, questa crisi farebbe il grosso dei danni a banche e speculatori: un sistema liberista nel medio termine premia il risparmio e il lavoro, punendo proprio gli speculatori che tu vorresti punire de jure.
Guarda che l’”intervento statale” che tutti invocano adesso, oltre a danneggiare quel poco di liberismo che già c’è, non farà altro che aiutare le banche, prolungare la crisi e danneggiare i piccoli risparmiatori. E questo in USA come in UE, visto che tutti i governi di tutti i colori sono d’accordo quando si tratta di mettere mano al portafoglio dei contribuenti per aumentare il loro potere. Aspettarsi che gli stati portino più giustizia, equità eccetera è utopistico.
@Filippo
Il concetto di libertà che il sistema liberista invoca è sempre molto fumoso e gravido di ambiguità, il mercato che si autoregola è un paradosso economico. Rimango, personalmente, contrario alle tesi di Milton Friedman, il quale rifiutava il concetto di responsabilità sociale aziendale e questo concetto occorrebbe estenderlo anche al mercato tout court, sterilizzare la speculazione sulle materie prime e sui beni di prima necessità indispensabili per l’esistenza,come la casa è un dovere sociale ancora prima di un politica economica. Malthus sosteneva che occorreva controllare le nascite per evitare l’impoverimento dell’umanità e che se tenuto sotto il livello di sussistenza un essere umano non procreava più, esattamente la situazione in cui siamo oggi arrivati nel sistema occidentale del “laissez faire”. La rendita parassitaria è il virus che ha permesso al sistema di marcire dall’interno, ormai l’economia della produzione è stata soppiantata dall’economia della rendita parassitaria, oggi vivere di affitti ed interessi è più vantaggioso che produrre beni e servizi e questo porta all’inaridimento della società. Per quanto riguarda la disoccupazione solo quella frizionale è naturale, mentre quella derivante dalla delocalizzazione e dalla utopia della produttività serve solo a creare conflitti sociali, un abbassamento dei salari reali e nominali e quindi un imbarbarimento sociale. Questa crisi non inciderà minimamente sugli speculatori e sul sistema bancario, ma si scaricherà inevitabilmente sui lavoratori a causa dell’indebitamento collettivo, della disoccupazione e dell’erosione del salario reale. La ricetta utilizzata dal tesoro americano è totalmente sbagliata, lo Stato non deve aiutare le banche ed il sistema industriale facendo cadere a pioggia i denari dei contribuenti, ma si deve fare promotore direttamente del sistema creditizio e produttivo nazionale, fornendo gli strumenti e indirizzando le politiche economiche ed industriali, sempre nella logica della competitività e dell’efficienza economica.
La ricetta liberista, tipica della scuola austriaca, che tu proponi, che consiste nel lasciare che il mercato si auto regoli, una sorta di teoria evolutiva applicata al sistema economico, quali impatti sociali potrà procurare e, soprattutto, come uno Stato potrebbe sopravvivere?
@Riccardo:
Il mercato che si autoregola è ciò che vediamo adesso, e a mio avviso se la crisi colpirà le classi medie/basse è soltanto perché lo stato, come tu stesso dici (e non è solo il tesoro americano, ma anche tutti i paesi UE e in misura ancora maggiore) sta aiutando le banche e il sistema industriale (ma più quello finanziario) a spese dei contribuenti.
Per quanto riguarda la produzione, hai perfettamente ragione quando dici che l’economia deve essere basata sulla produzione e non sulla “rendita parassitaria” (penso che tu ti riferisca alla finanza e all’economia del credito). Questo lo sostiene anche la scuola austriaca. E questa crisi, se verrà lasciata libera di agire, nel medio termine avrà proprio l’effetto di riportare la produzione anche in occidente, visto che il nostro potere di acquisto “relativo” nei confronti di Cina & c. è destinato a calare.
E per quanto riguarda la tua affermazione che
oggi vivere di affitti e di interessi è più vantaggioso che produrre beni e servizi
poteva essere vera fino a tre mesi fa, ora la crisi (prevista e necessaria secondo la teoria austriaca) ha fatto sì che improvvisamente chi vive di affitti e interessi è col culo per terra (e invoca l’intervento statale per salvarsi).
Malthus sosteneva che occorreva controllare le nascite per evitare l’impoverimento dell’umanità e che se tenuto sotto il livello di sussistenza un essere umano non procreava più, esattamente la situazione in cui siamo oggi arrivati nel sistema occidentale del “laissez faire”.
Guarda, per quello che posso giudicare io questa tesi è contraddetta dai fatti. Chi procrea di più nel mondo sono i più poveri. Il sistema occidentale non porta certo l’essere umano al livello di sussistenza, quando qualunque famiglia si compra due automobili e il televisore al plasma. In Africa, dove in molti posti si muore di fame, si procrea molto di più. Se qui si procrea di meno, è per altri motivi (per scelta e non per impossibilità).
In ogni caso, l’applicazione della teoria austriaca non può prescindere dal concetto di responsabilità personale anche in campo economico, che è ciò che impedisce a chi guadagna 1200 euro al mese di fare un mutuo a tasso variabile da 800. Certo ci sono casi di gente “ingannata” dalle banche, ma non stiamo parlando più della “vecchietta” a cui hanno rifilato i bond Parmalat. Se un trentenne di oggi si indebita sopra le proprie possibilità bisogna anche chiedersi che cosa gli hanno insegnato a scuola e in famiglia. Conosco fior di laureati, che sanno ragionare, che sapevano esattamente cosa voleva dire “tasso variabile” e nonostante questo si sono messi in casini enormi. E magari per avere il mutuo hanno avuto garanzie anche dai genitori. Perché? Io quando mi sono trovato nella stessa situazione ho fatto quattro conti e oggi vivo felicemente in affitto con mia moglie.
Un punto che vorrei fosse chiaro è il seguente. La critica che viene mossa ora al liberismo è che ci ha portato alla crisi. A parte che questo sistema non è poi tanto liberista, la realtà è che nessun sistema garantisce che non ci siano crisi anche gravi: le crisi ci sono e ci sono sempre state in tutti i paesi, liberisti o statalisti.
La crisi non è un effetto del liberismo, ma è connaturata ad ogni sistema economico, visto che l’equilibrio (di mercato o “imposto”) è comunque impossibile.
Per cui il liberismo è in sostanza un capro espiatorio, a cui oggi tutti gli statalisti, politici e banchieri che vogliono l’aiuto dello stato danno la colpa di tutti i mali del mondo. E con la scusa (perché di questo si tratta) di aiutare i bisognosi e regolamentare i “cattivi mercati” approfitteranno del desiderio del popolo di trovare l’untore, e aumenteranno sempre di più il loro potere.
E con questo potere cosa faranno? Quello che hanno sempre fatto: deruberanno il contribuente rendendo la crisi ancora più profonda (se va bene, vedi Roosevelt) oppure distruggeranno tutto (se va male, vedi Hitler).
Messa in un altro modo: questa crisi oggi sta colpendo in modo estremamente pesante proprio quegli speculatori e quel sistema bancario che secondo te ne dovrebbero uscire immuni: ma se lo faranno, sarà soltanto grazie all’aiuto dello stato che tu invochi.
Messa in un altro modo: questa crisi oggi sta colpendo in modo estremamente pesante proprio quegli speculatori e quel sistema bancario che secondo te ne dovrebbero uscire immuni: ma se lo faranno, sarà soltanto grazie all’aiuto dello stato che tu invochi.
hai mica letto il mio articolo “Aridatece l’Iri”?
ci sono molti modi, per lo stato, di uscire dalle crisi economiche a cui periodicamente il liberismo lo costringe (non mi convincerai mai che questa non sia una crisi tutta interna al sistema linerista, fattene una ragione…)
quello delle nazionalizzazioni bancarie, cioé: dei provvidimenti salvabanche che stanno adottando parecchi stati è funzionale agli interessi bancario-liberisti, appunto…
la “formula iri” è funzionale agli interssi di chi e cosa lo stato dovrebbe, volendo, salvaguardare: popolo e nazione… ed è una formula rivoluzionaria…
quella che si sta applicando oggi è la formula reazionaria utile ai pescecani liberisti di sempre: le banche…
Filippo , sei un sostenitore di Ron Paul per le presidenziali americane?
Oggi è il giorno dell’armageddon sulle piazze finanziarie, forse qualche Hedge Funds è in difficoltà, secondo Nouriel Roubini quasi mille sono alle porte del collasso, la tempesta perfetta è cominciata, disoccupazione sopra il 10% e inflazione da paese sudamericano, con PIL reale in diminuizione vorticosa, altro che 0,X%. Ci troviamo davanti a questa crisi con in mano una montagna di carta che non vale più niente e con una industria pressocchè inesistente a causa della delocalizzazione selvaggia. Presto molte cose cambieranno e non solo nella sfera economica e finanziaria.
Filippo , sei un sostenitore di Ron Paul per le presidenziali americane?
Probabilmente lo sarei, se votassi nelle presidenziali americane…
La penso in maniera diametralmente opposta a te, Filippo, ma riconosco che la scuola austriaca rappresenta l’utopia liberista, mai realizzata, che ha fornito la base per il disastro finanziario odierno, sicuramente per una cattiva interpretazione ma è altresì corretto affermare che Von Mises e Hayek hanno influenzato le eminenze economiche che hanno prodotto l’assoluta deriva a cui oggi stiamo assistendo.