Wu Ming, Ivan Buttignon, io e… Zdanov…

marx_in_your_face_fondo magazineAntefatto

Da quasi un mese, sul  sito Giap (CLICCA QUI), gestito dal noto consorzio di idee antifasciste a tutto tondo denominato  Wu Ming, è in corso una vera e propria campagna denigratoria nei confronti di Ivan Buttignon, colpevole, possedendo la tessera di iscrizione all’Anpi, di dialogare coi fascisti. Nel corso del serrato dibattito, Buttignon che, per la cronaca, è anche il prefatore del mio ultimo libro Un popolo di debitori (Safarà Editore, 2014, CLICCA QUI), rivendica il suo diritto di storico e di intellettuale al dialogo con chiunque, pur rimanendo fedele alle proprie convinzioni. In altre parole, rivendica totalmente e difende la sua condizione di uomo libero da pregiudizi. Il sottoscritto, pur essendo stato citato più volte nel corso dei commenti come una delle prove a carico dell’imputato, ha preferito fino a ieri non intervenire. Primo: Ivan Buttignon non ha certamente bisogno della mia manforte per confutare le imputazioni che il tribunale antifascista gli rivolge. Secondo: la superficialità dell’accusa solleticava al massimo il mio sorriso di scherno intervallato da sonori sbadigli.

Fatto

Pur tuttavia, proprio ieri, Wu Ming, a firma di tale Nicoletta Bourbaki, ha deciso di calare il suo asso nella manica. Come prova inconfutabile del commercio di idee fra Buttignon e i fascisti, ha mandato in onda web il video della presentazione del mio libro dove relatore era proprio la persona oggetto dei loro j’accuse.

Il video è preceduto da questa didascalia:

Nel video che incorporiamo qui sotto, invece, Buttignon è fortemente impegnato a non contrastare vedute ed esternazioni del fascista Miro Renzaglia. Guardate che lotta, che tenzone. Un memorabile episodio di dura opposizione al fascismo.

A questo punto, pur sbuffando d’insofferenza per la banalità dell’engagement che la provocazione sembrava pretendere, mi sono risolto a rispondere. Questo, per la precisione:

Gentilissima Nicoletta Bourbaki,

le sono sinceramente grato per aver ospitato il video che mi riguarda contribuendo alla promozione del mio libro. Mai avrei osato sperare nella fattiva collaborazione di questo sito. Assolto il mio dovere di gratitudine – e se lei me lo consente – vorrei soffermarmi un attimo sull’intento della vostra citazione. Se ho ben capito, si rimprovera a Ivan Buttignon di non aver adeguatamente contrastato le opinioni di un fascista. Ora, io ritengo che il suo appunto sarebbe perfino legittimo se, nell’occasione, mi fossi espresso nell’apologia dell’infausto regime. Oppure se, in quello da me detto, fosse rinvenibile una chiara matrice dell’ideologia aborrita. Cose che, con ogni evidenza per chi ha avuto la bontà di ascoltare l’intera registrazione, e abbia una anche solo labile onestà intellettuale, non sono assolutamente date. L’unico passaggio che si presta a una tale lettura è quello relativo all’Iri. Tuttavia, il mio approccio è puramente storico-economico, né più né meno di quello usato da Valentino Parlato sulle pagine del Manifesto quando ha affrontato il medesimo argomento. Cosa avrebbe dovuto obiettarmi Ivan Buttignon? Avrebbe potuto trovare qualcosa da ridire se mi avesse colto in errore o, peggio ancora, in opera di falsificazione storica. Purtroppo per lei, ho l’abitudine di documentarmi molto prima di parlare e ancora di più quando scrivo. Pertanto, lei gli sta imputando una pura impossibilità: quella di non avermi contestato l’incontestabile. Verosimilmente, avrebbe potuto imputargli il fatto più semplice, e forse più grave ai suoi occhi, di essere stato compagno di avventura editoriale di un fascista (e non mi sembra questa l’occasione per spiegarle quando e come è lecito definirmi fascista e perciò glielo risparmio, considerato pure che non mi sembra attrezzata a capirlo). Ma non lo ha fatto. Anche perché, per farlo, avrebbe dovuto gettare la maschera  e rivelare il volto di razzista ideologica. Quella particolare specie di persona cioè, che non usa il giudizio critico per valutare un’altra persona e/o il suo detto ma il pre-giudizio, appunto, ideologico. Quello, per intenderci ancora meglio, che non le consente di uscire fuori dai luoghi comuni e propri ai tribunali d’inquisizione. Mi stia bene. Cordiali saluti…

Epilogo

Vi chiedo: cosa avrei fatto io se avessi ricevuto un commento di replica al post che dedicai alla rinomata cooperativa autoriale Wu Ming proprio sul Fondo,  “Tolkien, Wu Ming e il complesso di appropriazione” (CLICCA QUI)? La risposta è semplice: niente. Niente perché al tempo della sua piena attività (oggi la possibilità di commento è disattivata, per tutti) il Fondo non operava censure né richiedeva, a chi desiderava intervenire, di registrarsi preventivamente per l’autorizzazione a esprimersi. Quindi, semmai avessi ricevuto un loro commento, l’unica cosa che avrei potuto fare era leggerlo ed eventualmente replicare. Pensate che loro si comportino allo stesso modo? Levatevelo dalla testa. Dopo aver diligentemente compilato il modulo di registrazione con il mio nome e cognome anagrafici, aver comunicato la mia mail priva di equivoci (renzagliamiro@gmail.com) e aver ricevuto la notifica automatica della password che mi avrebbe consentito l’accesso alla finestra dei commenti, ho provato a inoltrare la nota che avete letto sopra. Postata? No, perché un minuto dopo il mio primo tentativo ho ricevuto la cortesissima segnalazione di essere stato bannato. Manco Zdanov era così efficiente nella sua pur rinomata scuola di censura.

miro renzaglia

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