Straniero è bello. Il sacco di Roma e degli italici d’intorni…

Gioverà ricordare che Il Fondo ha sempre mantenuto e mantiene una politica editoriale pluralista e aperta al confronto. Il che comporta da sempre il rispetto e la non censura del pensiero degli autori e degli articoli che vengono pubblicati anche nel caso siano distantissimi dal mio pensiero. La puntualizzazione appare necessaria in questa occasione per via dell’apertura di credito che il nostro amico e collaboratore Umberto Bianchi fa nei confronti del nuovo percorso della Lega Nord di Matteo Salvini. Apertura che non mi trova per niente  d’accordo per i motivi che, a questo punto, è doveroso esporre in un mio prossimo articolo.

miro renzaglia                        

Credevamo di avere visto di tutto, ma questa proprio ci mancava. Poco tempo fa, la solita partita di Coppa Europa, si è trasformata in un’ occasione per dare luogo a scontri, danneggiamenti e quant’altro, nel solito squallido scenario di degrado e teppistica brutalità. Solo che, questa volta, c’è stato un vero e proprio “salto” di qualità. Già, perché stavolta a fare le spese degli esercizi di teppismo della solita banda di umanoidi decerebrati, non sono stati i muri, le aiuole, le macchine parcheggiate ed i poveri passanti dei soliti quartieri Flaminio e Prati. No, stavolta a farne le spese è stata niente popodimeno che la “Barcaccia” di berninana memoria, situata nel cuore di Roma, nella splendida cornice di Trinità dei Monti, a Piazza di Spagna. Anche in questa occasione, gli umanoidi da stadio hanno dato il meglio di sé, insozzando, danneggiando ed infliggendo ferite oltre l’immaginabile alla splendida opera d’arte, trasformata per l’occasione, in una specie di latrina piena di bottiglie e lattine e, dopodichè, fatta oggetto di un lancio bottiglie tale, da danneggiarle i preziosi marmi. Ma ciò che, di questo triste episodio lascia veramente sconcertati, ponendoci di fronte a dei gravi interrogativi, è stata la totale inerzia delle nostre autorità, dai vertici sino alle sottostanti catene di comando. Orde di teppisti alcolizzati sono stati lasciati tranquillamente sciamare in centro, sino a Piazza di Spagna e lì, con spirito di buonistica rassegnazione, impunemente lasciati pascolare ed orinare. A pagare sono stati in pochi, per lo più fermati, processati “al volo” e poi, quasi con imbarazzata vergogna, frettolosamente rispediti a casa, dopo aver impunemente, insultato, offeso e dileggiato davanti alle telecamere, la città intera e le sue autorità.

Gli scambi di accuse, i “distinguo”, le richieste di dimissioni, le alte grida, non bastano. Né si può ridurre l’episodio ad uno dei tanti, troppi, episodi di ordinario teppismo. L’inerzia con cui è stata condotta l’intera vicenda, ci mette di fronte ad una prima considerazione di carattere, diremmo quasi, sommario, elementare, ma non per questo, meno reale in tutto il suo palesarsi a noi. “Straniero è bello”. Non è lo slogan di una nuova campagna pubblicitaria del solito ed immarcescente Benetton, ma sembra essere divenuto una sorta di imperativo categorico assurto ad andazzo di vita di un’intera società. La lecita e fisiologica attrazione verso ciò che è altro, diverso, da noi; culture, società popoli e via discorrendo, si è, nel nostro caso, trasformata in una sorta di monomaniacale adorazione, accompagnata da una sorta di impaccio psicologico, per cui, costi quel che costi, l’altro da noi va accettato in tutte le sue sfumature, anche in quelle più negative e controproducenti. Un primigenio tabù, gli conferisce una sorta di “extraterritorialità morale”, nel nome della quale, qualunque cenno di critica o avversione è oggetto di un’immediata condanna ed ostracismo collettivi, che non sembrano risparmiare proprio nessuno. Dall’allenatore di calcio, additato al pubblico ludibrio, magari per aver solo osato affermare l’eccesiva presenza di giocatori stranieri nei nostrani vivai giovanili, sino all’ambito dell’agone politico e mediatico, ove, ancor più forte, è la tentazione alla censura ed alla condanna senza appello.

“Straniero è bello”, dunque, senza se e senza ma. Magari fosse solamente per cose dozzinali come il calcio o, anche pur se gravi, solo per i gesti di teppismo. La nostra strana esterofilia ci ha portato, però, a ben altro. “Straniero è bello”, è un po’ il plurisecolare ed italico vizio di chiamare truppe straniere a supporto e difesa dei cavoli propri, costi quel che costi, anche la perdita della libertà. “Straniero è bello”. E oggi l’Italia pullula di basi americane, MUOS, etc. e nessuno può farci niente, altrimenti si rischiano “danni collaterali” da strage; da strane bombette qua e là piazzate da ineffabili “men in black”, coperti da altrettanti ineffabili “Segreti di Stato”. “Straniero è bello”. Anche se al Cermis ti tranciano una seggiovia o, per amorevole errore, ti accoppano il Calipari di turno o, quatti quatti, riforniscono i tuoi ragazzi in divisa di munizioni “arricchite” all’uranio. “Straniero è bello”. Anche se quegli stessi amorevoli “stranieri” dell’alta finanza hanno deciso il genocidio del tuo popolo, facendoti invadere da orde di decerebrati subumani, a cui qualcuno ha suggerito che, se si fossero fatti 10.000 e passa km tra deserto e gommone in mezzo al mare, bussando con l’etichetta di “Immigrati”, avrebbero trovato il paradiso in Europa e non l’inferno dello sfruttamento, il disprezzo, la miseria o la morte in mare. “Straniero è bello”. E’ bello avere i coltelli puntati sotto casa, perché ci siamo fatti scippare la Libia e tanti bei proficui business da quella simpatica e multicolore combriccola di Sarkozy, Obama e compagnia bella. “Straniero è bello”. Sì è bello, bellissimo, calare le braghe davanti a Bruxelles, svendere il nostro patrimonio pubblico, far saltare il nostro know how imprenditoriale e magari svenderlo a prezzo di costo, ai cari affezionati stranieri. Ma sì, quegli stessi a cui, oggidì, abbiamo demandato l’emissione e la vendita di una moneta bastarda ed aliena chiamata Euro, simbolo di tutti guai che abbiamo e stiamo passando. “Straniero è bello”. Eccovi l’unico paese “democratico” al mondo, la cui capitale ospita al proprio interno, uno staterello assolutista, teocratico e bigotto che, ben lungi dal rispettare quel principio di sovranità, generosamente elargitogli con i famosi Patti dall’italico stato, continua ad interferire ed a ciurlare pesantemente nel manico degli affari nostri, con incalcolabili conseguenze per l’italica integrità e sovranità.

Esagerazioni? Estremistici deliri di un qualche pazzoide? No, solo la semplice e terribile fotografia di un paese per cui, “qualcuno”, da fuori, ha decretato la fine, senza tante storie. Forse 150 e passa anni di indipendenza, una invidiabile posizione sul Mediterraneo sono tanti, troppi anche per chi, come “lor signori”, contavano su un guardiano zelante e fedele. Costoro, d’altronde, oggidì possono contare su altri e più affidabili cani da guardia. I bombarda-civili israeliani, per esempio. Oppure quella banda di scapestrati birbaccioni che, dapprima cresciuti nella “swinging London”, poi, improvvisamente, convertitisi a più morigerati costumi e barbute acconciature, ora sono qui e là insediati in strani “califfati”, che tanto sanno di entità teleguidate da “qualcuno”, al fine di distrarre una pubblica opinione sempre più stufa delle crescenti ingiustizie del modello liberista.

Certo, potremmo continuare all’infinito con esempi, aneddoti e quant’altro; resta peraltro, una ed una sola semplice e sconvolgente conclusione a tutto questo. Non basta essere a conoscenza dei mali, né tantomeno dei rimedi ad essi. A conferire il vero salto di qualità è quella capacità di saper declinare Pensiero ed Azione all’unisono, al fine di realizzare quella perfetta sintesi in grado di determinare ed indirizzare un’azione politica scevra da ricadute, compromessi, piccinerie, abbagli e quant’altro. Una prassi politica “elastica”, ma al contempo sostenuta da un robusto impianto di pensiero, non potrà non portare nel tempo che a risultati positivi.

Questo a patto che, si abbia voglia e capacità di sapere attrarre attorno al proprio progetto politico sinergie ed impostazioni differenti, senza fare troppo gli schizzinosi, pena la costante emarginazione ed ostracizzazione dalla politica che conta. La recente prospettiva offerta in Italia dalla comparsa di una nuova “gestione” del movimento Leghista, ora sicuramente più nazionalitaria, meno localista e più attenta a determinate tematiche “scomode” se, da una parte, a causa dei recenti trascorsi, può lasciare diffidenti, dall’altra non può non esimerci dal prendere posizione e dallo scommettere su un percorso, che potrebbe precludere a sviluppi veramente inediti, per lo scenario politico nostrano. Premesso che il tutto venga accompagnato da buona fede e chiarezza di intenti, altrimenti saremo costretti ad assistere alla solita squallida e melensa telenovela, a cui la politica italiana ci costringe usualmente ad assistere.

Umberto Bianchi              

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