Miro Renzaglia. Un popolo di debitori…

L’articolo che segue è stato pubblicato oggi, 26 febbraio 2015, sul quotidiano di Torino “Cronacaqui”.
La redazione 

 

CONOSCERE L’ECONOMIA SENZA PAURA
un vero e proprio manuale di sopravvivenza economica scritto in modo accattivante 

 «I liberali, che non sono tutti usurai, dovrebbero spiegarci perché gli usurai sono tutti liberali». Così scriveva Ezra Pound nel 1933 e così riporta in esergo il nuovo volume di Miro Renzaglia, Un popolo di debitori (Safarà Editore; Pordenone, 2014, pp 100, € 10, CLICCA QUI), presentato di recente a Torino. Renzaglia, nato a Roma nel ’57, ha studiato Economia all’Università La Sapienza; poeta, saggista e giornalista, tra i suoi interessi rientra anche il teatro e da sempre collabora con numerosi periodici e quotidiani, sia cartacei che online. Nel 2006 ha fondato il magazine digitale “il Fondo”, blog seguitissimo in cui si approfondiscono temi di cultura, politica e attualità. Ha pubblicato “Controversi” (Ecdp, 1987), “I rossi e i neri” (Settimo Sigillo, 2002; con Marco Palladini), “A spese mie” (I libri de “Il Fondo” – Gruppo editoriale l’Espresso, 2010). “Un popolo di debitori”, prefato da Ivan Buttignon, è un agevole libretto di cento pagine, un vademecum ottimo per destreggiarsi tra gli astrusi termini dell’economia. Soprattutto, questo piccolo «manuale di sopravvivenza» riesce a spiegare con stile accattivante i meccanismi e i significati propri della finanza. Venti brevi e illuminanti capitoli c’informano sulla Bce, sul potere bancario, sui vari tipi di capitalismo e sulle agenzie di rating, chiarendo poi l’utilità della Tobin tax e dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale, che tanto oggi farebbe comodo), fino a sondare la crisi economica nata dalla sconsiderata deregulation del mercato dei mutui negli Usa. Una parte notevole riguarda gli istituti bancari e la capacità di stampare moneta, l’inflazione (che, se controllata, male non fa) e una critica ragionata all’euro da cui secondo l’autore non occorre uscire, quanto invece servirebbe una Bce subordinata «al servizio responsabile dell’azione del governo politico» nell’ipotesi auspicata di uno Stato federale delle nazioni unite europee. Da leggere e rileggere: accostarsi all’economia non è mai stato tanto piacevole. 

Mauro Scacchi

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