Miro Renzaglia. Un popolo di debitori…

Quella che segue è la prefazione di Ivan Buttignon al libro di Miro Renzaglia, Un popolo di debitori (Safarà Editore, 2014 – CLICCA QUI)

La redazione

REINCORNICIARE LA VITA (ECONOMICA)
Ivan Buttignon

Non bisogna credere al diavolo neppure quando dice la verità.
San Tommaso d’Aquino

L’atto di incorniciare un evento, un fenomeno, un aspetto – in altre pa- role, un messaggio – per incidere sui comportamenti degli interlocutori ha un nome. Stando alla tassonomia politologica questo corrisponde al framing1. Tale imbuto linguistico trascinerebbe chi lo legge o l’ascolta verso «inevitabili» – o perlomeno così sembrano – conclusioni. Facciamo un esempio. Vogliono propinarci un nuovo governo. Facciamo finta sia, per citarne uno fra i tanti, il governo Monti. Si cerca quindi di imporre l’idea per cui alti valori di spread portano il “sistema Italia” al baratro (default). Questo si chiama “incorniciare” un’informazione, costruire un frame. Tracciata la cornice, dipingono pure il quadro, spiegando che per ab- bassare lo spread è necessario un “tecnico”, che il “tecnico” più esperto è Mario Monti e così dicendo.

In tutta onestà, quanti di noi hanno ascoltato più e più volte, magari al bar, le più svariate persone dare lezioni su spread e default, senza tuttavia conoscerne i rispettivi significati? Questo succede perché il frame – la cornice – rappresenta un assunto di base, un postulato che fa presto a diventare dogma e convinzione collettiva pressoché indiscutibile.
Vi ricordate il passaggio dello scettro governativo da Silvio Berlusco- ni a Mario Monti? Potevamo non essere d’accordo sul nome di Monti (in ogni caso, saremmo stati una minoranza) ma sull’«urgenza spread», che in quel caso era la cornice, eravamo tutti «allineati e coperti».

Finché il Caimano, come lo chiamano, che pure espresse stima nei confronti del suo successore e tutto sommato non fiatò sul passaggio di consegne, decise di riservargli un piccolo dispetto. Convinto a inter- rompere l’emorragia di voti del suo partito in favore della compagine centrista (al tempo composta da Lista Civica, udc, fli e altre sigle mi- nori), dichiarò pubblicamente che nonostante lo spread alto “stavamo benissimo”. Insomma, con un colpo da maestro mandò in frantumi la cornice, instillando dubbi un po’ a tutti (suoi elettori, ex elettori e pure i fidelizzati di centro-sinistra) sulla veridicità dell’“emergenza spread”. Magicamente invertì il travaso di voti in suo favore. Qualche mese dopo, in occasione delle politiche, la sua coalizione, in fortissima ripresa, perse di poco. E non solo perché i media martellavano sul caso Monte dei Paschi di Siena (a proposito: altra operazione di framing piuttosto ben congeniata) incrinando la credibilità del Pd.

Sempre secondo la sintassi politologica, il frame è spesso una «ve- rità non richiesta». Gli esempi sono infiniti: “Il debito pubblico va ridotto”, “L’inflazione deve tendere a zero altrimenti ha effetti disastrosi”, “Bisogna privatizzare l’iri, l’energia ecc.”, “Dobbiamo liberalizzare i mercati”, “Si devono rispettare i parametri europei”, “È necessario ridurre i dipendenti”, “La sanità deve essere razionalizzata”, “Il capitalismo va rinvigorito” e via dicendo.

Siamo tutti, in misura diversa, succubi di questi cliché, perché così vuole il coro mediatico opportunamente orchestrato. Eppure, proviamo a chiederci: dove sono i vantaggi delle privatizza- zioni tanto decantate? L’inflazione tendente a zero fa bene oppure crea danni senza rendere nulla in cambio? Ridurre il numero dei dipendenti è fisiologico oppure innesca una falcidie di posti di lavoro senza alcun aumento della produttività? Franklin Delano Roosevelt ha portato a riva la più potente nazio- ne del mondo salvandola dal maremoto della Grande Crisi. Come? Semplicemente prendendo a picconate la cornice del laissez faire. Egli si defilò dal pensiero unico per inseguire le tecniche e i metodi eretici teorizzati dall’economista John Maynard Keynes il quale, qualche anno più tardi, avrebbe a sua volta speculato sulle sperimentazioni del Presi- dente americano.

È proprio ciò che Miro Renzaglia propone in questo vero e proprio manuale di sopravvivenza economica. Armato di un gigantesco mar- tello, demolisce una a una le cornici che condannano la nostra vita a seguire un solo pensiero. Quello unico.

Ivan Buttignon

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Ivan Buttignon insegna Comunicazione politica e Storia contemporanea all’Università degli Studi di Trieste. Conduce trasmissioni televisive dedicate alla politica (Politica24 a Cafè24), collabora stabilmente con il sito di formazione personale piuchepuoi.it in cui si occupa di comunicazione efficace, fa il ghostwriter e il formatore politico. Scrive di politologia. I suoi libri più noti sono Prospettiva Berlinguer. Sguardi trasversali sul leader comunista (Safarà Editore, Pordenone, 2014), M.S.I. e terrorismo nero tra verità e montature (Edizioni Solfanelli, Chieti Scalo, 2014), Compagno Duce (Hobby & Work, Bresso, 2010), Gli spettri di Mussolini (Hobby & Work, Bresso, 2012).

 

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