Matteo Salvini e l’immigrazione
Dall’emergenza al fancazzismo…

Matteo Salvini mostra spesso l’espressione soddisfatta del ginnasiale che ha appena vinto una partita di calcetto. Di lui infatti colpisce il livello agonistico di ogni azione, di ogni ‘pensiero’. Sgomma in auto blu vicino a un campo Rom bolognese; è primo tenore di un coro anti-napoletano di becero razzismo (andatelo a vedere su youtube e poi votatelo, se il coraggio non vi manca); si fa sbugiardare come un bambino in pieno Parlamento europeo poiché critica le conclusioni di una Commissione che ha regolarmente marinato per andare ai talk-show… Insomma è lui il più recente fenomeno dello spettacolo fancazzista italiano. E proprio in quanto tale cresce il suo seguito, perché il quoziente critico dell’elettorato precipita di anno in anno verso abissi negativi…

Andrea Scanzi gli riconosce di aver saputo dominare un patrimonio di voti disperso, quello della destra storaciana in rovina, dei fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, degli estremismi residuali, degli ultras, del razzismo popolare. Tutti derivati e detriti che Salvini sta riscattando al banco dei pegni con l’implicita promessa di portarne una quota parte alla prossima Camera dei Deputati, una futura corte dei miracoli che Pinocchio e Lucifero saranno personaggi da neorealismo.

Quanto al suo ‘partito-movimento’, nessuno dimentichi che si era sotterrato da solo a forza di ladronate, abusi privati e volgarità di ogni genere. E che  ci militava Matteo Salvini, non io, non voi Lettori. Incensato dalla stampa per la sua abilità nell’aver mutato nel breve le strategie leghiste, egli si ritrova un dieci percento che rischia di crescere ancora, a fronte di una beota insipienza dei governi nazionali che hanno attizzato il fuoco della protesta e della disperazione. Giustificatissime.

E così il localismo paesano delle canottiere, dei giuramenti e delle ampolle si è trasformato in una sorta di italianismo di frontiera in opposizione all’invadenza dello straniero. Ancora gli trema un po’ la mano per innalzare quella stessa bandiera tricolore che poco tempo prima vantava di usare al cesso. Tranquilli, Salvini ci arriverà.
Ci arriverà perché le sue ambizioni e la sua povera spregiudicatezza sono infinite, altrimenti non avrebbero ‘convinto’ elementi della recente sinistra borghese ‘avanzata’, anche essi sopraffatti da una drammatica ansia di dare senso alla vita, alla loro vita.
Resta d’altronde comprensibile la rabbia, avvertita senza distinzioni di classe, da parte di chi ormai giudica con profondo malanimo la carenza di una classe di Governo incapace di rispondere alle emergenze sociali, etniche e culturali che da anni strangolano il Paese. Poi, se l’oblio diventa un esercizio quasi paradossale e ci si dimentica che Salvini è stato un ragazzetto di Governo per ben nove annetti di zero assoluto, questa è un’altra faccenda…

Poi se ha il coraggio comico di ribadire che lui la Bossi-Fini la riapproverebbe domani, così plaudendo a una delle leggi più demagogiche, sciocche e inapplicabili di ogni tempo, ciò riguarda la sua personale superficialità… E sebbene il livello sia ormai infimo, resta il fatto che negli ultimi venti anni, a partire cioè dall’evidenza del problema, nessun Governo Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Amato, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta o Renzi ha mai messo mano alla questione, sottacendo la gravità di una tendenza migratoria senza regole né prospettive, soltanto animata da un cattolicesimo ineffettuale e da un falso multiculturalismo giocato sulla pelle degli altri, visto che da noi continuavano a giungere i resti di una componente dimenticata dal mondo. Di varie genti che non rappresentavano alcunché, per di più.

Non un soffio di tradizione, non un alito di cultura, non un vento di novità. Il nulla. Soltanto tragedie private e irrimediabili, soltanto la voglia di trovare soluzioni rapide al problema della sopravvivenza.

Tutto molto umano, molto giusto, sebbene nulla abbia a che fare con l’ospitalità di un Paese serio, con una politica migratoria credibile, con il desiderio di aiutare davvero, con la forza di sedere a un consesso internazionale e di alzare la voce piuttosto che pietire la condivisione di una disgrazia e di una ecatombe umanitarie affrontate con totale incertezza politica e con un’indecorosa gestione del suolo nazionale.

Ecco, se Matteo Renzi, o chi per lui dopo, proseguiranno stoltamente in questa maledetta vacanza decisionale, tra pochi anni abiteremo un Paese in fumo, occupato da apolidi senza arte né parte e guidato da un razzistello senza idee né coscienza civile.

Pochi mesi orsono, su questo quotidiano, pubblicai un articolo -‘Il demagogo e lo straniero‘- non conforme con il finto sentimento di tolleranza catto-nientista, col quale domandavo, da vecchio militante dei diritti umani, uno straccio di politica, una visione nazionale, una serie di concetti realistici da mettere insieme e da spendere alla bisogna, un senso della legge e dell’organizzazione sociale. Rileggetelo. Quell’articolo potrebbe essere ripubblicato oggi pari pari. Non è cambiato nulla, anzi, mi sbaglio: va sempre peggio, di ora in ora.

Giuliano Compagno
L’Indro 

 

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