Oltre i sindacati… Intervista a Roberto Giuliano

Roberto Giuliano, è stato sindacalista nella Fillea Cgil del Lazio fino diventarne il segretario generale. Già giornalista dell’Avanti,  ha scritto su tematiche sindacali e politiche in alcuni libri, tra cui Cosi parlò la sinistra (Il Ventaglio, 1987) La goccia rossa sul tappeto nero (Ponte Sisto, 2010). Sintetizza così il suo pensiero sulle organizzazioni sindacali: «Certamente la forma partito in generale si è involuta, i sindacati sono rimasti ottocenteschi  e bifronti (con un piede danno servizi pagati dallo stato e con l’altro piede vogliono fare la rivoluzione), le banche svolgono un ruolo che non sempre è sotto il controllo democratico dello stato e c’è una invasione di campo della magistratura  che è uno dei pericoli per la democrazia: la loro irresponsabilità dei loro sbagli, e la mancata divisione delle carriere tra pubblica accusa e magistratura giudicante».

Il bilancio della manifestazione dei giorni scorsi, secondo fonti sindacali, è di cinque feriti e dieci contusi, tra questi anche il segretario nazionale Fiom, Rosario Rappa, e il coordinatore Fiom, Gianni Venturi. Questo per difendere il posto di lavoro?

Non è mai bello per nessuno che una pacifica manifestazione di lavoratori che protestano per un loro diritto (giusto o sbagliato che sia) finisca in situazione drammatiche  come un tafferuglio che aumenta la tensione che di norma è sempre presente. C’è sempre la necessità che ambo le parti il lavoratori della polizia e i lavoratori del che manifestano mantengano la calma  e il buon senso il caos non aiuta nessuno anzi…

Oggi, è toccato a centinaia di operai dell’Acciaieria di Terni, a manifestare contro il piano industriale di ThyssenKrupp, ma, il governo italiano, può  intervenire nel piano industriale di una multinazionale straniera?

Purtroppo questo è un Paese che ha figli e figliastri, nel senso che non esiste uno stato che ha uno stato sociale eguale per tutti i cittadini, è dagli anni 70 che i lavoratori della grande industria hanno un trattamento diverso dagli altri lavoratori che lavorano nelle piccole e medie industrie. L’intervento dello stato è comprensibile, nel senso che ad esempio la realtà in questione , se dovesse chiudere, in una cittadina come Terni creerebbe una bomba sociale.  Comunque lo stato certamente deve intervenire per due motivi: primo capire quali sono le motivazioni dell’azienda e vedere se lo stato senza alterare le regole del gioco può intervenire  per non far chiudere l’attività produttiva; secondo se le richieste aziendali sono incompatibili o la volontà dell’azienda è di chiudere, lo stato dovrebbe prevedere con i sindacati dei lavoratori, con gli enti locali e gli imprenditori come mettere in piede un’altra attività produttiva mediante la formazione e i contributi europei.

Al di là di chi ha forzato il cordone delle forze di polizia, cosa può garantire ai lavoratori di oggi, il manifestare ‘sotto’ l’ambasciata tedesca?

Precisiamo se una corteo è autorizzato ad un certo percorso è dovere di un sindacato responsabile attenersi a quel percorso, girano voci strane che volevano andare a bloccare i treni e cosi via,  certo non è la prima volta che capitano forzature da parte dei sindacati o dei lavoratori per dare sfogo alla rabbia determinata dalla paura di perdere un posto di lavoro, cosa comprensibile umanamente ma da condannare politicamente per due motivi: bloccare le strade (ovviamente non mi riferisco ai percorsi concordati) o i treni  mette in difficoltà altri lavoratori,  e dunque è una manifestazione di egoismo sociale tra gli stessi lavoratori tra chi è più  forte e non crea coesione sociale intorno ai lavoratori che manifestano mentre ciò  dovrebbe essere il motivo della protesta; secondo, il drammatizzare una situazione già drammatica per sé, dimostra da un lato la debolezza del sindacato e nella consapevolezza che prima o dopo le forze dell’ordine dovranno intervenire  è di fatto una volontà messianica di pensare che finita la protesta è finita la vita, perché negli scontri purtroppo può capitare di tutto, come non viviamo in no stato autoritario, certamente insensibile, e comunque con uno stato sociale  per quanto rattoppato c’è, lo scontro sociale se è ricercato allora c’è una motivazione politica.

Poi, si parla di liquidazione dello Stato sociale e delle privatizzazioni. E, agli operai chi garantisce cosa?

Sarebbe da folli parlare della liquidazione dello stato sociale in un momento di crisi profonda come quella che stiamo attraversando e non mi sembra che nessuno lo voglia si parla di riforma dello stato sociale che è altra cosa e a mio parere necessario. Un esempio per tutti è possibile che lo stato dia il sussidio di disoccupazione, la cassa integrazione, la mobilità o altre forme di sostegno al reddito senza chiedere a colui che la percepisce (in alcuni casi per decenni) un minimo di attività sociale a disposizione di dei comuni, visto che la crisi produce tagli sui servizi sociali? Ad un reddito percepito deve comunque corrispondere anche se minima una prestazione. Le privatizzazioni si possono fare a due condizioni primo che non siano svendite come ha fatto il governo Prodi e secondo che non siano asset strategici per il paese.

I sindacati, Renzi, il Pd, Berlusconi, il sistema bancario, la Chiesa, sono tutti complici e  responsabili, del massacro del popoli italiano?

In  un sistema democratico nel bene e nel male il popolo ne è sempre complice, sia chi vota come chi non vota, certo i cambi peggiorativi alla legge elettorale non sono un buon presagio per il Paese. La falsa rivoluzione mediatica giudiziaria del 1992 chiamata eufemisticamente “Mani Pulite” ha liquidato nel bene e nel male una classe dirigente che aveva senso dello  Stato e del bene comune, a distruggere bastono minuti a costruire servono anni  e anni. Certamente la forma partito in generale si è involuta, i sindacati sono rimasti ottocenteschi  e bifronti (con un piede danno servizi pagati dallo stato e con l’altro piede vogliono fare la rivoluzione), le banche svolgono un ruolo che non sempre è sotto il controllo democratico dello stato e c’è una invasione di campo della magistratura  che è uno dei pericoli per la democrazia: la loro irresponsabilità dei loro sbagli, e la mancata divisione delle carriere tra pubblica accusa e magistratura giudicante. Altro aspetto da non sottovalutare è il ruolo della finanza mondiale che non è ad oggi soggetta a nessuna regola e controllo internazionale, inoltre le banche centrali  hanno un conflitto di interessi che sono diventate private e possedute da coloro che dovrebbero controllare. La moneta deve essere coniata dal governo europeo o nazionale e le banche centrali devono ritornare ad essere pubbliche. A Renzi oggi non c’è alternativa con tutti i rischi del momento, anzi vedo in queste ultime battute uno scontro nel PD che è veramente di potere fine a se stesso, tra il vecchio e il nuovo, si utilizza la Cgil per contrastare una politica votata dentro la direzione del loro partito e poi si accusa Renzi di essere stato messo li dai poteri forti, per cui da un lato si delegittima il loro stesso partito, dall’altro l’accusa di essere Renzi legato ai poteri forti, la fanno i vecchi ex PCI o del sindacato graziati da Mani Pulite perché ritenuti sostenitori dei veri poteri forti a cui hanno ceduto l’economia del Paese. Papa Borgoglio credo che sia l’unica vera novità in una paese senza valori e abbandonato da una classe politica autoreferenziale. Da laico e da cristiano  credo che in una vita senza valori umani e/o spirituali, saremmo delle bestie e non uomini, la stessa economia ha un senso solo se nei suoi fini è ispirata a valori umani e spirituali e dunque crea benessere. Per concludere se siamo massacrati la colpa è di noi stessi che lo abbiamo permesso.

a cura di Giovanna Canzano

 

 

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks