I Cattivi Pensieri di Susanna Schimperna
Anarchia & Buonsenso…

Quello che segue è l’estratto di un capitolo del nuovo libro di Susanna Schimperna Cattivi Pensieri (Castelvecchi, 2014, pag.128, €  14,50 – CLICCA QUI). A breve, sul Fondo, recensione e intervista con l’Autrice.

La redazione

L’ANARCHIA E’ QUI E ORA

Questo è un libro furioso scritto senza alcuna rabbia. È un libro in cui l’anarchia finalmente ha il coraggio o la spudoratezza o semplicemente la sincerità di coniugarsi pubblicamente con qualcosa che da sempre le appartiene, anzi, ne è il fondamento: il buonsenso.

(dall’introduzione)

Non ne posso più di sentir parlare di anarchia come sinonimo di caos. È uno stereotipo da cui non è comodo uscire, perché farlo presupporrebbe un ribaltamento del sentire comu- ne e un grande sforzo di comprensione: lo sguardo anarchico sul mondo è tanto sofisticato (o pedante: «La mania di spaccare il capello in quattro ci perseguita», ha scritto Pino Cacucci, annoverando ovviamente se stesso tra gli anarchici spaccatori di capelli) quanto ruvido, iperrealista, fuori da ogni ideologia, e quindi per accettare perlomeno di confrontarsi con la sua radicalità non basta una mente aperta, ci vuole un cuore coraggioso. Più facile marchiarli a fuoco come irresponsabili e violenti, questi anarchici. Un pacco bomba e via, chi muore muore, il gusto è tutto nel gesto che terrorizza, distrugge, uccide.

Si grida agli anarchici di fronte ad ogni attentato; per principio, per pigrizia, per tradizione. Figuriamoci se poi vengono fuori rivendicazioni. Che dubbi possono esserci? Proprio la facilità con cui tutto sembra «quadrare» dovrebbe invece insospettire, e infatti, di fronte ai pacchi bomba, gli anarchici rispondono puntualmente alle certezze degli investigatori che il loro desiderio è di un mondo nuovo, non violento e libero veramente, e che l’anarchia oggi è lontana dalla violenza anonima. Il mondo anarchico è variegato per natura e vocazione, ma più o meno lo spirito è quello di operare alla luce del sole e di fare della pratica un esempio.

Ora, è evidente che per gli attentati si possa ipotizzare qualunque scenario. Compreso quello di anarchici insurrezionalisti. O meglio, di persone che si definiscono così. Ma è importante chiarire che oggi l’azione libertaria va in tutt’altra direzione, ha maturato un pensiero e una pratica rispettosi dell’essere umano chiunque egli sia. E non solo dell’essere umano. […]

L’anarchia rimette insieme i pezzi, persegue l’obiettivo di un uomo integro. Desiderare e, soprattutto, credere possibile un mondo in cui ci siano pari diritti per tutti, senza esclusioni, significa anche stare dalla parte di chi queste esclusioni le pratica, magari costretto dalle dinamiche sociali. L’idea è che ormai non esista più un Potere da abbattere, un unico o pochi riconoscibili Potenti con cui prendersela. È ancora attuale la riflessione di Étienne de La Boétie, che nel XVI secolo si stu- piva che a differenza degli animali l’uomo si soggiogasse da solo, con zelo e pazienza. Di fatto, scrive La Boétie, i potenti che opprimono hanno come unica forza quella che l’uomo accorda loro, e i sudditi rendono potenti i tiranni credendo che lo siano.

La battaglia contro il potere coincide con quella contro l’autoritarismo, ed è pratica quotidiana. Mai e per nessun motivo si accetti la sopraffazione, che sia istituzionalizzata o frutto di semplice prepotenza. E vedendo qualcuno che umilia qualcun altro, si insorga – anche se l’umiliato non vorrebbe – facendosi pure detestare.

A proposito di istituzionalizzazione, l’orrore è che si tenda progressivamente a ridurre sempre di più lo spazio di autodeterminazione dell’individuo, regolamentandone ogni comportamento. Una follia logica, secondo la visione anarchica: è soltanto nella libertà che ci si autoeduca e si può davvero migliorare. È questa ossessione per le regole che rende la struttura social-politica così instabile, dominabile, suscettibile di essere conquistata. Sono le strutture vere, le trame in cui si organizzano armoniosamente gli esseri umani liberi ad avere speranza di durata e a poter promettere felicità. Strutture non certo perfette ma perfettibili, modificabili, in movimento, funzionali allo scopo. Questo garantirebbe una società potere-repulsiva, non per ideologia o programma, ma «naturalmente».

L’anarchia oggi è questo: «Una possibilità sociale che si realizza nelle sue approssimazioni progressive» (Camillo Berneri), e quindi una forte convinzione che nel qui e ora sperimenta, attualizza, delegittima il potere ovunque si annidi dimostrando l’irrazionalità delle convenzioni su cui si basa, facendo appello alla logica e praticando un costante ascolto: il solito rocchiano «se io ho ragione non significa che tu abbia torto» potrebbe essere il leitmotiv delle relazioni, assolutamente centrali nella visione libertaria.

Dunque relativismo, non violenza, riconoscimento che lo sforzo è prima di tutto quello di vivere minuto dopo minuto le idee che si professano, senza rimandare a un indeterminabile futuro. «L’anarchia non è cosa del futuro, ma del presente; non è fatta di rivendicazioni, ma di vita» (Gustav Landauer).

Susanna Schimperna

 

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