La questione israelo-palestinese e il silenzio dell’Europa…

In questi ultimi tempi, l’Europa sembra essere percorsa da un clima di strana ed insolita apatia politica. Mentre, da un lato, di fronte ai tragici eventi dell’Ucraina, si alzano i toni, si minacciano di nuove sanzioni la Russia, dall’altro, di fronte a quanto sta accadendo sulle sponde orientali del mediterraneo, davanti alle conclamate e ripetute violazioni di diritti umani e civili, attraverso l’indiscriminato bombardamento e la morte di centinaia di uomini, donne e bambini innocenti, vige il più strano ed apatico silenzio. Sinistra, destra, centro tacciono e se parlano, lo fanno solo per operare degli insignificanti ed infingardi distinguo. “Sì è vero gli israeliani bombardano, ma lo fanno perché, poverini, provocati da quei “mascalzoni” di Hamas che con il loro lancio di missili-leggi mortaretti rettificati-alla sicurezza dello Stato ebraico fanno un baffo. E poi, a cominciare sono stati loro, gli islamo-nazi-cattivacci di Hamas, con l’omicidio dei tre ragazzi israeliani.

Ad una prima e superficiale lettura dei fatti potrebbe sembrare che, a scatenare la furia genocida dello stato israeliano, sia stata una provocazione della fazione dell’oltranzismo islamico  palestinese, studiata a tavolino per far montare la generale indignazione e condanna contro i sionisti, al fine di costringerli a scendere a più miti consigli, nell’ambito di una trattativa sul destino dei Territori della Cisgiordania occupata, oppure, quale orrore, per arrivare alla definitiva eliminazione di quell’esempio di coerenza, civiltà e democrazia rappresentato dallo stato ebraico, e questo per la gioia ed il tripudio del fronte dei “cattivacci” islamo-nazi-comunisti. Per questo, la battaglia di Gaza viene sposata con il consenso dei “buoni” anglo-euro-americani, con le loro coorti di coribanti alla Ferrara, sempre pronti a sposare le cause dalla parte sbagliata, al momento giusto. Al di là di queste osservazioni da “Grand Hotel” della politica, ci sono alcuni incontrovertibili fatti, però, che dovrebbero invece indurci a ben altre e più gravi conclusioni.

Punto primo. Al fine di una valutazione obiettiva, è necessario porsi  l’interrogativo sulla natura dello stesso movimento di Hamas. Nazionalista, integralista, filo iraniano, filo sunnita o che altro? Il recente cambio di alleanze strategiche del movimento, ci pone di fronte all’inequivocabile realtà di una sigla, quella di Hamas, dietro cui, in verità, si celano una miriade di interessi e spinte politiche, spesso contrapposti. La recente ufficializzazione e consacrazione del Qatar, ovverosia dei petrodollari USA, quale sponsor del movimento al posto dell’Iran, non fa che dare sempre più adito all’ipotesi di un gioco delle parti tra alcuni tra i governanti di Gaza e lo stato ebraico, ovverosia che tutto questo conflitto altri non sia che una immensa provocazione messa in atto, per sabotare l’unità dei palestinesi e per far definitivamente naufragare l’eventualità del consolidamento e del posizionamento geostrategico di uno stato palestinese, tutto a favore del rafforzamento, dell’espansione e del predominio dello stato ebraico su tutto un Vicino Oriente, oramai indebolito e destabilizzato dai salutari effetti delle varie “primavere” filo occidentali. La strana modalità dell’omicidio dei tre ragazzi israeliani, non compiuto da Hamas, ma da un gruppo tribale, a quanto sembra, non direttamente coinvolto in lotte politiche, al pari della sproporzionata risposta israeliana ai lanci di “mortaretti” da parte di Hamas, sul proprio territorio, altro non fanno che riconfermare questa sciagurata ipotesi di lavoro.

Punto secondo. Almeno uno dei ragazzi uccisi era anche cittadino USA, figlio di una signora divorziata di New York (e non di qualche disperato profugo israelita, lì giunto nei tormentati anni del dopoguerra…) che per lui, non aveva trovato alcuna soluzione migliore, se non quella di recarsi a vivere da coloni in casa d’altri, nella Palestina occupata, regalando al proprio giovane figlio un destino di violenza e morte, nel nome di un ingiustificato fanatismo colonialista, i cui dolorosi frutti sono agli occhi di tutti e che oggi è tra le cause  primarie dell’instabilità dell’intera area. Difatti, checché se ne dica ed al di là dei conclamati intenti buonisti e pacifisti, l’opera di insediamento da parte di coloni israeliani all’interno di enclave arabe continua imperterrita, spesso accompagnata dalla privazione di acqua o di altre risorse, fondamentali per la sopravvivenza dei palestinesi. Nella maggior parte dei casi, tra l’altro, questi cosiddetti “coloni”, sono rappresentati da avventurieri senza scrupoli provenienti da mezzo mondo, amanti del brivido e delle sensazioni forti, in salsa “kosher” o dagli onnipresenti immigrati delle varie nazioni dell’Europa Orientale (Russia in testa) che, quanto a tolleranza e rispetto verso le diversità etniche, linguistiche e via discorrendo, lasciano molto a desiderare, come dimostrato dai recenti episodi di cronaca criminale che vedono, all’interno dello stesso stato ebraico, bande di criminali teppisti, naziskin/ashkenazy, di provenienza russa, intente a compiere atti di violenza principalmente contro gli arabi, ma anche contro gli stessi cittadini israeliani. E questo, tanto per fare chiarezza su “chi” aggredisce e discrimina “chi”.

Sicchè, tornando ad una prospettiva più ampia, il quadro che viene fuori da tutte queste considerazioni è quello di una realtà statuale, nella fattispecie  quella israeliana, frutto ed interprete delle direttrici geopolitiche del Mondialismo, intese ad annichilire qualsivoglia istanza di autonomia dei paesi arabi e mediterranei in genere. In tal modo, il Mediterraneo diverrebbe un “lacus americanus” caratterizzato, da un lato, dalla presenza di una serie di insignificanti e misere realtà statuali e sovranazionali (paesi rivieraschi, Comunità Europea, paesi arabi etc.), dall’altra dalla presenza di una Grande Israele/”Eretz Israel”, in grado di condizionare e tenere sotto scacco l’intera regione. Il tutto alimentato e sorretto da quel micidiale ed onnipresente strumento di propaganda e giustificazione ideologica, costituito dalle tragiche vicende della cosiddetta “Shoah”.  Uno dei caposaldi propagandistici di tale strumento è proprio quello della condanna senza se e senza ma, della pratica della rappresaglia quale strumento anti guerriglia, così come ben dimostrato nella nostrana vicenda delle Fosse Ardeatine e della condanna senza appello comminata all’ottantenne Erich Priebke.

Ora c’è da chiedersi se, di fronte ai 1814 morti palestinesi (tra cui molti, troppi bambini, donne e civili), alle migliaia di feriti e senza tetto, a fronte di 64 morti israeliani e qualche danno di superficie, non si possa parlare di una rappresaglia anti guerriglia, messa in atto con i più criminali e terroristici intenti. La deliberata distruzione di scuole, mercati e ospedali, l’uso indiscriminato delle micidiali bombe al tungsteno (DIME…), il fosforo bianco e chissà cos’altro, non lasciano dubbio o spazio ad interpretazioni ed a quanto mai nebulose giustificazioni in termini di sicurezza ed anti terrorismo. In un caso simile, l’unica e possibile risposta da parte della cosiddetta “comunità internazionale”, sarebbe l’identificazione e la denuncia presso un tribunale internazionale, dei responsabili materiali e morali di questi veri e propri crimini di guerra, non senza aver preventivamente provveduto a comminare delle dure sanzioni allo stato israeliano, così come accaduto alla Russia, per il solo e semplice (e tuttora non provato, sic!) sospetto di indiretto coinvolgimento nell’abbattimento del jet della Malaysia Air Sistem, nei cieli dell’Ucraina filo russa.

E qui arriviamo alla nota dolente dell’intera “vexata questio”: quella di un complice e disgustoso silenzio da parte delle classi politiche dell’occidente intero ed italiane in particolare. A parte qualche sussiegoso “distinguo” da parte dei politicanti nostrani, a parte la presa di posizione dei 5 Stelle, non si è levata alcuna decisiva voce di condanna. L’unica manifestazione pubblica di rilievo, è stata organizzata in quel di Roma nel mese di Luglio da parte dei vari coordinamenti per la Palestina e qualche organizzazione dell’ultrasinistra e poi basta, solo un vergognoso e vile silenzio sul genocidio del “cortile di casa nostra”. Con poche e meritorie eccezioni, tutte le nostrane forze politiche (incluse molte formazioni antagoniste o pseudo-tali) hanno dimostrato il perfetto funzionamento del ricatto morale per cui, qualsiasi condanna formulata nei riguardi di Israele viene automaticamente equiparata ad un atto di razzismo. Cosa che non dovrebbe assolutamente esistere, visti i fatti agli occhi di tutti. Fatti, tra l’altro, da nessuno negati, ma anzi condannati da alcune isolate e coraggiose voci della stessa opinione pubblica israeliana. Per cui, certi silenzi, certe ammuine, certi rivolgimenti di capo, altro non fanno che dimostrare la pericolosa incapacità, l’inerzia e la masochistica sottomissione delle classi politiche europee agli interessi di Lor Signori. Intanto la Russia, per risposta alle sanzioni di certi furbacchioni, ha messo in atto delle severe contromisure in campo alimentare ed energetico. Con la Palestina ed il mondo arabo chissà quali altre conseguenze ci dovremo aspettare… A questo punto, altro non ci resta che complimentarci con la mala fede e l’inettitudine delle nostre “classi dirigenti”!

Umberto Bianchi

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