Gentile Claudia Cernigoi, le scrivo…

In epigrafe a un articolo postato originariamente sul sito “La Nuova Alabarda” e ripreso dal Fondo (LEGGI QUI), avevo scritto questa breve nota:

L’articolo che segue è ripreso dal sito “La Nuova Alabarda” che, come recita  l’homepage: “è fatta da liberi pensatori che vogliono cambiare: in meglio”. Il “meglio” che sanno fare questi “liberi pensatori”, evidentemente, è dedicarsi con estremo rigore ad una antica e consolidata pratica dell’antifascismo militante: quella di redigere puntualissime liste di proscrizione – in questo caso appena appena camuffata da indagine storica – di fascisti e amici (perlopiù giornalisti) dei fascisti, con tanto di indirizzi (al momento solo web) dei proscritti. Molta parte dell’articolo è dedicata proprio al nostro magazine Il Fondo del quale – pur sfuggendole completamente la linea editoriale –  la Vecchia Trombona pare essere assidua lettrice, tanto da ricavarne infinita fonte d’ispirazione. Quasi inutile sottolineare che, come si addice alle loro altezze di coraggio etico e intellettuale, l’articolo è rigorosamente anonimo. Buona lettura…

Quella che si è presentata come autrice dell’articolo in oggetto, Claudia Cernigoi, ha inteso replicare con un commento in calce al post del Fondo, questo:

La “vecchia trombona” non posta articoli anonimi. La Nuova Alabarda è una testata regolarmente iscritta, io ne sono direttore responsabile e quindi mi prendo la responsabilità di ciò che viene pubblicato. Basta andare in fondo al sito, alla pagina “contattti” e ne escono i miei dati, nome e cognome ed indirizzo mail e postale.
Meno anonimo di così…
dato che non mi sembra che la “critica” al mio articolo vada al di là del fastidio di essere stati oggetto di analisi, senza stigmatizzare errori di interpretazione o valutazione in esso contenuti, il fatto di definire “lista di proscrizione” un articolo di informazione mi sembra un po’ esagerato, considerato inoltre che gli indirizzi pubblicati non sono indirizzi “personali” di nessuno, ma link di pagine web… pubblici e pubblicabili per definizione. Da qui a temere una successiva indicazione di indirizzi “personali” ce ne corre, a meno di soffrire di una forma di paranoia da mania di persecuzione, cosa che ritengo molto improbabile.
Grazie comunque per avere diffuso il mio articolo.

Questa, infine, la mia controreplica:

Gentile signora Cernigoi,

innanzi tutto, sono io a ringraziarla per aver voluto mettere la sua firma, sia pure solo in un commento, sul Fondo. E’ vero che un po’ ce lo doveva per averle dato modo di raccogliere tanto materiale e informazioni utili alle sue indagini, ma la sua apparizione su queste pagine non era poi così scontata. E veniamo a noi.

Un articolo è anonimo quando non reca la firma dell’autore. E il suo non era firmato. Solo in caso di rilevanza penale (e non è questo il caso) il protocollo legale prevede l’attribuzione d’ufficio dell’articolo stesso al direttore responsabile, che può coincidere ma anche non coincidere nella medesima persona dell’estensore del testo. In ogni caso, l’articolo resta per definizione “anonimo”. Questo, tanto per la precisione.

Secondo punto. Quale “critica” (il virgolettato è suo) è possibile fare a un articolo che spaccia per “analisi” (il virgolettato è mio) un assemblaggio di nomi che hanno l’unico gravissimo torto ai suoi occhi di dialogare, su giornali e siti web, pur provenendo da culture politiche e storie personali anche lontanissime? La critica si oppone in genere a un testo che presenti una tesi ragionata, un approfondimento intellettuale, un’espressione teorica. Il suo articolo ha queste caratteristiche? Non mi sembra proprio. Il suo – lo ripeto – è una lista di nomi (la parola “proscrizione” la disturba? va bene: la elimino) ai quali lei appioppa l’aggettivo “rossobruni” che esiste solo nei meandri – piuttosto confusi, direi – del suo personalissimo vocabolario. Nessuna delle tante persone da lei citate s’è mai manco lontanamente sognato di definirsi “rossobruno” che, a quanto mi consta, non significa assolutamente nulla. Intendiamoci, lei ha facoltà di chiamare le cose (e le persone) come vuole, ma vorrà concedere a chi ne è fatto segno, come me per esempio, la libertà di infastidirsi, vero? Né più né meno, credo, di quanto a lei può aver dato fastidio l’appellativo di “vecchia trombona”.

Infine, mi consenta di esulare dalla questione centrale. In altri  suoi scritti (LEGGA QUI, per esempio) stavolta firmati, mi ha indicato come persona incompetente a illustrare la figura di Enrico Berlinguer, come ho fatto – con suo evidente dispetto – nella collettanea curata da Ivan Buttignon Prospettiva Berlinguer (Safarà Editore, 2014). Ha letto il mio saggio? E se, sì: sarebbe così gentile da dirmi cosa le lascia credere che io non abbia sufficienti cognizioni e argomenti per esprimermi su un personaggio pubblico della nostra recente storia repubblicana? O ne può scrivere solo chi decide lei? E in virtù di quali sue competenze?

 miro renzaglia

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks