Napolitano, il capo della banda
Intervista a Ugo M. Tassinari…

Quanto nel giudizio su Napolitano pesa la tua delusione di (allora) giovane militante che tu stesso ricordi nell’introduzione?
Nulla. Quella è stata soltanto una sliding door. Numerose vicende successive hanno confermato che io sono inconciliabile con la politica

Una figura, quella del Presidente, che esce decisamente ammaccata dal tuo saggio. Gli rimproveri di più scelte politiche non condivisibili o un atteggiamento opportunistico e autoreferenziale?
In realtà nulla di personale. Diciamo che l’ho eletto a simbolo della mutazione genetica della sinistra, mutazione che riguarda non solo il Pd neocentrista ma anche l’Altra sinistra, sigla di copertura del Partito di Repubblica, che manda all’europarlamento la vedova di un banchiere e l’autore di Sabina Guzzanti. Sciò…

Visto che non credo nel Male assoluto ti chiedo di indicarmi, nel corso della parabola di Napolitano, qualche scelta che ti trova d’accordo e che hai approvato?
Sul piano generale la resistenza ai miti e ai riti della rivoluzione italiana in salsa giudiziaria, sul piano personale la scelta (e le motivazioni espresse) quando investì pubblicamente come suo “successore” a Bruxelles nel 2004 Gianni Pittella, che non conosce l’inglese ma è un ottimo europarlamentare.

Napolitano è il frutto della gerontocrazia tipica della politica italiana?
Ne è uno dei prodotti migliori

Pertini, Scalfaro, Cossiga e Napolitano, tutti presidenti piuttosto anzianotti. Sono allineati nel modo di gestire il potere (seppur con stili differenti) o trovi che siano diversi tra loro?
Ma no, Cossiga era giovanissimo (aveva 58 anni all’atto dell’elezione: la mia stessa età, lol). Era stata la sofferenza del caso Moro a farlo invecchiare precocemente. E fu sicuramente impeccabile negli anni del silenzio e della decongestione dopo l’eccesso di protagonismo pertiniano. Sul dopo Muro era troppo in anticipo sui tempi e il senso comune. Se invece di rompergli i coglioni su Gladio avessero capito che la “tana libera tutti” riguardava l’imminente bufera di Mani pulite, ci saremmo risparmiate molte cose. Scalfaro più che vecchio era antico. E che un bigotto reazionario come lui sia diventato il tormento del centrodestra conferma l’anomalia politica italiana. Quanto a Pertini, era un vecchio bambino che sapeva parlare alla gente comune quando il populismo non tirava tanto.

Chi avresti visto come Presidente della Repubblica al posto di Napolitano e perché?
Rodotà, perché è un garantista doc. E perché credo che l’unica speranza sia una nuova sintesi movimentista in cui bisogna assolutamente salvare il bambino grillino dall’acqua sporca degli Imposimato.

Renzi ha ultimamente dichiarato “anche noi dovremo essere rottamati. Quando avremo 40 anni cambieremo mestiere”. Come giudichi l’apparente feeling tra il giovane rottamatore e il vecchio Presidente abbarbicato al suo potere. Cosa pensi di questa “strana coppia”?
Non c’è feeling. Napolitano ha accettato il colpo di ariete, con vecchia logica iper-realista ha tentato di limitare i danni (vedi la nomina alla Giustizia) ma sa perfettamente che con Renzi al governo è cominciato il suo countdown per la pensione …

La cosa che meno digerisci nella parabola presidenziale?
L’evidente contraddizione tra il ruolo di custode della foresta costituzionale e la radura aperta a colpi di machete abbattendo numerosi baobab. Nella sua traiettoria politica, invece, riconosco un’ammirevole, inossidabile coerenza e continuità.

L’unico capitolo poco argomentato mi sembra quello relativo alla presunta vicinanza di Napolitano alla Massoneria. Per capire meglio formulo una domanda secca: Napolitano era massone o no?
Non esistono riscontri ma le congetture sulla sua contiguità culturale e ideale sono solide.

Cosa farà Napolitano da grande?
Io non so neanche cosa farò io da grande.

a cura di Mario Grossi

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