Ivan Buttignon e altri autori. Prospettiva Berlinguer Sguardi trasversali sul leader comunista…

 

Oggi, 13 maggio, a partire dalle ore 18,00, la presentazione nazionale del libro verrà trasmessa in diretta streaming da “Realive” (clicca QUI).

La redazione

C’è un periodo in cui, riemergendo sulla terra ferma, il sub frettoloso deve passare per la camera iperbarica. Tempo necessario in cui le bolle d’azoto, potenzialmente mortifere, vengono riassorbite dal sangue che torna calmo a fluire, liberato da quella mortale trappola frizzante. È nel lasso di tempo in cui staziona al suo interno che il sub corre il maggior pericolo. C’è un periodo in cui le acque che berremo stazionano nei pozzi di decantazione, in cui tutte le scorie , fino ai limi sospesi più sottili, si depositano ridonando limpidezza e purezza al liquido che solo successivamente verrà convogliato negli acquedotti e certificato come potabile. Bere direttamente dal pozzo di decantazione costituisce un pericolo per l’assetato.

C’è un periodo in cui l’attualità staziona in una terra di nessuno prima di condensare in Storia. È in questo territorio ambiguo che s’invera il processo che permette a tutti gli umori di asciugarsi, a tutte le parti molli di scarnificarsi, a tutte le scorie di depositarsi sul fondo e di permettere allo scheletrico albore dei fatti di delinearsi, libero dai rancori, dai pregiudizi, dalle false piste intraprese sull’entusiasmo del momento. Come nei processi di fossilizzazione, la bellezza della vita tumultuosa e rigonfia si fissa dinamicamente in quelle testimonianze che parlano del passato, riproiettandolo nel mondo attuale secondo quel principio reciproco dell’attualismo che permette di interpretare l’oggi alla luce delle testimonianze del passato e consente la ricostruzione del passato in base agli schemi della vita di oggi. Inoltrarsi in questo territorio è per lo storico o per il semplice appassionato pericoloso e allo stesso tempo elettrizzante. Pericoloso perché da quel magma ancora non pacificato, pulsante di ambigue valenze, lo storico deve estrarre l’essenza, il concentrato dei fatti senza farsene sviare, senza sporcarsi con quegli umori ancora aleggianti. Elettrizzante perché non essendosi ancora formato il corpus storico, tutti gli umori, tutte le scorie, tutti i giudizi ancora caoticamente fluttuano, emozionanti e contraddittori e sono umore vivo, corpo caldo, arteria pulsante.

È in questo terreno per certi aspetti minato e infido, per altri ricco di opportunità per percepire gli eventi che Ivan Buttignon, pubblicando, come curatore, Prospettiva Berlinguer per Safarà Editore, s’addentra, armato, per come lo conosciamo dai suoi precedenti scritti, di tutti gli strumenti adatti a questo territorio ostile: la terra di nessuno tra l’attualità e la Storia.

In occasione del trentennale della morte di Enrico Berlinguer, si fa curatore di un’opera miscellanea frutto di una serie d’interventi che ricostruiscono il percorso del leader comunista, dai suoi esordi fino alla tragica prematura morte.

Buttignon, che si ritaglia anche lo spazio per due contributi (il secondo dei quali tanto denso di senso, quanto scevro da qualsiasi tentazione ideologica), ha accuratamente scelto gli interventi che compongono la miscellanea. Il suo intento è quello di topografare, quella terra di nessuno, con le sue trappole, le sue false piste, le sue contraddizioni, i suoi eccessi ancora non sedimentati, rappresentata appunto da quel piano inclinato che dall’attualità e dai suoi echi rumorosi scivola verso il racconto storico che ha messo la sordina e ha ordinato quel vociare eccitato.

Il volume è volutamente disomogeneo (nella sua accezione positiva), vantando interventi tra loro dissonanti, in disaccordo o meno, di lunghezza e tenore diversi, secondo una modulazione dei toni e delle tonalità che riempiono uno spettro assai ampio e che ne costituiscono il fascino.

Ci sono brevi interventi che sfiorano l’agiografia, come quello d’apertura di Pietro Folena, in cui l’eccesso apologetico fa compiere all’autore un azzardato confronto fra Papa Bergoglio e Berlinguer, per giungere al paragone con San Francesco che la dice lunga sulla santificazione del leader da parte dei suoi giovani (allora) acclamanti discepoli.

Ci sono veri e propri microsaggi che, con modalità scientifica, scevra da qualsiasi incrostazione ideologica, passano in rassegna le tappe fondamentali della strategia di Berlinguer, dai suoi esordi, al compromesso storico, ai governi di unità nazionale, alla questione morale.

Anomalo rispetto a questi il testo di Miro Renzaglia che, in tono volutamente provocatorio, enumera puntigliosamente tutti i successivi “strappi” dall’ideologia comunista di Berlinguer, definito un anticomunista e in qualche modo responsabile, almeno come apripista, del successivo svuotamento del partito da ogni idea e ideale.

Un interessante contributo di sintesi di Nicola Tranfaglia ne sottolinea invece i due capisaldi conduttori della sua esperienza politica e che dovrebbero essere ripescati dai suoi epigoni per cercare di non fare solo tattica e amministrazione. Il binomio etica-politica e il binomio politica-cultura.

Nell’ultimo di Andrea Colombo, Berlinguer viene descritto, assai polemicamente, un grande conservatore. Ultimo intervento che sembra essere stato piazzato in coda (in cauda venenum?) a bella posta, proprio a dimostrare che siamo ancora nella terra di nessuno.

Il giudizio è in divenire e ancora non completamente consegnabile alla Storia. Credo che sia proprio questo l’intento del curatore. Offrire una panoramica variegata, intelligentemente senza censure, sulla figura del leader politico, non espungendo nulla: agiografia, apologia, interventi velatamente rancorosi.

Grande merito che sottintende la capacità di non perdere la bussola e, come storico, la mancanza assoluta di pregiudizio. Ne risulta un quadro in cui nessuno mette in dubbio la caratura di Berlinguer, ma che al contempo fa affiorare, aldilà delle postume santificazioni, anche le ombre e mette una di fianco all’altra interpretazioni assai diverse (tutte legittime e ben argomentate) sulla politica del leader comunista.

Un esempio su tutti: il compromesso storico. Visto da alcuni come un tentativo strategico per superare, da un lato il vincolo con l’URSS e il suo dictat ideologico e recuperare dall’altro il dialogo con le forze cattoliche, compattando tutti nell’unità nazionale. Bollato da altri come mera operazione tattica per aprire le porte del potere vero al PCI, fino ad allora rimasto un poco ai margini.

Insomma un esauriente affresco su una figura di grande spessore culturale e morale, antico nella sua sobrietà e moderno nelle sue accelerazioni, ma ricco anche di profonde contraddizioni che esploderanno, dopo la sua morte, con l’annichilimento progressivo del pensiero del partito che cancellò se stesso diventando quel contenitore vuoto che oggi è sotto gli occhi di tutti.

Un affresco che le sapienti scelte di Buttignon rendono sapido, permettendo al lettore di vedere quello che solitamente sfugge: osservare in presa diretta il formarsi lento, in quelle terre di nessuno, del sentiero che condurrà l’attualità verso la Storia.

Il lettore grato ringrazia come il sub che, immerso nel fluire silente della corrente, vede sfilare al suo fianco la siluette inquietante e fascinosa di uno squalo che col suo incedere solenne gli permette di vedere dove finisce l’oscurità del blu e inizia la prima luce azzurra. A Buttignon il merito di questa collezione. A noi il piacere di leggerla.

Mario Grossi

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