Sala Giochi Lenìn…

Lontano è ormai il tempo dei calcio balilla e dei biliardini nelle parrocchie o nelle sezioni dei partiti, “quando eravamo povera gente”, come recitava un fortunato libro di molti anni fa. Anche così, una volta, si faceva reclutamento e “fidelizzazione” dei militanti (adoperiamo a bella posta questo orribile termine mutuato dal lessico dei venditori). Lontana è anche l’epoca degli infuocati dibattiti tra Nilde Iotti e Gianni Rodari che, nell’attesa di Baffone o del Sol-dell’Avvenire, litigavano sulla bontà o meno del fumetto.

I tempi cambiano e ciò che tanti anni fa sembrava “oppio dei popoli”, una volta entrati nei recinti sacri del Palazzo, diventa pure accettabile. A circa venticinque anni dalla caduta del Muro di Berlino, il Partito Democratico, malgrado le campane squillanti di vittoria, è costretto ad accettare che le vecchie “case del popolo” sottoscrivano una forma di autofinanziamento fino ad oggi impensata e che ha provocato un acceso dibattito interno sul quale si sono pronunciati diversi sindaci e lo scrittore Maurizio Maggiani, domenica 2 febbraio di quest’anno, sul quotidiano di Genova, “Il Secolo XIX”.

Slot machine e videopoker. Maggiani plaude alla iniziativa del sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, contrario alla presenza di slot machine e giochi d’azzardo nelle ex-case del popolo (ora circoli PD), ossia, in ciò che è rimasto di quei luoghi simbolo – siamo in Romagna, ricordiamolo! – delle tradizioni politiche della ex-sinistra rivoluzionaria e del partito repubblicano, storicamente molto forte nel territorio.

In risposta, i circoli sostengono che, qualora dovessero togliere videopoker e affini, sarebbero costretti a chiudere baracca e burattini. La battaglia del sindaco Matteucci è rivolta in realtà contro quelle che lui indica come “lobby potentissime” che impediscono nuove regole e nuove tasse sul gioco d’azzardo.

Va ricordato, ad ogni modo, che, purtroppo per lui (…e per noi), il governo Letta aveva continuato ad affidare proprio al maggiore sponsor delle scommesse in Italia, il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti, la delega al gioco d’azzardo.

Giorgetti, un passato nel MSI e dopo in AN, ha raccontato l’anno scorso dai microfoni di “Un giorno da pecora” il suo essere schierato a destra, anche se non proprio da neofascista (“lo dicevano i comunisti”: a quanto pare, quindi, una calunnia!).

Insomma, Maggiani sostiene che una politica militante di base non possa farsi foraggiare in questa maniera, soprattutto quando il partito pretende di ergersi a “partito del riscatto”, “della giustizia e della legalità”. Accettare questo autofinanziamento – dice – sarebbe peggio che essersi venduti.

Ma la cosa più buffa è stata un’altra. Una studiosa genovese di Mazzini, in viaggio nella zona, avrebbe espresso il desiderio di visitare la Casa del Popolo di Ravenna, una delle più antiche. Arrivata in città e posta la domanda ad un giovane, si è vista indicare Casa Pound.

A questo punto, la coscienza democratica di Maggiani ha un sussulto di non conformismo e, pur chiedendo perdono a Dio (notoriamente schierato a sinistra, immaginiamo) ammette che “è meglio Casa Pound di un centro commerciale”. Prosit.

Ci permettiamo di lasciare a ciascuno le riflessioni sull’intera faccenda, per quanto continuiamo a costatare che “Mussolini ha sempre ragione”, anche dopo quasi novant’anni, quando sostiene che Lenin non aveva risolto i conflitti tra capitale e lavoro. Va da sé che nemmeno i conflitti “alimentari” delle case del popolo saranno mai risolti se si abdica ad un serio ruolo sociale che, a quanto pare, ricopre molto più Casa Pound.

Carlo Taddeo

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