Costanzo Preve. Un marxista eretico per la Comunità…

Ho appreso con tristezza la notizia della morte del filosofo Costanzo Preve, una figura il cui contributo non mancherà di ispirare ed influenzare i protagonisti dei movimenti antagonisti occidentali nei decenni a venire. Una figura la cui complessità è rilevabile da un percorso intellettuale e politico tutto all’insegna dell’eterodossia e che non lascia alcun dubbio sull’autenticità  della ricerca di nuove sintesi di pensiero.

Costanzo Preve inizia il suo particolare percorso di pensiero, seguendo nella Parigi degli anni ’60 i corsi di Louis Althusser e Jean Paul Sartre, avvicinandosi pertanto al pensiero di Marx in una prospettiva strutturalista e perciò stessa, già marcata da una profonda discontinuità con il marxismo ufficiale. Difatti, a detta di  Althusser, bisognerebbe tornare ad una prospettiva scientifica e determinista del marxismo, contro le varie e distorte interpretazioni che ne problematizzano il percorso. Il filosofo afferma l’esistenza di una profonda differenza tra il Marx giovane (per intenderci, quello de “I Manoscritti” ) e quello più maturo, che proclama la concezione materialista della storia (“L’Ideologia tedesca”, Il Capitale, etc.).

Punto focale. Althusser si rifarà alla tesi di Marx per cui ogni filosofia disconosce e contraddice la realtà epocale a cui corrisponde. Proprio per questo, mutuerà dalla psicoanalisi il concetto di “sovradeterminazione”, per sostituire l’idea di “contraddizione” con un modello che si rifaccia ad una più complessa idea di “causalità multiple” applicata alle situazioni politiche, corrispondente al gramsciano concetto di “egemonia”. Intento del filosofo francese è, attraverso una radicale opera di rivisitazione del marxismo, rivalutarne la forza innovativa e sovversiva attraverso la messa in evidenza della sua natura profondamente scientifica, di contro al rigido ingessamento nello statalismo stalinista ed a tutte quelle interpretazioni in chiave economicista ed umanista che ne svilirebbero la portata.

Non solo. Oltre a questo importante contributo filosofico, Costanzo Preve si rifarà per molti anni anche all’impostazione di pensiero del filosofo torinese Norberto Bobbio. Ma l’attività di Preve non si limiterà solamente all’ambito della filosofia. Militante nelle file della sinistra radicale, a cavallo degli anni Ottanta assieme a Gianfranco La Grassa e ad altri intellettuali, fonderà il Centro Studi sul Materialismo Storico, mentre, assieme a Franco Volpi, Maria Turchetto ed altri, fonderà la rivista “Metamorfosi”.

Contemporaneamente all’abbandono di Althusser, Costanzo Preve inizia un graduale ma deciso esame critico della dottrina marxista che, partendo da una revisione delle ideologie del progresso storico, tocca l’operaismo italiano dei vari Tronti, Negri e Panzieri, l’analisi del marxismo dissidente nei paesi socialisti, sino alla critica marxista all’economia politica. Ma sarà a partire dalla seconda metà degli anni ’90, che Preve inizierà una vera e propria mutazione di paradigma ideologico.

Abbandonata ogni velleità di dare un coerente assetto filosofico globale al marxismo, a causa della caduta dell’URSS e dell’irrefrenabile espansione globale del modello capitalista occidentale, Costanzo Preve diverrà convinto sostenitore dell’abbandono e del superamento delle categorie Destra-Sinistra, sempre più incapaci di dare risposte esaustive alla situazione che si andava prefigurando. E’ il periodo della collaborazione con riviste sempre più eterodosse come “Koinè” ed “Indipendenza”, sino ad arrivare a partire dagli inizi del nuovo millennio, alla collaborazione con riviste come “Comunitarismo” divenuto poi “Comunismo e Comunità” e, all’indomani dell’invasione anglo-americana dell’Iraq, con il Campo Antimperialista.

Ma il passo più significativo, sarà la pubblicazione di molti scritti con edizioni vicine alla cosiddetta “destra radicale” come Settimo Sigillo, All’Insegna de Veltro, una lunga prefazione a “Il Fascismo oggettivo” per “I libri de il Fondo” di questo magazine (clicca QUI), spesso in collaborazione con autori come Alain De Benoist, Giano Accame ed altri, proprio in virtù di quell’afflato ideale di superamento dicotomico che, sempre più spesso, attraversa oramai aree di differente connotazione politica e culturale.

La sua posizione di “marxista critico”, in questo periodo va prefigurandosi essenzialmente in una riscoperta del Marx giovanile, hegeliano, il cui comunismo, libero dalle rigide pastoie del “comunismo storico novecentesco”, può ben essere coniugato ad un’idea di comunitarismo, attraverso la quale operare una doverosa rifondazione categoriale, al fine di addivenire ad una nuova sintesi ideologica, in grado di rimettere in moto quella spinta al cambiamento rivoluzionario globale, affievolitasi definitivamente con la fine del “comunismo storico novecentesco”.

Anche se in gran parte superate, le radici althusseriane, sintetizzate dall’idea di “sovradeterminazione”, a cui corrisponde una vera e propria “eterogenesi dei fini”, vanno di nuovo riaffiorando e sempre più prendendo corpo nell’intero percorso politico ed intellettuale di Costanzo Preve. Questo, con gran clamore e scandalo delle zitelle isteriche della sinistra ben pensante ed ipocrita, dogmaticamente attaccate a quelle dicotomie, tanto care ai vecchi e nuovi burattinai della politica nazionale ed internazionale, che di certe cosette ci campano, perché gattopardescamente, “tutto cambi, per niente cambiare”. La scelta verso il comunitarismo, il guardare con interesse alla geopolitica, alla questione nazionale, la serrata critica all’ipocrisia multiculturalista, il dialogo con altre sensibilità, hanno fatto di Costanzo Preve un autore messo all’indice e per ciò stesso degno di quella massima stima e rispetto, non assolutamente tributabili agli innumerevoli guitti, cantori del politically correct.

Chi scrive, ha avuto in passato l’occasione di polemizzare per motivi prettamente culturali con il Prof. Preve e se ne ritiene tuttora onorato, ritenendo che certe polemiche possano solo che essere di profondo stimolo, per chi intenda muoversi sulla strada della progettualità e dell’elaborazione politica. E per tornare sui passi della politica concreta, dalla vicenda politica ed intellettuale di Costanzo Preve, noi tutti dobbiamo arrivare alla conclusione che il futuro dell’antagonismo globale, la ricetta per una contrapposizione seria e duratura alla dittatura del capitale, non possa che passare se non attraverso l’alleanza e la sinergia tra le varie e multicolori sensibilità dell’antagonismo politico, in Italia, come altrove nel mondo, senza però dover rinnegare e buttare a mare il proprio personale bagaglio politico ed umano.  

Umberto Bianchi

 

 

 

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