Taranto ai tarantini. L’Ilva verso il referendum…

Ancora una volta i tarantini sono scesi in strada a manifestare, dopo mesi di silenzio imposto da una campagna elettorale in cui toccare il tema “Ilva” sarebbe stato troppo scomodo per chiunque. Ancora una volta in migliaia (si parla di diecimila partecipanti) si sono mossi in corteo dall’Arsenale Militare fino a piazza della Vittoria, a tratti in silenzio, a tratti sventolando gli striscioni al grido di «Taranto Libera», per protestare la propria rabbia nei confronti di una politica che ha preferito nascondere i problemi sotto al tappeto piuttosto che risolverli.

I medici e i bambini in testa, poi le famiglie, i comitati e le associazioni ambientaliste. Senza bandiere, perché non è tanto importante mettere il marchio sulla protesta quanto esserci, per manifestare la propria gratitudine verso la magistratura tarantina che non si è arresa e il proprio risentimento verso un decreto (il cosiddetto decreto “Salva-Ilva”, rilasciato dal Governo a dicembre) le cui prescrizioni l’azienda continua a non rispettare.

È infatti di pochi giorni fa la notizia (la riporta il sito di Legambiente Taranto) che in una segnalazione inviata il 26 marzo al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Ambiente, al Ministro della Salute e al Prefetto di Taranto il Garante dell’AIA Ilva ha trasmesso una nota dell’Ispra in cui vengono certificate le criticità e le inadempienze riscontrate nel corso dell’ispezione effettuata nei giorni 5 e 7 marzo. L’Ispra ha infatti accertato diverse violazioni dell’AIA, tra le quali il “superamento della durata delle emissioni visibili durante il caricamento della miscela nelle batterie 9 e 10 della cokeria”, il “superamento del limite di 20 mg/Nmc di concentrazione di polveri per le batterie 9 e 10 e superamento degli stessi limiti di concentrazione di polveri e del limite di 300 mg/Nmc di concentrazione per l’SO2 per le batterie 3, 4, 5, 6 nell’ultimo trimestre di esercizio prima della chiusura”, il “superamento del valore di 25g/t coke nell’emissione di particolato in uscita dalle torri di spegnimento 1 e 3 asservite alle batterie 3, 4, 5, 6 e della torre di spegnimento 7 asservita alle batterie 11 e 12, attualmente in funzione” e le omesse comunicazioni riguardo la non conformità ai limiti emissivi. Inoltre accerta altre prescrizioni non rispettate, quali la “realizzazione di una nuova rete di idranti per la bagnatura dei cumuli”, la “nebulizzazione di acqua mediante fog-cannon per la riduzione delle particelle di polveri sospese generate dalla movimentazione e stoccaggio nei parchi primari”, la “depolverazione stock house dell’AFO/2”, la “minimizzazione delle emissioni gassose e fuggitive” e il “sistema di nebulizzazione di acqua per l’abbattimento delle particelle di polveri sospese generate dalle emissioni diffuse, nelle more della realizzazione di interventi di copertura di alcune aree”.

A fronte di tutto questo, il silenzio da parte degli organi competenti si è fatto assordante, soprattutto se si considera che tra solo un giorno, in data 9 aprile, la Corte Costituzionale si pronuncerà in merito al decreto Salva-Ilva (riferisce Alessandro Marescotti che il Gip Patrizia Todisco – invocata dai manifestanti quasi come fosse l’unico riferimento e appiglio possibile in un Paese che volta la testa dall’altra parte – ha evidenziato 17 vizi di costituzionalità in tale legge). Eppure, nonostante la bontà della manifestazione e nonostante fosse importantissimo partecipare (anche perché serviva a sponsorizzare il referendum del 14 aprile, nel quale i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sulla chiusura totale o parziale dello stabilimento), è stato impossibile non notare anche qualche nota stridente. Una volta arrivati in piazza della Vittoria sarebbe stato bello e opportuno vedere una grande partecipazione, un confronto sui contenuti, la messa in campo di proposte per il risanamento della città. Quest’occasione è mancata: sul piccolo palco allestito hanno preso la parola solo Fabio Mattacchiera (membro del Comitato 7 Aprile che ha organizzato la manifestazione) e Marcello Bellacicco, medico neurologo alla ASL di Taranto, i quali si sono limitati a ribadire il proprio sostegno ad Gip Todisco e la necessità di partecipare al referendum, portando poi il corteo a  dissolversi in poco tempo.

La città ha oggi la necessità impellente di riprendersi i propri spazi e iniziare una profonda stagione di rinnovamento politico. Sprecare un’occasione del genere è inammissibile, facciamo che non accada mai più.

Susanna Curci 

Articolo pubblicato su Gli Altri Online il 9 Aprile 2013

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