Officine Tarantine… Una scommessa per Taranto…

Officine TarantineTaranto è la città dei tesori sepolti. Non solo, come può saltare immediatamente agli occhi, di tutti quei beni archeologici puntualmente ricoperti dal cemento non appena vengono portati alla luce. Non solo delle vecchie case che una ad una rischiano di crollare in città vecchia. Taranto è anche la città delle aree demaniali prima appartenute alla Marina Militare e ormai da anni in completo disuso e abbandono. Tra queste, un’area attualmente in dismissione e pronta per essere ripensata e riconvertita è quella dei Baraccamenti Cattolica, uno degli esempi più evidenti dello spreco di risorse cui è stata condannata la città, se si prende in considerazione il fatto che si tratta di un’area enorme e in pieno centro che in moltissimi neanche conoscevano.
A porre l’attenzione su quest’area (anche al fine di evitare un’altro caso come quello del “Palazzo degli Uffici”, in cui lavori interminabili hanno portato alla completa inagibilità dell’edificio) è intervenuto un gruppo di ragazzi raccolti sotto il nome di “Officine Tarantine”. Un nome che ospita diverse realtà associative e giovanili già presenti sul territorio, da quando l’esigenza di rispondere in maniera attiva al problema dell’inquinamento si è fatta più urgente. Questo gruppo si è occupato nelle ultime settimane di appropriarsi temporaneamente del cantiere per iniziare a rimetterlo in sesto, in attesa di una risposta concreta da parte del Comune. Il tutto con lo scopo di rendere la cittadinanza partecipe di un processo di progressiva riappropriazione degli spazi urbani. Così descrivono il loro progetto su facebook:

Siamo un gruppo composto da giovani realtà già presenti sul territorio, che vista la mancanza di prospettive per il futuro, hanno deciso di unire le forze per dare alla città un posto dove i cittadini possano respirare cultura e collaborare per riappropriarsi del futuro, nell’ottica dell’eco-sostenibilità. I l progetto nasce per l’esigenza di creare spazi dove chiunque possa esprimere e realizzare le proprie idee. attraverso un’ opera di volontariato AUTOFINANZIATO, rimetteremo in sicurezza, rendendo finalmente agibili, i locali “cantieri cattolica” che sono inaccessibili e abbandonati da decenni.

L’idea è di creare piccoli laboratori e attraverso dei
corsi formare il cittadino con attività funzionali alla
creazione del proprio futuro. I laboratori pilota saranno:

– Laboratori arti visive/grafiche
– officina 3R (RiusaRiciclaRivaluta)
– mensa popolare
– sala prove
– serigrafia
– falegnameria
– ciclofficina
– mosaici
– ecòthè magazzini idee.

Questo non esclude la necessità di ricevere nuove proposte, al contrario le proposte dei cittadini saranno la linfa vitale di questo progetto. Daremo vita ad eventi socio-culturali di interesse cittadino affinché questo spazio diventi luogo di aggregazione , creando così una rete di collaborazioni che rendano più semplice la realizzazione di progetti proposti.

Se i loro eventi hanno già iniziato a coivolgere la cittadinanza (non ultimo l’open-day ai cantieri, che ha visto una forte partecipazione di persone di tutte le età), certo è che è necessario che l’iniziativa venga accolta positivamente dal Comune, cui spetterà il compito di concedere i finanziamenti per la ristrutturazione dell’area in tempi brevi a chi riterrà più opportuno.
In questo senso è bene riportare l’appello del circolo Peppino Impastato di Rifondazione Comunista in sostegno dell’occupazione del Baraccamenti Cattolica: «In definitiva, l’amministrazione comunale dovrebbe sentirsi sollecitata ad affrontare con la massima rapidità ed efficacia alcuni problemi che minano alle fondamenta il futuro della nostra comunità. Se si sbattono le porte in faccia ai giovani che decidono di restare nella propria città per provare a migliorarla (purtroppo un numero sempre inferiore), Taranto andrà incontro a un declino irreversibile. Ripetiamo quanto già proponemmo in occasione dell’open day dei Baraccamenti Cattolica tenutosi lo scorso giugno: l’amministrazione deve aprire quanto prima un tavolo di confronto con associazioni e movimenti per definire un progetto di città a lungo termine. Va immaginato un nuovo modello di sviluppo pulito ed inclusivo, che parta dalla riqualificazione delle ex aree demaniali e di altri stabili abbandonati e affronti il tema più ampio della valorizzazione delle giovani energie di cui Taranto ha estremo bisogno per rilanciarsi. Se non si vuole sprofondare, si ascolti il grido dei ragazzi».

 

Susanna Curci

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