L’oro di Dongo? E’ negli Usa. Ce lo spedì il duce nel 1940…

La notizia del trasferimento dell’oro italiano a New York, avvenuta nel 1940, pochi mesi prima dell’entrata in guerra dell’Italia fu “sparata” giornalisticamente da Roberto Festorazzi sul settimanale “Gente” nel 2010.

Desta e destò sconcerto tra tutti coloro che credevano la politica del Regime, a quell’epoca, nel 1940,  fosse già tracciata accanto all’alleato tedesco. La guerra di Spagna, l’avventura imperiale e le sanzioni antiitaliane che ne seguirono, parevano oramai essere i prodromi di una sostanziale (ed elegante, in senso etico: cioè consustanziale agli ideali e alla ideologia) scelta di campo.

Proprio per questo, la storia che vide il Ministro degli scambi e valute (oggi: Commercio Estero) Raffaello Riccardi e il governatore della banca d’Italia Vincenzo Azzolini organizzare su esplicito ordine del Duce il trasferimento di parte delle riserve auree nazionali nei caveau delle banche d’oltreoceano, nel cuore del Capitalismo Finanziario anglosassone, desta stupore.

Infatti, il 6 marzo 1940 ben 2500 kg di oro fino partirono con il piroscafo REX, destinazione Stati Uniti-Federal Reserve Bank. I documenti comprovanti questa incredibile decisione del Duce del Fascismo sono consultabili presso la collezione Wolfsoniana, dove è conservato l’archivio del Ministro Riccardi.

Altri viaggi portarono altro oro italiano in America. Ben 27 tonnellate di oro scambiati con 27 milioni di dollari di allora! Il 17 maggio 1940 il ministro Riccardi  poteva relazionare al Duce che 8,4 milioni di dollari erano in giacenza presso la sede newyorkese della Banca Commerciale; 2,8 milioni presso la Chase National Bank, 3,1 presso la Guaranty Trust Company; 3,3 allocati alla J.P. Morgan; 5,7 alla National City Bank.

Possibile ipotizzare che Mussolini si fidasse più della neutralità americana che dell’alleato tedesco? In effetti, i tedeschi, ritirandosi da Roma, trovarono ben poco nei forzieri della Banca d’Italia.

Eppure, già nel 1938, a guerra di Spagna in corso le scelte di campo sembravano essere nette. E allora perché la scelta della piazza finanziaria di New York, Wall Street, cuore delle speculazioni di borsa di tipo “sionista”, e di quell’Usura maledetta  da Pound  e perché  al contrario, seguire l’onda lunga dell’affermazione hitleriana e poi cercare rifugio tra le braccia dei liberisti?

Per concludere, la vicenda dell’oro italiano inviato negli Usa, finì nel modo peggiore: eterogenesi dei fini! Quando era oramai chiaro che gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra contro l’Italia, due giovani diplomatici, coraggiosi e decisi, Roberto Ducci e Girolamo de Bosdari, riuscirono a portare fuori dalla Nazione a stelle e strisce tre milioni di dollari. Li “sistemarono” in Brasile, una piazza finanziaria e sociale a detta di tutti tranquilla… Almeno fino al momento in cui persino il paese sudamericano ci dichiarò – inopinatamente e in modo subdolo – guerra. Forse il Brasile ci deve qualcosa di più che qualche assassino recentemente colà espatriato…

Maurizio Castagna

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