Anna Maria Cancellieri
“Grandi” gesti d’umanità e piccoli vizi di un Ministro

Caso Cancellieri-Ligresti (o meglio “Ligrestos). C’è chi ha visto un gesto di umanità in questa storia e chi addirittura ha parlato del diritto di un ministro ad essere umano. Ecco, proprio di questo si tratta: Diritto.

Voglio fare del formalismo: il diritto di essere umani non è concesso ad un Ministro. Il diritto dice che il Ministro della Giustizia è il vertice dell’amministrazione giudiziaria e il componente del governo che si occupa di giustizia. Tutto il resto è fuori dal diritto e ciò che è fuori dal diritto è arbitrio, negazione, appunto, del diritto (legge del più forte mi verrebbe quasi da dire). Questa vicenda è un esempio di feudalesimo istituzionale, ossia quella tendenza (diffusa un po’ troppo qui da noi) che trasforma ogni carica pubblica in un feudo appartenente a chi la detiene che, appena gli si presenta l’occasione, non disdegna di utilizzarla per fini personali.

Ogni discorso formalistico è inutile se non ci si butta dentro qualche fatto. Citiamone alcuni: la Ligresti è una potente dinastia imprenditoriale rappresentante del peggior capitalismo italiano; la Cancellieri ha dei legami personali con alcuni componenti di tale famiglia e il figlio Peluso aveva lavorato per FONSAI ricevendo una lauta buonuscita all’epoca in cui i Ligresti oggi indagati erano dirigenti. I fatti parlano chiaro. Le registrazioni delle telefonate non lasciano dubbi sullo svolgimento dei fatti e sulla tempistica. La Ministra si è messa a disposizione il giorno stesso dell’arresto e appena è arrivata la richiesta (circa un mese dopo) si è mossa per contattare i vicecapi del DAP invitandoli a fare quanto possibile. Anche se il suo intervento probabilmente non ha cambiato nulla o magari ha soltanto velocizzato le cose, lei è intervenuta. Certo è che non è estranea a questo utilizzo semi-privatistico del potere pubblico.

Cosa avrebbe dovuto fare allora? Nonostante le premesse che ho fatto, posto che la malattia della Ligresti fosse vera e non una messainscena preparata (o meglio consigliata) dagli avvocati e posto che il dottore che ha redatto la perizia non sia stato in alcun modo compiacente nonché considerato che la richiesta di patteggiamento riduceva il pericolo di fuga che giustificava inizialmente la misura cautelare, non c’era nessun motivo perché la detenzione continuasse se non quello (che a dire il vero un po’ aggrada il mio sadismo classista) di punire un’intrallazzatrice la cui famiglia ha truffato migliaia di risparmiatori.

Adesso la Ligresti è fuori e sta piano piano uscendo dal trauma della disagiata vita carceraria grazie ad una terapia a base di shopping di lusso nei negozi del centro di Milano. Anche per la Ministra è finita bene: rimarrà al suo posto. Spero allora che invece di intervenire qua e là con raccomandazioni personali per aiutare questo o quel detenuto, prepari una riforma che renda più veloce e più favorevole all’indagato la revisione delle misure cautelari.

Sai com’è, è il Ministro, non il Paladino della giustizia.

Cristian De Marchis

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