Libertà per gli Ultrà. Della politica…

È difficile per una persona normale capire la cosiddetta mentalità ultrà. O meglio. È possibile capire e apprezzare quando dalle curve partono i cori di incitamento, quando si aprono le scenografie, quando si riempiono gli stadi avversari con i propri colori. Quando invece le curve sono teatro di scontri o motivo di imbarazzo per gli insulti, il razzismo, la violenza verbale, si tende a prenderne le distanze, stigmatizzare e condannare secondo una logica di sportività e rispetto per l’avversario. Niente di male ci mancherebbe, ma un ultras vi direbbe che certe cose vengono cantate per infastidire l’avversario, per provocare la tifoseria ospite, per creare un clima negativo che danneggi la squadra contro la quale si gioca. Ecco, quindi, che quando un Boateng o un  Costant abbandonano il campo per protesta contro gli ululati razzisti, lasciano alla curva l’ottenimento dei propri scopi. All’opposto, invece, ricordiamo l’esultanza di Mazzone che, quando la sua squadra pareggiò un derby infuocato con l’Atalanta, dalla panchina del Brescia corse ad esultare sguaiatamente sotto il settore occupato dai tifosi bergamaschi, zittendo così i cori che lo avevano pesantemente offeso per tutta la partita. Ogni volta che nello sport accadono episodi negativi, sui mass media si accendono i soliti dibattiti e le richieste di inasprimento delle pene, trovando nella politica un ascoltatore attento e pronto ad eseguire le richieste dell’opinione pubblica.

Del resto prendersela contro persone dal colore della pelle diverso dal nostro, o invocare la morte per qualcuno, irridere i difetti fisici, sbeffeggiare qualcuno affetto da qualche malattia, augurare ad altri le stesse tragedie avvenute nel passato, non è sicuramente qualcosa di cui vantarsi né che si possa giustificare. Un conto è fischiare, rivangare sconfitte dolorose, ironizzare sui risultati negativi, tutt’al più mandare a quel paese. Un conto è trascendere il vocabolario dello sberleffo nell’offesa becera. In ogni caso, da tempo, la giustizia sportiva e quella ordinaria tentano, con alterni successi, di porre un limite a tutto ciò attraverso multe, squalifiche e divieti di accesso alle manifestazioni sportive ai singoli tifosi che si sono macchiati di episodi violenti.

Come dobbiamo comportarci, allora, quando gli stessi toni vengono usati dal Politico e dal Giornalista?

È di questi giorni la triste storia dei parlamentari democratici che se la sono presa con un deputato del 5 stelle, affetto da sclerosi multipla, che aveva perso il filo del discorso che stava tenendo alla Camera ma l’elenco di volgarità che il degrado della politica ha generato è molto lungo. Possiamo ricordare le battute poco felici di Dario Fo sulla statura di Brunetta, o quelle razziste di Calderoli al ministro Kyenge, o il rancore velenoso di Travaglio nei confronti di Berlusconi, o gli apprezzamenti dell’ex presidente del consiglio sulla poca avvenenza della Bindi in riferimento alle sue capacità intellettive ma citeremmo poche gocce in un mare di idiozie che non sfigurerebbero in nessun campionario ultras. Solo che le cialtronerie di chi è deputato al governo della nazione, sembra godano di impunità assoluta, se non addirittura sostegno e diffusione dai propri supporter in base alle esigenze. Allora piuttosto che stigmatizzare, ci si lancia in arditi sofismi che giustifichino o rettifichino ciò che il tale ha detto. Come dire: ho ululato a Boateng, ma non sono razzista, semplicemente volevo innervosirlo affinchè giocasse male. Non è la stessa cosa? A ben guardare no, perchè l’ultras almeno ha uno scopo: tifare in qualsiasi modo per la propria squadra, anche a costo di pagarne le conseguenze giudiziarie e sociali. In politica, invece, da troppo tempo vige l’odio nichilista di chi non riesce a sopportare idee contrarie alle proprie. Per quanto tempo saremo disposti a sopportare tutto ciò? Sarebbe bello che anche in Parlamento ci fossero le stesse regole che si applicano sui campi sportivi.

Partito dei celestini: ammenda di 20.000€ per offese sporadiche e collettive nei confronti di un deputato ben individuato.

Partito dei cherubini: squalifica della sede per lancio di oggetti non contundenti collettivo, sporadico, senza colpire.

Senatore Tizio: divieto di accesso agli impianti parlamentari con obbligo di firma per 3 anni per offese razziste, aggressione, resistenza a pubblico ufficiale.

Deputato Caio: divieto di accesso agli impianti parlamentari con obbligo di firma per 5 anni per danneggiamento della pazienza degli elettori.

Giornalista Sempronio: inibizione alla redazione e pubblicazione di articoli fino al 31/12 c.a. per offese frequenti a deputati ben individuati.

Magari, così facendo, scenderanno i toni minacciosi di questi tempi, altrimenti anche in Aula vedremo striscioni di saluti ai “Diffidati” e invocazioni alla Libertà per gli Ultrà della politica. Sperare invece che i politici, come fanno gli ultrà, prendano a cuore le sorti della Nazione con la stessa infuocata passione, abnegazione totale, spirito di sacrificio, amore incondizionato sembra troppo anche se stessimo scrivendo di fantascienza. Purtroppo, al momento, in politica abbiamo solo il peggio delle nostre curve.

Alessandro Cappelletti

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