In morte di Laura Prati. Storie di straordinaria follia? Mica tanto…

Era l’8 dicembre del 2000, quando Cardano al Campo, si trovò in prima pagina su tutti i media nazionali per il duplice omicidio alla discoteca Nautilus, in cui un padre di famiglia uccise due buttafuori e ne lasciò a terra ferito gravemente un terzo, responsabili del pestaggio dei figli. Fu l’episodio più clamoroso che mai si ricordasse in un tipico paese di provincia dove non succede mai nulla, in cui hanno sede due parrocchie, molte piccole e medie imprese, un crossdromo internazionale, in cui è rimasto un solo semaforo e non esistono i grandi marchi della globalizzazione, benchè si trovi a meno di due chilometri dalla Malpensa.

Era il 2 luglio 2013 quando Cardano al Campo tornò mal volentieri in prima pagina, per l’attentato alla Sindaca Laura Prati e al suo vice Costantino Iametti. A sparare fu l’ex comandante dei Vigili Urbani, Giuseppe Pegoraro, sospeso dal servizio a seguito di una condanna per truffa e peculato. Mentre per Iametti, nonostante l’età, sono bastate due settimane di ricovero per guarire dalle ferite, per la Sindaca le cose si sono tragicamente complicate dopo i primi giorni di degenza a causa di un aneurisma, risultato poi fatale. Laura Prati è infatti deceduta lunedì 22 luglio.

Quello che sembrava un tragico episodio di cui raccontare fra qualche tempo con il sorriso come fosse un episodio di CSI, di colpo si è tramutato in un dramma che ha gettato nello sconforto tutta la comunità cardanese, perchè Prati era una donna conosciuta e stimata per l’impegno sociale e politico anche da chi, altrimenti, era solito votare tutt’altro, come dimostra il fatto che in paese, da tre mandati, governa il PD che in qualsiasi altra tornata elettorale viene normalmente doppiato dalla coalizione PDL-Lega. Invece le capacità amministrative dell’ex sindaco Aspesi, di cui la Prati fu vice, e della Sindaca stessa erano unanimemente riconosciute. Così come era risaputo che Pegoraro fosse un vigile urbano un po’ fuori dalle righe, con comportamenti degni di un personaggio da film poliziesco americano, come quando era solito presentarsi ai posti di blocco organizzate in paese vestito con Ray Ban, giubbotto anti proiettile e pistola nella fondina, manco dovesse fermare chissà quale delinquente in fuga. Quelli che erano atteggiamenti pittoreschi che davano fiato ai discorsi da bar, però, mai avrebbero potuto far pensare a ciò che è capitato.

Forse ha ragione l’onorevole Marantelli quando dice che l’anti-politica ha generato odio nei confronti di tutta la classe dirigenziale senza alcuna distinzione, o più probabilmente la degenerazione dei valori sociali e civici di un intero popolo ha indotto il vigile urbano a credersi giudice delle proprie e altrui sorti. Ritenuto colpevole di aver coperto, se non esserne stato complice e parte in causa, il comportamento scorretto di alcuni impiegati comunali che timbravano il cartellino di presenza anche per quei colleghi che non si presentavano al lavoro, fu condannato a ottobre del 2012 a due anni di pena e quindi sospeso dal servizio dal 1 gennaio del 2013. Sospensione rinnovata a giugno per altri sei mesi.

A questo punto, Pegoraro, che ha sempre gridato la sua innocenza, ha ritenuto di doversi fare giustizia da sé andando a colpire chi, nel rispetto delle istituzioni e della moralità, aveva sostenuto il rigore delle decisioni prese. E così arriviamo al dramma dell’epilogo. Laura Prati ha pagato con la vita per la sua coerenza morale che le faceva interpretare il ruolo ottenuto con l’etica di chi si mette al servizio della propria comunità, mentre Pegoraro non ha fatto altro che reiterare, con la violenza, quegli atteggiamenti meschini e parassitari di chi crede che le regole valgano sempre per gli altri ma si possono aggirare per il proprio personale tornaconto e che da tempo rovinano la vita politica e sociale della nostra nazione.Il tipico egoismo di chi non crede di essere nel torto perché così fan tutti, come testimoniano le minacce a quegli impiegati che denunciarono i fannulloni, hanno provocato questo omicidio.

La comunità cardanese e la politica perdono un’amministratrice capace e eticamente indiscutibile, mentre la famiglia e gli amici piangono una donna combattiva e di grandi sentimenti. Che la pena sia adeguata al crimine commesso! La giustizia italiana ci risparmi la farsa “dell’incapacità di intendere e volere” di un esaltato che una mattina di luglio ha voluto travestirsi da paladino dei furbi, dei truffatori, degli incapaci e dei traditori uccidendo una grande donna! E la politica, per una volta, rimanga in silenzio di fronte al sacrificio di chi, a confronto, svetta come un gigante tra i nani in tutto e per tutto. Le parole di chi mal governa da anni la nazione stridono di fronte al sacrificio estremo di una persona che, per la propria tempra morale, ha pagato con la vita! Anche se si tratta di vane speranze, noi continueremo a invocarle e combattere per loro per non doverci arrendere a tutti i Pegoraro che infestano le nostre comunità!

Alessandro Cappelletti

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