Alessandro Guzzi.
Il pittore che non dice, non occulta ma dà segno…

Proprio negli anni decisivi, si può credere non in una verità unica nella sua ultimità, come una riversata computistica da cancelleria, ma in una verità unica verso una suprema finzione, ovvero in quella consapevolezza diffusa ma non lacerata non inconsistente, che sa di noi intuitivi ed assieme ragionanti, e quindi presuntuosamente incapaci di controllare (possedere, guidare… hybris) ogni passo, ma atti a capire, dalla trama della nostra texture, ogni nodo della tela, ogni snodo sulla nostra via, (…non dice, non occulta, ma dà segno…).

Alessandro Guzzi, è un intero telaio a mano fabbricante questa texture, simile nella sua scelta di spessore (organicamente urtante), alla scommessa girardiana che fa del teologico evangelico l’invenzione dell’uguaglianza inaudita, che infatti chiama identità=identità dell’umano con l’umano (tramite l’evenienza da fuoriuscita lineare dell’identità del divino con l’umano) ed ancora non capita (non capita da sempre e per sempre…). Non capìta da sempre e per sempre dato che conflitto, violenza e dominio sono tra le più acute qualità dell’uomo, con la sua vista binoculare, stereoscopica, predatoria.  Che potenzia insuperabilmente un’intrinseca complessione di perfetta fragilità. La visione, appunto. Non ne esiste solo la diffusa versione pacificatoria, ma anche una… problematica (quanto meno). Guzzi ne è  addirittura un compendio per quadri, per suadenti trabocchetti falsanti i falsi, i cretini,  gli interessati, i furbi, gli ammiccanti, che poi siamo spesso tutti noi, quando non sappiamo procedere filosofando con il martello… strumento più di sottilità forte che di grosseria scontata… ma sorridendo e facendo spallucce… Certo anch’io mi sono svelato dicendo «non capìta da sempre e per sempre», la differenza…

Ci sarà un motivo?  Teologico? Ontologico, ancor prima? Non ne ho contezza, ma dubbio certo e quindi trovo i quadri di Guzzi qualcosa di assurdo, quia, e recupero allora un barlume appena, forse, della sua volontà di dire, tramite la figurazione, il suo orgoglio e la sua rabbia. Ma «…una generazione valida e piena di speranze illimitate verrà a sapere tempestivamente che una parte di tali speranze sono vane…», dice Spengler… e dice Guzzi di aver intuito da subito, appunto, che a speranza illimitata può ben corrispondere vanità e dolore… sicuramente però non umiliazione e vergogna, se noi si opera impeccabilmente

Diciamo che pare io mi esprima con molta decisione, ma non è così, brancolo, in realtà, tra il lampeggiare di un’intuizione e le oscurità protratte e confuse del dire, che però, qui, conta più sinceramente, perché i suoi quadri m’inquietano ed allo stesso tempo pacificano, sono un coacervo di loci communes, di sberleffi all’intelligenza cosiddetta, di richiami sottotraccia alle ipostasi apparentemente più lontane dal discorso razionale, quali i racconti mitici e le apocalissi reali o potenziali. Il nostro processo coscienziale può anche consistere, al meglio,  nella compresenza-comprensione di vacuità e destino, sia a livello di comunità che di singoli, in buona sostanza storico, sia pur interpretabile in una lettura che della determinante causa-effetto consideri prevalentemente la componente tecnico-karmica ed in un orizzonte di sostanziale curvatura, di svolta, che salvaguardi la possibilità del cambiamento, anche conflittualmente inteso, mentre riesca a tenere anche in un’evidenza significante, (e “riequilibrante” scandalosamente addirittura ed inattesa, come sostiene Girard) proprio quelle ipostasi.

Anche nell’universo superficialmente globalizzato, nevrotizzato e medicalizzato di oggi, le paure e speranze

sono d’evidenza nascosta, diceva l’oscuro, ma di valenza inaudita e superiore… Proprio quell’evidenza che Guzzi vuole portare alla luce del sole, ma che – di suo – sa ben occultarsi. Una splendida intelligenza provocante tramite il contrario dell’apparenza, nella figurazione… Quasi una cartella intera d’ossimoro, per parlare del primo impatto… ma se poi andiamo alla sua interpretazione, che avviene tramite il quadro ma anche tramite la parola critica, allora restiamo veramente sbalorditi… perché lui ci sbatte contro l’impossibilità del procedere nella modernità, con decisione oltre una linea (non ancora problematicamente sulla o dalla linea) e di quella linea, una volta per proiezione forse più astrale, ed ora forse più terrestre, (maè – contro lui medesimo – dialettica) ci fa un crinale, più che un clinamen… personalmente sono stato sempre affascinato più dal clinamen, perché caratterialmente mi ha crismato il passaggio, la correlazione (tradizionale), dall’Uno la Dualità produttrice del Terzo e poi dei diecimila esseri… ma riconosco che se non si sa vedere anche il crinale nell’orizzonte, tutto sfuma nell’indifferenziato… (quello negativo).

Infatti a lui (ed a me… ma forse in diverso modo) sono maestri gli occhi interroganti o penetranti di Friedrich, che ti guardano addosso o che, preferibilmente e diffusivamente, guardano ben lontano… Vorrei fare un omaggio a Guzzi, raccontargli qui un piccolo aneddoto che non ho avuto il coraggio di dirgli a voce: in una mia recente riflessione a scritto aperto, rivolta a vari corrispondenti, della cui differente ed amicale intelligenza sono consapevolmente e commossamente fiero, ho citato nascostamente le divise di Baj, difficilmente raggiungibili – anche se facilmente decodificabili – se non per pleonasmo e caricatura, grottesco e tragica orpellanza… la tragica orpellanza del letteralismo… ora in realtà pensavo Baj ma vedevo Guzzi, era l’immagine di Guzzi, molto più raffinata ancora, molto più implicante ancora, molto più svelante ancora la sua velatura dell’ex-sistere… che mi muoveva e sono riuscito a dire, qualcosa, che, forse, solo per questo, era buona e giusta…

Sandro Giovannini

 

Biografia

Alessandro Guzzi è nato a Roma. Dopo la laurea in giurisprudenza ed una breve esperienza come procuratore legale, lascia la professione per dedicarsi interamente alla pittura, ma la sua prima mostra personale si era tenuta già  prima della laurea per l’incoraggiamento dello zio Virgilio Guzzi. Negli anni Ottanta la pittura di Alessandro Guzzi è stata seguita da Filiberto Menna, che lo ha presentato a molte mostre personali e collettive (Palazzo Forti, Verona, nel 1983; Galleria Ferrari, Verona, nel 1984; Studio Cavalieri, Bologna nel 1985; Studio Bocchi, Roma, nel 1987), ma anche Italo Mussa dimostrò interesse per la sua pittura, invitandolo nel 1989 ad esporre al Centro di Cultura Ausoni di Roma.

In questi ultimi anni, la sua particolarissima e raffinata pittura d’immagine ha interessato Paolo Balmas (testo introduttivo alla mostra personale presso il Circolo Fantoni, La Spezia, 1999), Marco Di Capua (testo introduttivo alla mostra personale presso la Galleria Lombardi, Roma, Novembre 2003), Carlo Fabrizio Carli (testo introduttivo alla mostra personale presso la Galleria Il Narvalo di Velletri nel Febbraio 2004, ed al Museo Crocetti di Roma nel Febbraio 2006) e Lorenzo Canova (testo introduttivo alla mostra personale presso la Galleria Lombardi, Roma, Marzo 2005; al Museo Crocetti di Roma nel Febbraio 2006; alla Galleria Berman di Torino nel Maggio 2008). Marisa Vescovo ha scritto il testo introduttivo alla mostra dell’artista presso la Galleria Berman di Torino nel Maggio 2008. Le ultime mostre collettive a cui l’artista ha partecipato sono: la Prima, la Seconda e la Terza Edizione del Premio di Pittura Ferruccio Ferrazzi, Sabaudia, del 2001, 2003 e 2005, e la XXIX e la XXXVI Edizione del Premio Sulmona del 2002 e del 2009, tutte su invito di Carlo Fabrizio Carli. Nel Dicembre 2005 ha partecipato alla rassegna “Figure” presso l’Archivio Centrale dello Stato, sempre a cura di Carlo Fabrizio Carli.  Nel 2002 Alessandro Guzzi ha partecipato su invito di Carmine Siniscalco alla Mostra: “Cleopatra nel mito e nella storia” tenutasi a Roma presso l’Istituto di Cultura Egiziano e presso la Galleria Studio S di Roma, mostra che nel 2003 è stata allestita anche nei Musei di Alessandria e del Cairo in Egitto. Nel Luglio 2003 ha partecipato alla mostra “Fine Novecento”, allestita presso il Palazzo Tiranni-Castracane a Cagli a cura di Arnaldo Romani Brizzi. Nel Luglio 2004 Alessandro Guzzi ha partecipato alla 55° Edizione del Premio Michetti “Mito e Realtà”, a cura di Stefano Zecchi, risultando tra i quattro finalisti. Nel Luglio 2007 ha inoltre partecipato alla 58° Edizione del premio Michetti “Nuovi Realismi, la centralità dei linguaggi tradizionali” a cura di Maurizio Sciaccaluga e Vittorio Sgarbi, e nell’ottobre 2007 ha partecipato alla rassegna “Nuovi pittori della realtà”, tenutasi al PAC di Milano, sempre a cura di Vittorio Sgarbi.

Su segnalazione di Lorenzo Canova, dal 31 Luglio al 24 Ottobre 2010 Alessandro Guzzi partecipa con un’opera (Marthe e Jochen, olio su tela cm 90×80) alla XIV Edizione della Biennale d’Arte Sacra “Le beatitudini evangeliche”, organizzata dalla Fondazione Stauròs Italiana, presso il Museo della Fondazione a S. Gabriele, Isola del Gran Sasso (Teramo).  Dal 17 Dicembre 2011 al 31 Gennaio 2012, su invito di Vittorio Sgarbi, Alessandro Guzzi ha partecipato alla 54ma Edizione della Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Palazzo delle Esposizioni, Torino. Per molti anni Alessandro Guzzi si è occupato di astrologia, intesa come un raffinato sistema di interpretazione della realtà. Negli anni 90 ha pubblicato due libri a Milano, il primo sui temi di Ritorno Solare ed il secondo sull’Oroscopo di Concepimento (Trutina Hermetis). Un terzo suo volume: “L’Equivalente Lunare” è edito in formato elettronico. Nel Maggio 2004 la storica Casa Editrice Federico Capone di Torino ha pubblicato il suo ultimo volume I Ritorni Solari in Astrologia. Alessandro Guzzi ha inoltre curato le prime traduzioni italiane di tre capolavori del grande Alan Leo, l’astrologo ed occultista inglese della fine dell’800, vicino agli ambienti teosofici ed amico di Annie Besant.

Per alcuni anni Alessandro Guzzi è stato redattore di Letteratura-Tradizione, la rivista fondata da Sandro Giovannini. I suoi scritti per quella Rivista hanno indagato il lato misterico della poesia e dell’arte. Gli ultimi  suoi studi sono invece dedicati alla drammatica riforma voluta da Paolo VI nel 1969 in seguito al Concilio Vaticano II, che ha di fatto distrutto la millenaria Liturgia Cattolica dando luogo ad un ibrido liturgico totalmente assimilabile ad un rito protestante.  Gli ultimi suoi lavori in questo ambito sono: «La liturgia dell’assenza reale» dedicato ad uno scritto di Cristina  Campo, «Eyes Wide Shut: occhi spalancati sul segreto  satanico del film», «San Girolamo e l’Oscuro Distretto degli Uomini». Quest’ultimo, (dedicato ad un quadro di Joachim Patinir, Panorama con S.Girolamo, opera del 1516, attualmente al Museo del Prado), è l’occasione per parlare della “cospirazione” e  dell’inganno satanico che agiscono in modo sempre più spudorato nelle società di oggi (hidden in plain sight), e per delineare il panorama attuale che ci vede apparentemente  sull’orlo  di un precipizio, sebbene si sappia, da parte nostra, che il male non può sorreggersi e sia destinato al crollo. Tutti gli scritti di Alessandro Guzzi sono a disposizione dei visitatori del suo sito web www.alessandroguzzi.com.

Hanno scritto del suo lavoro di pittore: Mariano Apa, Vito Apuleo, Paolo Balmas, Ferruccio Battolini, Arnaldo Romani Brizzi, Lorenzo Canova, Carlo Fabrizio Carli, Luisa Chiumenti, Laura Cherubini, Marcella Cossu, Costanzo Costantini, Renato Civello, Valerio Cremolini, Mario de Candia, Marco Di Capua, Laura Gigliotti, Sandro Giovannini, Marco Guzzi, Sarah Law, Caterina Lelj, Luciano Lepri, Elverio Maurizi, Luigi Meneghelli, Filiberto Menna, Ida Mitrano, Italo Mussa, Marinella Paderni, Roberta Perfetti, Cinzia Piccioni, Alessandro Riva, Arnaldo Romani Brizzi, Stefania Scateni, Stefania Severi, Carlo Sini, Luigi Tallarico, Alberto Toni, Marisa Vescovo, Francesco Vincitorio, Giuditta Villa.

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