Liberalizzare, privatizzare… Ancora? Ma basta…

 Nonostante la netta sconfitta elettorale di Mario Monti e l’assoluta debacle di chi lo ha sostenuto senza riserve (Fini e Casini), la volontà riformista contamina ancora molti esponenti politici e aree economico-culturali. Sono però sempre di più le persone che ritengono la liberalizzazione un male anziché una soluzione. La ricetta è in voga perché sospinta da poteri forti che su di essa hanno costruito il loro immenso potere. Il termine riformare nasconde un intento neoliberista che semplicemente vuole aprire i mercati al grande capitale, per lo più straniero e distruggendo il tessuto sociale per come è stato finora organizzato e difeso. C’è chi indica una strada molto diversa dalle liberalizzazioni attraverso articoli, libri, blog. Abbiamo intervistato Vincenzo Caprioli, esponente di spicco di quella cultura che da molti anni ci mette in guardia dall’economia virtuale e dai suoi effetti devastanti. Egli si rifà all’Iperlogica, una disciplina che agisce alla radice stessa del ragionamento nelle sue applicazioni sociali e politiche.

Caprioli – La crisi del 2008 era ampiamente prevista da chi la politica internazionale sa interpretare; il fatto che oggi sia l’Europa a pagarne il prezzo è solo un corollario. L’anomalia gigantesca che corrompe le democrazie occidentali sta nel fatto che i governi nazionali, per avere denaro da spendere, sono costretti ad emettere titoli di stato gravati da interesse (variabile in funzione del mercato e comunque molto più elevato di quello concesso alle banche). Le banche ricevono denaro direttamente da chi lo stampa (le banche centrali, enti privati) ad interesse minimo, poi ne movimentano molte volte di più ad interessi ben più elevati; inoltre trafficano coi titoli di stato dei vari Paesi influenzandone la solvibilità, ossia il debito. Il sistema è stato messo a punto con intento criminale già dal 1700 a partire dai Paesi anglofoni; esso si è via via rinforzato e strutturato tanto da rappresentare oggi una “cupola” che taglieggia la quasi totalità dei governi democratici, ormai privi di sovranità monetaria, quindi anche economica. Gli americani come popolo sono vessati dal sistema al pari degli altri, è infatti l’alta finanza ad usare il governo americano, con la sua enorme potenza militare, per soggiogare con lo stesso meccanismo quasi tutti i popoli del mondo. A questo saccheggio va ricondotta anche la crisi ambientale, che può essere fermata solo da collettività sovrane. Utilità del sistema è mantenere la situazione debitoria dei governi nei confronti di coloro che ne acquistano il debito (finanza globale) cosicché non ci sia reale autodeterminazione politico-economica ma perenne condizionamento e ricatto. Il ricatto va sempre nella stessa direzione: liberalizzare e privatizzare, ossia favorire il passaggio di interi settori dell’economia reale nelle mani delle solite multinazionali. Siamo all’USA e getta nei confronti delle realtà sociali nazionali, gestite da vassalli e rese testimoni attoniti di un massacro nel quale preda sono le piccole e medie aziende (l’intero dettaglio commerciale ad esempio), le aziende municipalizzate, quelle pubbliche medie e grandi, quelle grandi private indebitate coi soggetti sbagliati. Il conflitto più lacerante lo hanno vissuto, ed in parte lo vivono ancora oggi, persone che si collocano a sinistra: dopo aver ricondotto a Berlusconi ogni problema nazionale, che in effetti da liberista non ha affatto risolto, hanno dovuto ingoiare le decisioni del fallimentare governo dei tecnici che ha rivisto drasticamente il welfare e minato in senso neoliberista il tessuto sociale come nessun altro governo eletto avrebbe osato fare. Che le liberalizzazioni, realizzate fin’ora ed invocate ancora da alcuni, favoriscano i grossi operatori a svantaggio dei piccoli non va neppure dimostrato perché già accaduto nel mondo ovunque siano state applicate. Ciò vale per l’orario dei negozi, per i prodotti farmaceutici dati ai supermercati, per i tassisti che, da padroncini che sono, forse diverranno salariati a stipendi da fame. Il vero prelievo occulto di miliardi di euro è quello che viene fatto annullando il valore di licenze, concessioni, posizionamento; che ciò crei occupazione è più un controsenso che una scommessa. Il Paese ha risposto con coraggio e dignità, premiando una forza politica (Movimento 5 stelle) che più delle altre ha saputo opporre argomenti al dictat neoliberista; nonostante ciò la confusione ideologica è ancora molto estesa e tocca pressoché tutte le forze politiche (di destra come di sinistra). Questa crisi è una grande opportunità solo se capiremo l’assoluta insostenibilità del tipo di società che la finanza (tramite il potere USA) cerca di imporre ovunque. Concluderei con un’osservazione sul ruolo della cultura, che oggi abbraccia le più oziose e marginali digressioni. Vera cultura è solo quella in grado di riposizionare nel contesto storico-socio-economico l’individuo e la collettività di cui egli fa parte, ricreando capacità di autodifesa e competizione.

a cura di Giuliana Poli

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