I due Marò estradati tre volte…

Fernando Termentini è un Ufficiale Generale della Riserva dell’Esercito Italiano. Ha frequentato l’Accademia Militare di Modena. E’ laureato in Scienze Strategiche e nell’arco della sua carriera si è occupato di tutte le attività connesse con i vari gradi ricoperti come Ufficiale dell’Arma del Genio. Ha acquisito particolare esperienza nazionale ed internazionale nel settore degli esplosivi e della bonifica dei territori inquinati dalla presenza di mine ed ordigni bellici non esplosi. Attualmente fornisce consulenza nel settore della bonifica, si occupa di analisi di rischio connesso alla minaccia terroristica convenzionale e non ed alle problematiche tecniche operative dell’impiego degli IED (Improvised Explosive Device). E’ autore di numerose pubblicazioni e studi consultabili attraverso il suo sito www.fernandotermentini.it

La redazione

Canzano – Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati ‘riconsegnati’ all’India violando il Dettato costituzionale. Chi si è assunto la responsabilità potrebbe aver commesso un reato?

Termentini – Credo proprio di sì in quanto il pubblicizzato impegno dell’India di non applicare la pena di morte come ripetuto varia volte dal Sottosegretario agli Esteri De Mistura e motivo premiante per far decidere il Governo a farli rientrare in India credo sia ininfluente rispetto ai vincoli imposti dalla Costituzione per la non estradizione nei Paesi ove è prevista la pena di morte. Peraltro una dichiarazione del genere non cancella una legge ed in India è il Codice Penale a prevedere la pena di morte e un pseudo impegno dell’esecutivo non  può condizionare il potere giudiziario.

L’articolo 698 del codice di procedura penale, vieta l’estradizione quando c’è il rischio, che l’estradato, può essere sottoposto ad un procedimento che non assicura il rispetto dei diritti fondamentali.

Esatto ed il disposto di legge non tutela solo i cittadini italiani ma tutti coloro che al momento della richiesta si trovano sul territorio italiano. A titolo di esempio neanche un Indiano potrebbe essere estradato in India se rischiasse di essere condannato a morte. I due Marò, invece, sono stati estradati tre volte. La prima a Koci il 18 febbraio 2012, la secondo facendoli rientrare al termine della licenza natalizia e la terza ora. Naturalmente queste mie sono affermazioni dettate dal buon senso non essendo un accademico di Diritto Penale, ma proprio per questo le ho affidate alla valutazione di esperti costituzionalisti per individuare la strada che permetta di attivare un’attenta valutazione delle specifico da parte della Magistratura. Un’iniziativa a cui credo parteciperanno moltissimi altri cittadini.

La garanzia formale che non verrà applicata la pena di morte è insufficiente alla concessione dell’estradizione, come da Sentenza n. 223 del 27 giugno 1996 della Corte Costituzionale.

Esattamente, un impegno seppure ufficiale di un Governo non può sostituire né tantomeno cancellare ciò che è sancito per legge dello Stato.

L’Italia non è in guerra, tantomeno non lo è con L’India, e la nota 5 al 4° comma dell’articolo 27, che compare sul sito del Quirinale, spiega e puntualizza che la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – “Protocollo n. 6 sull’abolizione della pena di morte” (adottato a Strasburgo il 28 aprile 1983), reso esecutivo con legge 2 gennaio 1989, n. 8 ( G.U. 16 gennaio 1989, n. 12, suppl. ord.), nonché legge 13 ottobre 1994, n. 589 su “Abolizione della pena di morte nel codice militare di guerra” (G.U. 25 ottobre 1994, 250) la pena di morte non è più in nessun caso ed in assoluto prevista dal nostro Ordinamento.

Infatti,  e non capisco come un attento europeista come l’attuale Presidente del Consiglio usi due pesi e due misure nell’applicare le prescrizioni europee. Stretto osservatore delle regole se si tratta di garantire sicurezza alla stabilità economica bancaria e per non urtare la suscettibilità di alleati come la Germania ed altri Stati Membri di cui importanti figure fanno parte di  Club come la Bieldberg o la Trilaterale. Altrettanto  impegno, invece lo mette nel disattendere le raccomandazioni dell’Europa in tema di pena di morte. Un’Unione che peraltro oggi attraverso suoi portavoce ha ammesso di non conoscere a fondo le problematiche relative agli avvenimenti che riguardano i nostri due Marò, affermazioni che, se non vado errato, sono palesemente in contrasto con quanto varie volte assicurato dal Premier Monti e dal Ministro Terzi sul fatto che «l’Europa seguivano giorno dopo giorno le vicende e la baronessa Asthon era in costante contatto con il nostro Premier».

Perché riconsegnare i due marò e cosa nasconde questo provvedimento?

Una domanda a cui non è semplice rispondere. Sicuramente interessi di natura economica da parte italiana ma che potevano essere gestiti con precisi ammonimenti all’India interessata a consistenti aiuti economici europei. L’Unione infatti si è impegnata ad aiutare il governo indiano per ridurre la povertà del Paese  attraverso una serie di misure che riguardano la sanità, l’eguaglianza dei sessi, l’accesso all’insegnamento primario con un progetto di Cooperazione destinato a durare nel tempo ed a cui partecipa l’Italia come Stato Membro.   Non tralascerei, inoltre, l’ipotesi che i due Marò siano stati anche usati per risolvere “problemi di condomino” interni al Governo e maturati nel corso di questi tredici mesi. Peraltro è impensabile che un Presidente del Consiglio affermi che non era stato informato dal Ministro Terzi sull’iniziativa di non far rientrare in India i due militari (Secolo XIX – 22 marzo 2013, pag. 4) ed il Sottosegretario De Mistura faccia dichiarazioni in contrasto con le decisioni del suo Ministro. Io se come Dirigente dello Stato non fossi stato a conoscenza di iniziative importantissime di un mio funzionario non avrei dovuto fare altro che dare le dimissioni dall’incarico.

a cura di Giovanna Canzano
giovanna.canzano@yahoo.it
www.giovannacanzano.it

 

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