Estanislao Kowal. Un deseparecidos romagnolo accusa la Chiesa…

Elda Casadio era una faentina immigrata in Argentina alla fine della seconda guerra mondiale assieme al marito, il soldato polacco Estanislao Kowal, combattente dell’esercito del generale Anders di passaggio in Romagna per lottare contro i nazifascisti. Dalla loro unione era nato a Forlì il piccolo Estanislao, cresciuto in Argentina dove divenne un abile meccanico, ma anche un giovane attivo in un gruppo di volontari che portavano aiuti alle famiglie più povere delle Villas Miserias. Un’attività considerata sovversiva dai militari che, il 24 marzo 1976, avevano preso il potere con un golpe. Estanislao Kowal venne rapito ed andò ad aggiungersi al lungo elenco degli scomparsi, mai più ritrovati, conosciuti come desaparecidos.

Elda, non si perse d’animo e andò a chiedere aiuto al nunzio apostolico del Vaticano, Pio Laghi, destinato in seguito a divenire cardinale e “ministro degli esteri” della Santa Sede, anche lui originario di Faenza. «Suo figlio era comunista?» fu quello che la signora Elda si sentì rispondere dall’illustre prelato alla sua richiesta di aiuto. «No monsignore, non era un comunista. Ma anche se lo fosse stato, è lecito uccidere per un’ideologia?». Lui la congedò promettendo il suo interessamento, ma Elda non venne mai più contattata dal nunzio o da suoi collaboratori! Continuò a cercare notizie di suo figlio, fino a divenire una delle madri di Plaza De Mayo, e lottò per avere giustizia e sapere almeno dove era stato sepolto il suo Estanislao.

Circa vent’anni dopo Elda incontrò per caso il cardinale Laghi al cimitero di Faenza, e gli chiese perché non avesse più fatto avere sue notizie, il prelato rispose che aveva fatto tanto per  tanti italiani e che aveva le mani legate, e non aggiunse altro. La vicenda di Estanislao, di sua madre Elda descritta a metà degli anni 90 dal mensile faentino La Città, ed in seguito citata brevemente dal romanzo Le Irregolari (Buenos Aires Horror Tour) di Massimo Carlotto, è stata narrata nel libro di Roberto Turrinunti Estanislao Kowal – Argentina 1976-1983: il dramma di un desaparecido romagnolo (Ed. Il Ponte Vecchio, 2011) e presentato poche settimane fa proprio a Faenza, per iniziativa dell’associazione “Fuori dal Coro” e di Renzo Bertaccini, libraio, ex direttore del mensile La Città, in seguito consigliere comunale indipendente del PRC.

La presentazione è stata molto partecipata e si è svolta in pieno centro, quasi di fronte alla cattedrale cittadina, dove qualche anno fa è stato sepolto con tutti gli onori il cardinale Laghi, colui che non aiutò Elda Casadio, e che da nunzio apostolico si era detto favorevole al “dovere dell’esercito di difendere Dio, la Famiglia e la Patria” dal comunismo e dai sovversivi, colui che diceva di avere le mani legate, per intervenire a favore dei desaparecidos ma che quasi ogni settimana giocava a tennis con l’ammiraglio Massera, membro della giunta militare e tra i principali artefici della “Guerra Sporca” che portò alla scomparsa e allo sterminio di quasi 30.000 persone.

Del resto, il nunzio apostolico Pio Laghi fu in buona compagnia, visto che la chiesa argentina appoggiò il regime militare senza esitazione, restò in silenzio quando migliaia di ragazzi e ragazze vennero  sequestrati dai militari e vennero massacrati, fucilati o gettati vivi dagli aerei. Tutto ciò,  mentre alcuni prelati parteciparono attivamente alle torture, ai sequestri e agli omicidi come il famigerato Cristian von Wernich, o segnalando i “sovversivi” da prelevare, o arrivando a giustificare esplicitamente la repressione persino mentre confessavano i torturatori.

Una pagina nera della chiesa argentina ampiamente descritta da Emilio Mignone in La Testimonianza negata, o da Horacio Verbitsky in Il Volo e L’isola del silenzio, una pagina da cui nemmeno Josè Mario Bergoglio, all’epoca dei fatti superiore dei gesuiti, ora papa Francesco, ne esce completamente indenne.

Un po’ reportage giornalistico, un po’ romanzo, con largo spazio alle testimonianze dei parenti di Estanislao e di altri desaprecidos il libro di Turrinunti, ha il pregio di ricostruire le vicende di persone normali, che avevano il solo torto di credere nella giustizia sociale,  di impegnarsi a favore del prossimo.

Nel 2003 il Comune di Forlì ha intitolato una via a Estanislao Kowal, nella zona industriale Coriano, a circa un km in linea d’aria da dove lavoro, la coraggiosa e semplice Elda Casadio è morta nel 2006 per le conseguenze di una rapina, poco prima di ricevere dal Comune di Faenza il prestigioso premio di “Faentina Lontana”, un riconoscimento che la città Manfreda consegna ogni anno ai suoi figli illustri che si sono distinti in diversi ambiti, un premio di cui in passato è stato insignito anche il cardinale Pio Laghi. Elda è sepolta in Argentina, sulla sua tomba è scritto: “Desde el cielo seguirà marchando, buscando memoria, verdad y justicia”, che in italiano significa “Anche in cielo continuerà a marciare, cercando la verità, la memoria e la giustizia”.

Raffaele Morani

 

 

 

 

 

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks