Nuova Oggettività/2. Perché Israele può avere 400 testate atomiche e l’Iran nessuna?

La NUOVA OGGETTIVITÀ, movimento di pensiero operante da circa 2 anni e che ha anche realizzato un libro-manifesto nel 2011 con la firma di oltre 150 intellettuali e la partecipazione scritta, su varie tematiche, di oltre 90 testi autorali, presenta un nuovo libro-idea di prossima pubblicazione che chiede, ancora, con una selezione più mirata, la libera partecipazione di autori di varie aree di pensiero. Il titolo del libro sarà: Per quale motivo Israele può avere 400 testate atomiche e l’Iran nessuna? –  L’impero interiore. Il libro non svolge solo una azione provocatoria, a dimostrazione che con i tabù non si determina nessuna dialettica salvifica, ma ha anche la funzione di compiere un’ulteriore registrazione, in due pagine di testo per autore, di tematiche reputate fondamentali, del tutto liberamente e senza limiti d’argomento. Il sottotitolo  “L’impero interiore”, dà comunque il segno di una alterità assoluta ma utopicamente possibile, e non solo genericamente antisistema, che possa rendere centrale la dimensione spirituale e quella carnale nello stesso foro significativo, centro radiante ed ombelico vitale di ogni esistenza non deviata e non corrotta. Il curatore del libro è Sandro Giovannini. Di seguito un’intervista a Sandro Giovannini, segretario del movimento di pensiero.

La redazione

L’IMPERO INTERIORE
Paolo Silvestri intervista Sandro Giovannini 

E’ in fieri il secondo libro-idea della “Nuova Oggettività,  popolo, partecipazione, destino”, che credo svolga soprattutto una funzione provocatoria.

Di ciò di cui non si può parlare è meglio tacere, diceva qualcuno… ma in realtà è possibile che ognuno, come dice la poesia di Eliot in Prufrock o Leopardi nello Zibaldone, abbia da farsi in proprio una domanda principale e drammatica.  Almeno lo spero, anche se non sono del tutto convinto che tutti abbiano da farsi una domanda di tal genere… ovviamente magari molto diversa da quella “proibita” del titolo…

E allora perché insistere su un problema drammatico come questo che mette in allarme al solo pronunciarlo e crea più problemi (soprattutto a voi) di quanti ne possa risolvere? Senza poi dare la possibilità di risposta precisa?

I problemi drammatici sono infiniti sulla scena del mondo apparecchiata, ma questa questione, che si mostra con una sua paranoica urgenza sul quadro geostrategico, potrebbe determinare in un prossimo futuro uno scenario realmente, e non solo letterariamente, apocalittico.  Le questioni drammatiche o decisive sono ovviamente molte: la sovrappopolazione, il degrado ambientale, il mondialismo imperante, lo sfruttamento capitalistico, la follia finanziarista, il perdurante squilibrio operato sui popoli da parte di ristrette cerchie di privilegiati, il neoimperialismo ridicolmente ipocrita in sostituzione di quello classico, il crollo del sia pur precario equilibrio del terrore, l’esportazione umanitarista della guerra asimmetrica e per procura, la fuga per la tangente integralista, il sempre irrisolto problema della “partecipazione” nell’impegno politico, una geopolitica vissuta spesso come illusoria e surrettizia sostituzione di un ideale spirituale e sociale assieme e molti altri problemi di cui ormai fortunatamente aumenta la consapevolezza. Li ho sommariamente elencati non per pedante (ed incompleta) rassegna ma per svelare, senza infingimenti, la nostra posizione ideale…  Qui però noi iniziamo da uno ed ognuno sceglie liberissimamente una risposta più confacente per mettere in gioco la propria responsabilità. Se ci si pensa bene, in fondo, un problema vale l’altro, perché tutto si tiene, ma i sostanzialisti di facciata sono sempre pronti ad avanzare distinguo di ogni genere ed a non fare mai buona causa comune, ma iniziare da questo era più difficile e noi lo  abbiamo scelto perch’è il più difficile, quello, appunto,  che mette in gioco passioni vitali ed una follia pronta dietro l’angolo…

Insisto sull’obbligo di non rispondere. Rischia di essere una sorta di furba fuga dalla responsabilità primaria.

Quando imperano i tabù la dialettica è inefficace. Se impera la disinformazione non si dà dialogo. Pochissimi riescono a “ricercare” con equilibrio.  E poi la domanda la fa, nella sua apparente ma innegabile neutralità scemo-scemo ma tutti, sia quelli che rispondono, sia quelli che non rispondono, capiscono benissimo dove si può andare a parare… Perché i più sono costretti a muoversi fra necessitati veti incrociati ed odi insuperabilmente incomparabili, e così domina la politica di potenza e solo la violenza, fisica e del pensiero.   Tutti se ne potranno rendere conto, come fasce sempre più estese di popolazione sono ormai consapevoli della crescente espropriazione della cosiddetta democrazia, compiuta da un’oligarchia mondialista, mai così potente ed efficace, che sfrutta le parole, senza pietà, come randelli: populismo, complottismo, razzismo, antisemitismo, fascismo, comunismo, radicalismo, antagonismo…etc.

Come pensa che riuscirà il libro? Ed ha già qualche risultato?

Non ci facciamo soverchie illusioni…  Ma questa è una buona cartina di tornasole ed anche un buon macigno nello stagno. Il nostro è un movimento di pensiero, lavoriamo sulla distanza…

a cura di Paolo Silvestri

 

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