Premio Nobel per la pace all’ UE? ahahhahahahhahahhahha…

Quest’anno la commissione che assegna quel premio intitolato all’inventore della dinamite, per la categoria “pace”, ha compiuto una scelta a dir poco fantasiosa: il vincitore dell’Oscar della pace è nientepopodimeno che l’Unione Europea.  La decisione ha suscitato non poche critiche di incoerenza da parte di chi fa notare che a discapito del nobel, l’Unione Europea ha avallato l’invasione libica nonché gran parte degli interventi NATO nel mondo. Tali critiche seppur fondate non colgono le ragioni alla base dell’assegnazione.

Se da un punto di vista fattuale l’Unione Europea ha contribuito alla pace quanto la benzina contribuisce a far spegnere un incendio, da un punto di vista sostanziale il premio è più che meritato.  Quindi sostanzialmente cos’è stato premiato? Lo spiega bene Mario Monti che più di tutti ha il titolo per parlare di questo Moloch tanto amato dagli eurocrati come lui:

La formula stessa dell’integrazione per impedire la guerra e promuovere la pace inventata dall’Unione Europea e sperimentata per molti decenni in Europa è oggetto di studio, ammirazione e imitazione in molte parti del mondo


L’italico tecnocrate non parla di politiche, decisioni o qualsiasi altra cosa che qualificherebbe l’Unione come promotrice di pace bensì di una “formula” che ne costituirebbe l’essenza. Formula che prima di essere politica è giuridica e nasce dal pensiero giusnaturalista per poi concretizzarsi nelle sue linee fondamentali nel breve trattatello “Per la pace perpetua” (1795) di Immanuel Kant.

Tale formula comincia a realizzarsi poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale con la creazione nel 1951 della Comunità europea del carbone e dell’acciaio(CECA) il cui scopo era evitare un conflitto tra Francia e Germania (i due principali paesi aderenti) mettendo in comune la produzione delle due materie prime. Questo nucleo originario nato come organizzazione economico-giuridica tramite successive mutazioni si evolve in qualcosa di più grande che lungi dal limitarsi all’ambito economico realizza una comunità di stati nazionali a sovranità limitata in simbiosi con un ordinamento sovranazionale e capace di penetrare e derogare la sacra e secolare sovranità nazionale del singolo Stato aderente .

Questa organizzazione è riuscita realmente a garantire la pace in un continente che fino a poco più di mezzo secolo fa era sconvolto da guerre sanguinose e fratricide. Dopo l’ultima guerra mondiale non si è più visto un conflitto tra paesi aderenti al meccanismo europeo e chi obietta adducendo come esempio le guerre jugoslave non tiene conto che i paesi della ex-jugoslavia non erano parte dell’Unione Europea né quando si scannarono né oggi che attendono di essere ammessi.

In definitiva è innegabile che l’Unione Europea come “formula” garantisce indiscutibilmente la pace sul continente e la decisione della commissione sotto questo aspetto risulta più che giustificata.   Tuttavia, spesso e volentieri il diritto è come il famoso dito che indica la luna: tutti (i giuristi) guardano il dito e nessuno ciò che indica. In tutto questo ambaradam di elogi alla Dea Europa e ai suoi magici poteri di abbonire la tradizionale bellicosità degli Stati-nazione nessuno si è accorto che dietro tali incantesimi si cela una diabolica stregoneria che ha consentito ai paesi forti del continente di dominare quelli più deboli non per vie militari bensì tramite vie politico-istituzionali.

Otto Von Bismark sintetizzò verso la fine del XIX secolo le sue linee politiche in una dichiarazione al Parlamento: «non con discorsi, né con le delibere della maggioranza si risolvono i grandi problemi della nostra epoca, ma col sangue e col ferro».

La Merkel quando lo incontrerà all’inferno potrà benissimo obiettargli che gli è bastata una semplice telefonata per cambiare governo all’Italia imponendogli il governo del Gauleiter Monti. Si farà poi due risate raccontandogli di come ha fatto tagliare ai greci le spese sociali riuscendo allo stesso tempo a fargli comprare armi e aerei militari.

Il concetto di “pace” considerato dalla commissione di Oslo non tiene conto del fattore eguaglianza. La pax europea,una pace che ha come presupposto la pacifica e volontaria sottomissione dello Stato più debole nei confronti dello Stato più forte. Sotto questo punto di vista l’Unione Europea non è soltanto il fallimento del diritto internazionale, ma in generale il fallimento del diritto come mezzo per superare la legge del più forte. La rivincita di Hobbes e del suo Leviatano.

Cristian De Marchis

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