Mario Monti e il patto leonino
Ovvero: “Dalla prossima legislatura…”

Non sono un giurista e neppure un avvocato e quindi non avrei titolo per disquisire sul “patto leonino”. Ho però letto e, nel tempo che fu, anche tradotto Fedro ed Esopo e conosco bene la loro favoletta sul leone e la combriccola che con lui va a caccia.

Racconta Fedro rifacendosi a Esopo: «Si radunarono insieme per andare a cacciare, la pecora, la capra, la mucca e il leone. Presero un cervo. Nello spartire la preda ciascuno degli altri credeva di avere diritto a una parte come quella del leone. Ma disse il leone: ”Noi divideremo il cervo in quattro parti: la prima deve essere mia, perché è mio il primo onore; la seconda deve essere mia, perché ho la maggior forza; e perché io ho fatto la maggior fatica devo avere la terza parte di razione; chi piglierà la quarta parte non sarà mio amico”. E quando gli altri animali udirono queste parole, così scornati si allontanarono dal leone, e non ebbero niente della preda».

Nell’ordinamento giuridico italiano s’intende per patto leonino, un accordo svantaggioso, stipulato con persone più forti, dal quale invece degli illusori benefici previsti possono derivare soltanto danni e guai. Il patto leonino, sul quale ho ragionato, può vincolare i contraenti nel tempo in modo diseguale: a fronte di impegni immediati per un contraente, esiste solo la promessa futura di impegni simili per l’altro. Mario Monti e la sua armata di tecnici ha trovato una formula per il suo governare che si configura come un vero e proprio “patto leonino”.

La formula è stata così codificata: “Dalla prossima legislatura” e si basa sulla dilazione futura per gli impegni del leone, mentre pecora, capra e mucca sono tenuti coattamente a rispettarli da subito, se non retroattivamente. Il leone è la somma di tutte le caste che spadroneggiano nel paese. La pecora, la capra e la mucca, siamo tutti noi, cittadini che subiscono la violenza del leone.

È così che la riforma delle pensioni su di noi grava da subito (per gli esodati addirittura retroattivamente) mentre la modifica dei vitalizi ci sarà “ma solo dalla prossima legislatura”. Il taglio delle detrazioni sulle buste paga del lavoratore ha validità da oggi (sono quindi retroattive), il taglio (modestissimo) dei privilegi dei politici ci sarà “ma solo dalla prossima legislatura”.

L’IMU per noi parte da subito, per la Chiesa ci sarà “ma solo dal 2013”, che equivale al “ma solo dalla prossima legislatura”. E così per tutti gli altri nostri sacrifici che ci dissanguano da ora, mentre la riduzione del numero degli assessori, delle Regioni, delle Province, dei Comuni, delle auto blu, delle spese folli dello Stato, ci sarà, assicura Monti, “ma solo dalla prossima legislatura”. Ma, nella prossima legislatura, diceva mio nonno: “beato chi c’ha n’occhio!”.Alla fine il codice civile recita che il patto leonino è nullo e forse condannabile chi lo mette in atto.

Per liberarsi di Mario Monti, estensore, per conto del leone, di tale patto, bisogna denunciarlo, trascinarlo in tribunale e farlo condannare. Forse un’arringa con Fedro ed Esopo a far da capisaldi sarà derisa e nulla produrrà, ma in tempi bui tornare ai classici giova almeno alla salute mentale di chi legge.

Mario Grossi

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