La bella addormentata
O del cinema in stato comatoso…

Dopo il terzo Batman di Nolan – qualcuno ha fatto caso al fatto che il cattivissimo Bane, dopo aver cagato il cazzo per tutto il film che sembrava imbattibile che nemmeno KenShiro o Bruce Lee, muore un po’ da coglione? – pensavo di aver visto il più brutto film della stagione. E la sensazione mi è stata confermata dopo la visione di Marilyn che, al contrario di Batman, è invece un bel film, delicato e leggero, e fornisce un bello spaccato sull’ambiente, sull’epoca e su lei, Marilyn. Ma non m’era parso giusto il confronto. Bastava leggere recensioni a caso sui due film per capire. Poi mi hanno portato a vedere Bellocchio, regista verso il quale sono sempre stato un po’ diffidente. E perché il Lanzidei junior si permette di essere diffidente nei confronti di uno dei massimi registi della cinematografia italiana – ma chi dice questo poi non dovrebbe lamentarsi dello stato di crisi in cui versa la cinematofrafia italiana stessa – che lui non è un cazzo di niente, solo un povero impiegato che di cinema non ci capisce granché? Bellocchio l’ho sempre visto come un regista d’attualità. Uno che gioca facile sulle corde delle persone: prende uno degli argomenti su cui s’è dibattuto molto e l’affronta riportandoti esattamente quello che già sai, anzi spesso anche meno. Così quando ho letto che questo film parlava del caso Englaro, mi sono detto: perché non provare? Solo dopo mi sono accorto di un po’ di difetti da locandina: tra gli sceneggiatori c’era Rulli, co-responsabile di aver rovinato il Fasciocomunista con la trasposizione cinematografica dal nome ‘Mio fratello è figlio unico'; il film era infarcito di figli di papà: Bellocchio figlio e Placido figlio.

LA VISIONE. Bellocchio si tuffa subito nel mare magnum dei luoghi comuni. Lo capisci quando il deputato del Pdl inizia ad avere i primi dubbi sulla votazione in Parlamento della legge pro-vita, sotto un quadro di Guttuso – o simil Guttuso – con bandiere rosse e falci e martello. Magari se si fosse trovato sotto un ritratto di Berlusconi, vai a capire, si sarebbe messo a pensare alla fica. Ma non è finita qui. Quando la figlia ipercattolica del deputato Pdl che si converte sotto i quadri di Guttuso, appena terminato il ciclo di preghiere per Eluana sotto la clinica La Quiete, si fa scopare selvaggiamente da uno conosciuto rocambolescamente in un autogrill e rivisto dall’altra parte della barricata. Nel tragitto tra il luogo di preghiera e l’hotel in cui consumeranno la passione, non viene detta una parola che è una. Lei lo guarda ma lui tiene lo sguardo dritto. M’è venuto il sospetto che il ragazzo abbia caricato una, convinto che fosse una prostituta. “Andiamo”, “Andiamo”. Niente di male – il silenzio, l’ipercattolica che fotte, il ragazzo che va a prostitute – se il tutto non fosse condito da frasi stereotipate tipo: “eh, queste cattoliche sembrano santarelline e invece…”, “non ti far fregare che questa si fa mettere incinta”. Senza contare il buon samaritano che vuol salvare a tutti i costi una drogata che ha l’aspetto di Maya Sansa – chi di noi non l’avrebbe voluta salvare, magari dandole un bacio? – o della mamma che non vuol spegnere la macchina alla Bella Addormentata – una che sembra che da un momento all’altro si alzi e dica alla mamma: “vabbè, io adesso vado a ballare” -.

Bellocchio però va anche oltre i luoghi comuni, in realtà forse oltre ci va Rulli che pare scriva la parte ‘politica’ del film. E dopo aver nuotato nell’infinito blu dei luoghi comuni, approda sulle sponde radical chic di una rive gauche che assomiglia sempre più alla rive droit, almeno a quella rive droit che ho immaginato io sin dalla gioventù. Ho l’impressione che sappia qual è il suo target e sia ormai abituato a strappare sorrisi compiaciuti e schifo telecomandato. Quando è il momento di inorridirsi basta far vedere qualche deputato del Pdl che si avvia in ragionamenti putridi e utilitaristici. Se proprio bisogna stare sull’orlo del vomito, allora basta far sentire una delle frasi di Berlusconi o di Quagliarello.

La verità è che Bellocchio ha voluto fare un film dal tema difficile, senza avere il coraggio di andare fino in fondo. Senza affrontare la realtà, ma nascondendola a tutti così come fecero allora i media. Una vera malata lungodegente ormai in coma vegetativo non c’è nel film. Non si vede mai nelle condizioni reali. C’è soltanto la fiction. C’è Beautiful. Nelle intenzioni del regista e degli sceneggiatori, La Bella Addormentata è anche un film che tenta di parlare del condizionamento indiretto che possono provocare la malattia, mentale o fisica, e la droga. Insomma sulla scelta che fanno le persone intorno al malato o al drogato. E mi pare che Bellocchio – mi dicono che sia fissato con il tema della libera scelta – viri più verso la schiavitù (dal condizionamento) che verso la libertà (dal condizionamento). Ti spiega più il ragionamento Berlusconiano o cattolico ratzingeriano che quello progressista e laico. Pure volendo fare esattamente il contrario. In due episodi su quattro infatti, le persone che assistono malati o drogati scelgono di rimanere succubi di un condizionamento che non accettano, rimangono comunque succubi. Sentono il senso del dovere. In un episodio (quello della Bella Addormentata) c’è la volontà di rimanere succubi di una recita – quella della mamma che è dilaniata dal dolore ma fa finta di essere una sorta di santa laica -. Solo nell’episodio di Servillo – il deputato illuminato sulla via di Guttuso – c’è la scelta di spegnere le macchine. Ma il caso è diverso: si tratta di eutanasia per una malata terminale di tumore, perfettamente vigile, che chiede lei di spegnere le macchine. Un caso ben diverso da quello di Eluana, almeno secondo me.

Tanta confusione sotto al cielo, oltre a tante carezze e lisciate allo spettatore di sinistra radical chic. Vi dico tutta la verità, che potreste non riuscirvi a capacitare sul perché uno debba andarsi a torturare i coglioni vedendo un regista su cui ha già in partenza delle grossissime riserve: sono andato a vedere per far perdere il primato – di film più brutto della stagione – a Batman. Mi sono immolato per l’Uomo Pipistrello – che noi a Latina, rileggendo Canale Mussolini, come supereroe potremmo anche adottarlo, visto che i pipistrelli son sempre stati un po’ i nostri supereroi qui nella palude bonificata, come facevano strage loro di zanzare nessuno mai. Prima che arrivasse Capitan DDT America che le zanzare le ha fatte fuori tutte insieme. Mi sono immolato, come ogni buon supereroe che si rispetti, portando a termine la missione.

Graziano Lanzidei

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