Perde il lavoro e si dà fuoco davanti al Parlamento… Una storia di “normale” sobrietà…

La notte di San Lorenzo, in una notte di mezza estate , tutti abbiamo guardato il Cielo sperando di vedere una stella che realizzasse i nostri sogni, le nostre speranze. E’ una notte particolare dove le illusioni diventano quasi realtà: crediamo che il sogno si possa esaudire.  Una nebulosa  che prende forma nella nostra mente e trova riparo nel nostro cuore, ma per un uomo la notte di San Lorenzo ha spento tutti i desiderata.

In questa notte, col ponentino che leggero soffiava sulla Capitale, un uomo non ha più avuto la forza di guardare il Cielo. Aveva perso tutti i sogni, nulla aveva da chiedere al firmamento che immobile lo osservava prendere fuoco. Un uomo che aveva perso il lavoro da qualche mese, sommerso dai debiti. Senza più speranza,  aveva urlato la sua richiesta d’aiuto rimasta inascoltata.

Angelo Franceschi, di 54 anni, si cosparge il corpo di liquido infiammabile, si ferma dinnanzi la Camera dei Deputati, osserva il tricolore che sventola e si da fuoco!

Un gesto plateale che dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha spezzato quel filo d’oro che si chiama dignità. Un gesto che non ha riempito le pagine dei giornali e non ha invaso i telegiornali. Un gesto estremo rimasto inascoltato, come la richiesta d’aiuto avanzata nei mesi precedenti,  forse perché non era un beagle e non poteva essere adottato. Un uomo di 54 anni che perde il lavoro in questo paese sobriamente “normale” non fa notizia, non stimola. Un uomo lacerato dalla solitudine e dai debiti non incuriosisce come un documento di stabilità economica, non divide come una “rivisitazione di spesa”, non incoraggia come una manifestazione inutile del sindacato inutile. E’ soltanto un uomo!

Una persona che ha avuto la sfortuna di nascere essere umano; la sua unica colpa è stata quella di non poter scegliere la condizione sociale e la famiglia e il paese in cui nascere. E’ soltanto un uomo! Che sfiga nascere essere umano quando non puoi scegliere e soprattutto quando le cose non le meriti.  Perché il diritto alla vita, alla dignità, al rispetto, al lavoro,  bisogna meritarlo secondo il liberismo più becero. Non hai un lavoro? Allora non vali un cazzo! Non hai un amico influente al quale chiedere una risonanza magnetica? Allora meriti di morire! Hai 50 anni e non hai una casa? Allora la colpa è tua e soltanto tua, hai una vita di merda! Io lavoro e tu no? Peggio per te!

Questa è la democrazia di un popolo “normale” in un paese “normale”. Abbiamo la Carta Costituzionale e la libertà. Sì, abbiamo anche la libertà di bruciarci vivi dinnanzi a Montecitorio. Abbiamo la libertà di urlare il nostro disprezzo, salvo poi votare sempre gli stessi che cambiano schieramento come si fa con un paio di mutande. Però abbiamo la libertà! Siamo liberi di dormire sotto i ponti, dentro i cartoni, perché il diritto alla casa non è più un diritto: è un merito.

Abbiamo anche la libertà di lavorare per 3.45 euro  l’ora nei mercati generali, dove il diritto si trasforma magicamente in favore. Però abbiamo la libertà! Abbiamo anche la libertà di giudicare come novelli magistrati in prima linea:  mettiamo alla gogna chi ruba la mela di biancaneve . Ma non abbiamo la libertà di giudicare chi ci massacra, ci umilia e ci induce a diventare “uomo torcia” senza essere super eroi dei fumetti.

Mi domando, ma dove sono gli indignati? Che fine hanno fatto le donne del “Se non ora quando” ? Il popolo della piazza, quel milione di manifestanti  ( secondo gli organizzatori), quei trecento mila ( secondo la Questura) difensori del paese “normale”, dove sono finiti? Forse sono occupati ad esaltarsi con il salto in lungo dei cerchi olimpionici, o forse sono in spiaggia a godersi il fresco della brezza marina.

Suvvia, questa è democrazia. Poco importa se un uomo si è dato fuoco dinnanzi al Palazzo simbolo della democrazia e della libertà. E’ più importante il simbolismo dell’essere umano! Ed allora, cari lettori, se tutto questo è democrazia e libertà,  preferisco non essere libera e democratica. Preferisco avere la casa, il lavoro, la salute, la gioia di vivere come  diritto e non come merito. Smettiamola di ragionare in bilanci economici e torniamo alla vera essenza della politeia come servizio all’essere umano. Finchè l’ultimo degli ultimi viene calpestato nei diritti non ci sarà mai democrazia e libertà. Sappiatelo, amici lettori, questo non è un paese libero e democratico: è una illusione, come le stelle cadenti della notte di San Lorenzo.

Democrazia, democrazia, è “Cosa Vostra” e non è mia.

Sabrina de Gaetano

 

 

 

 

 

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