Il sesso ai tempi della crisi economica…

L’articolo che segue è stato pubblicato il 17 agosto 2012, sul settimanale Altri.

La redazione

TIRA PIÙ IL DEFAULT
CHE UN CARRO DI BUOI
miro renzaglia 

Dice un antico proverbio: «Il cazzo non vuole pensieri», ovvero: un sovraccarico di preoccupazioni inibirebbe la funzione erettile di cui l’organo maschile va noto. Concetto, tuttavia, che può essere esteso all’intera sfera sessuale: là dove sorgono problemi di natura sociale economica o politica, si scoperebbe assai meno. Il dato è ampiamente confermato da recenti studi scientifici che smentirebbero l’altro detto di saggezza popolare secondo il quale: «Tira più un pelo di fica che un carro di buoi». Evidentemente, se il “carro di buoi” è una crisi, anzi: “la crisi”, come quella che stiamo attraversando, il pelo si può pure spaccare in quattro, ma il cazzo continua a non tirare.

Hai voglia a sostenere che il sesso è solo una questione di ormoni: una specie di meccanismo basico che scatta in automatico a suo (e a tuo) piacimento. Il sesso nasce prima che dal cuore (semmai l’organo ventricolare viene raggiunto dopo) dalla testa e più esattamente da quell’area che si nutre ed è fonte di immaginazione. E’ sempre l’immaginazione che precede l’atto. Ma se l’immagine che ti occupa il cervello è quella di Mario Monti che ti tassa, di Elsa Fornero che ti licenzia, di Anna Maria Cancellieri che ti promette lo stato di polizia, di Sergio Marchionne che vuole chiudere il tuo stabilimento, devi avere le capacità immaginative di Leonardo Da Vinci per far sgorgare il desiderio e concederti «una sana e consapevole libidine» come suggeriva, in tempi meno sobri di questo, il poeta Adelmo Fornaciari.

Ma c’è di peggio. Pare, sempre secondo attendibili studi, che 
il rapporto tra attività sessuale e benessere economico sia bilaterale. Ovvero: non solo le difficoltà economiche incidono sulla libido, ma il calo di quest’ultima va a far sentire i suoi effetti anche nelle altre attività sociali dell’uomo e della donna, inficiando le loro capacità lavorative e, dalla derivante frustrazione, di nuovo il rapporto sessuale. Se ci pensate bene, il meccanismo è identico alla formula che il sistema mondiale finanziario ci ha propinato. C’è una crisi determinata dal debito pubblico, come se ne esce? Indebitandosi di più. Un circolo vizioso, insomma, senza neanche la goduria che in genere i vizi garantiscono.

Del resto, in tempi di crisi economica, non si predica forse la virtuosa ricetta del “tirare la cinghia”? Ora, è noto a tutti che per calarsi i pantaloni e disporsi all’atto del piacere la cinghia vada del tutto allentata. Senza contare che, fuor di metafora, una cinghia eccessivamente stretta, rallenta il flusso sanguigno, rendendo problematico fino, in casi estremi, ad impedire l’irrorazione dei vasi degli organi deputati all’accoppiamento.

E’ chiaro, ovvio e va da sé che la crisi-del-sesso ai tempi della crisi-economica l’avvertano soprattutto le classi che maggiormente sopportano il disagio di quest’ultima. Come dire: piove sempre sul bagnato, governo ladro. Per esempio, crollano gli indici di frequenza della prostituzione low-cost, mentre il giro delle escort a cinque stelle non conosce flessioni. Calano gli affitti delle stanze a ore dove si consumavano gli adulteri fra colleghi di ufficio (pare ci sia un sostanziale recupero dell’auto come nido della tresca) ma non le prenotazioni negli hotel di alto profilo dove, fra un summit ed una convention, i manager e le manager scopano notoriamente come ricci. Scema il mercato della pornografia e dei sexual-toys pecorecci ma non sembra essere toccato il giro di affari del turismo sessuale transcontinentale. Ecco, se occorresse un ulteriore indice chiaro di chi paga la crisi, questi dati ne sono garanzia: come al solito, la lotta di classe la vincono i ricchi.

Che fare, direbbe Lenin? Mi sentirei di sconsigliare il ricorso al sesso virtuale: quello che si nutre di chattate erotiche e di you-porn, con mani che si strofinano autarchicamente sui propri genitali fingendo siano bocche fameliche, cazzi coi fiocchi, fiche lussuriose e culi scolpiti. Non perché personalmente ne disdegni la pratica, anzi. E’ solo che, in questa fase, mi sembra un atto di resa, benché a costi sostenibili (quelli dell’abbonamento Adsl) al micidiale attacco che la crisi economica sferra al cuore della nostra libido. Una sorta di chiusura all’angolo per resistere quando, invece, dovremmo contrattaccare e riprenderci tutto.

miro renzaglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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