Il Grigiocrate Mario Monti. Opinioni a confronto…

Gli articoli che seguono sono stati pubblicati venerdì scorso, 10 agosto, sul settimanale Altri. Per approfondimenti, si veda anche la recensione di Giorgio Ballario, postata sul Fondo: Il Grigiocrate Mario Monti. Biografia non autorizzata“.

La redazione


UN GRIGIOCRATE AL SERVIZIO DELLE BANCHE
CHE HA FATTO SOLO MACELLERIA SOCIALE
miro renzaglia 

Non da sempre, ma da svariati anni ho preso a leggere con puntualità le pagine economiche dei quotidiani. E’ una sana abitudine, credetemi. Magari un po’ faticosa all’inizio ma poi dà soddisfazione. Quanto meno, quando ti capita fra capo e collo un Mario Monti come Premier, sai chi è, da dove viene, chi lo manda e, soprattutto, cosa viene a fare. Non rischi insomma di abboccare all’amo del Governo dei Più Sobri né ti puoi illudere, neanche per un momento, che la sua missione redentrice salverà il Paese dalla crisi economica che lo strangola.

Per chi non avesse avuto la perseveranza che ho avuto io, può rimediare alla scarsa conoscenza con un corso rapido, veloce e di immediata lettura, scritto da Augusto Grandi, Daniele Lazzeri e Andrea Marcigliano, dal titolo Il Grigiocrate Mario Monti (Edizioni FuoriOnda, 2012).  Una sorta di biografia non autorizzata dell’insigne Primo ministro. Dove si dimostra, seguendo il Nostro, di nomina in nomina (che di incarichi elettivi non ne ha mai avuto bisogno) dalle austere aule universitarie torinesi a Palazzo Chigi, che dall’Uomo in Grigio altro non ci si poteva attendere che quello che ha fatto e sta facendo nella Macelleria Sociale Italia.

Ottenuto il mandato, prima ancora che da Napolitano dalle alte sfere finanziarie a cui è sempre legatissimo (la famigerata Goldman Sachs, per esempio)  ha preso la letterina che la Bce aveva avuto cura di inviarci con le prescrizioni economiche e si è dato di buona lena ad eseguirle. Reintroduzione di tasse inique sulla prima casa (l’Imu), innalzamento dell’età pensionabile ai limiti delle umane aspettative di vita, tagli alla spesa pubblica con particolare riguardo alla sanità (via 18.000 posti letto),  aumenti delle accise sulla benzina,  mano libera a Marchionne di fare quel che cazzo gli pare di imprese, sindacati e operai della Fiat, riforma in pejus dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, rispetto ossequioso delle volontà di grandi lobby: prima fra tutte quella farmaceutica. E’ quasi ovvio osservare che per applicare un formulario del genere, sarebbe bastato un buon ragioniere. In fondo, si tratta del millenario precetto del “taglia e prendi”, praticato da sempre in tutto il mondo da chi vuole far pagare una crisi ai soliti pantaloni, senza toccare gli interessi forti.

A chi gli fa notare che con questa ricetta la via della recessione economica è certa lui, puntualmente, replica:  “Sono i mercati che lo vogliono. E’ l’Europa che ce lo chiede.” Una specie di mantra che serve più a rasserenarsi che a rasserenare chi deve mettere mano al portafogli.

E bastasse questo. Il sospetto forte avanzato da Il Grigiocrate, senza scomodare assurde tesi complottistiche ma in chiave di stringente e razionale analisi dei fatti, lo chiarisce Piero Sansonetti nella prefazione al libro: «In questo libro si sostiene però una tesi molto interessante. E cioè che il governo Monti è il frutto di un’operazione assai più complessa compiuta in una specie di “laboratorio politico sperimentale” su scala mondiale. E cioè che l’Italia è stata individuata come il luogo giusto per mettere alla prova un nuovo modello politico sociale e un nuovo sistema di potere che è stato pensato all’estero, in Europa e nei grandi centri di potere economico e finanziario e che è stato affidato a due uomini chiave: Mario Monti e Sergio Marchionne. Con la supervisione e la copertura di un’autorità indiscutibile e antica come quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E’ una tesi suggestiva e molto ragionevole».


NESSUNA VERA LIBERALIZZAZIONE
ECCO PERCHÉ SUPER MARIO HA DELUSO 
Massimo Micucci 

Nel professore avevo sperato. Oggi sono deluso, perché ha fatto meno di quel che si poteva immaginare. Non difendo dunque Monti, ma il montismo che ci ha tradito. Questa per me è una aggravante. Del loden, della sobrietà, dell’uscita di Berlusconi non m’importava un granché. Ho sperato che un signore che aveva fronteggiato giganteschi monopoli, non s’accontentasse in casa sua di metterci solo una pezza. Mi piaceva il diktat della Bce.

Grazie all’astuzia di Napolitano, der Kommissar Monti poteva governare in questa specie di golpe, forzando la mano ai partiti, obbligandoli a fiducie ripetute, minacciando di andarsene. Ha preferito il condominio, gli esperti vecchi e nuovi del politichese hanno limato assieme ai suoi tecnici le punte di una politica di drammatico rigore di cui l’Italia aveva bisogno. Se c’era da servirsi di scuri e forbici anche su tanti pensionati tanto valeva farlo con regole radicali e innovative. Invece ha ripetuto quel che hanno fatto per 30 anni governi di centro sinistra e di centro destra con Berlusconi, D’Alema, Fini, Casini, Bertinotti, Visco e Tremonti. Stato padrone, spesa pubblica inefficiente e ingiusta, potere non ai lavoratori ma a chi rappresenta una minoranza garantita e solo potere di interdizione. Il solo capitalismo favorito è stato quello amicale: dei grandi concessionari, ieri Berlusconi, poi Benetton, oggi De Benedetti, e poi il capitalismo di Stato, quello di connivenza. I poteri “amici” più che i poteri forti, quelli che piegando la concorrenza alla convenienza hanno aggravato la nostra crisi di competitività.

Caro Mario, senza contrappesi non c’è concorrenza e senza concorrenza (e conflitto) non c’è libertà, né crescita. Il decreto sulle liberalizzazioni è una lenzuolata delle cose che non si possono liberalizzare, la riforma del mercato del lavoro è scritta con Cgil e Cisl. I tagli nella pubblica amministrazione restano lineari e non si seleziona tra chi ha ben fatto e chi no. La linea “più spesa e più tasse” non viene cambiata dall’abbassamento dell’asticella della crescita. I farmacisti contano più delle farmaceutiche e i tassisti resistono, ma il punto è un altro: chi è lo Stato per stabilire quante farmacie e quanti tassisti ci vogliono? Nessuno. Chi è lo Stato per imporre il principio prima paga le tasse e poi protesta, appaltata- to per giunta alla polizia privata di Equitalia? Io speravo con l’outsourcing almeno in una mezza modernizzazione.

Non aderisco alla vulgata unica del fallimento del liberismo. Ma dove è il liberismo in Italia? E la libertà? Abbiamo avuto finalmente un ministro della Giustizia avvocato invece che magistrato, ma evidentemente ha fatto un “patto di prelazione” per le sue future cause. Una pessima e populistica legge anticorruzione, nessun intervento sulle intercettazioni e nessuna messa in causa dell’ultracasta dei magistrati. Siamo passati dalle leggi ad personam, alle leggi contra personas. Per trenta anni di flop dei manettari non paga nessuno e chiunque trovi un osso di cane si inventa un complotto, dei pentiti e degli imputati Tutto con la bene- dizione dei professori. Nessuna amnistia, né dai processi mediatici né dal carcere vero (persino in Spagna ce n’è stata una fiscale) per gli incarcerati o per gli indebitati e invece misure di salvaguardia per le banche che avrebbero dovuto fallire. Eliminato il contante sono aumentate accise e tasse, e si sentono fischiar via turisti e investimenti. L’agenda digitale è sparita come quella di Borsellino. Per di più tutti i provvedimenti vengono concepiti dagli stessi gran commis che li scrivono da trent’anni. Abbiamo una nuova Iri che si chiama cassa Depositi e Prestiti. Se questo è un governo tecnico non lo so, se è politico, tutto è men che liberale. Non mi rassegno però a pensare che il meglio sia addavenì Bersani.

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