Green Hill. L’altra faccia della crudeltà umana…

Via Colle San Zeno civico 6, Montichiari, provincia di Brescia. Circondata da uno splendido paesaggio di alberi verde scuro e immensi prati rigogliosi, sorge un aggregato di capannoni circondati da alte recinzioni protette da filo spinato. Nelle mura di questi locali si trova un alveare di piccole gabbiette dove vengono allevati fin dalla nascita splendidi cani beagle con lo scopo finale di venderli a laboratori scientifici di università o aziende farmaceutiche come cavie per esperimenti. A capo di questa fabbrica di merce animale non poteva che esserci una multinazionale americana, la Marsharl Farm inc., leader nel settore della mercificazione animale.

Abominevole, l’unica definizione possibile. Consequenziale, la reazione degli animalisti e lo sdegno emotivo dell’opinione pubblica. Una fotografia che inquadra perfettamente il meccanismo azione-reazione mediato dal lavoro dei media (da chi sennò?). Il cattivo è la multinazionale e il buono è chiunque stia dalla parte dei poveri cani. Un quadro apparentemente completo, chiaro e concluso senza più ruoli o situazioni da aggiungere. Eppure non è così. Eppure c’è qualcosa che sfugge al binomio di questa vicenda: un qualcosa che emerge soltanto guardando il tutto in negativo, cercando “quel che non è” piuttosto “che quel che è”.

Con un po’ di attenzione si scorge una contraddizione nel comportamento dei “buoni”, i difensori degli animali. Nella loro solidarietà si nasconde un pizzico di crudeltà, anche loro sono in fondo “cattivi”. Sono indifferenti. Il loro interesse per il dolore animale è parallelo all’indifferenza verso quello umano. Sarebbero disposti a proteste infinite per un cane ucciso in Ucraina ma tacciono vergognosamente quando un barbone muore di freddo sotto casa loro, un immigrato stira mentre raccoglie le arance che serviranno la loro tavola perché stremato da ore di lavoro sottopagato, un carcerato si suicida perché la sua gabbia (ed è un uomo non un animale) è troppo affollata per permettergli un’esistenza decente. Il loro interesse per gli animali è un interesse mediocre adatto a soddisfare il loro effimero bisogno di esprimere solidarietà mediocre, valvola di sfogo per quei sensi di colpa nati dalla consapevolezza di esistenze più mediocri della nostra. Aiutare i più sfortunati diviene doveroso ma quando all’essere umano si preferisce solo e soltanto l’animale diviene anche crudele, una crudeltà indiretta e involontaria ma pur sempre grave.

I fatti di Green Hill, le recenti proteste per lo sfruttamento dei cavalli a Roma e simili manifestazioni di sdegno (mediocre ossia piccolo borghese), sono l’ennesimo esempio di come in ogni azione o sentimento umano si nasconda la sua negazione, in ogni altruismo il tumore di un egoismo, tanto da far pensare che per preferire un animale ad un suo simile l’essere umano sia veramente quell’essere naturalmente perverso che descrivevano certi filosofi.

Cristian De Marchis

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