Ciao, Cardinal Martini
E’ morto rifiutando l’accanimento terapeutico…

Lo devo ammettere. Io non credente, anticlericale, ma profondamente segnata da alcuni valori cristiani, valori che oggi vedo profondamente traditi, sono toccata dalla morte di cardinal Martini. Sono colpita dalle sue ultime decisioni. L’arcivescovo emerito di Milano prima di aggravarsi ha rifiutato l’accanimento terapeutico, ha cioè fatto l’esatto opposto di ciò che chiede la Chiesa ufficiale a tutti gli altri cristiani. A tutti gli altri esseri umani.

Non credo che Martini lo abbia fatto in maniera forzata, come gesto estremo contro una Chiesa a cui infine si è piegato, ma  a cui ha tentato di sottrarre l’egemonia. Credo lo abbia fatto non per ideologia, non per vendetta.  Lo ha fatto perché ha scelto, invece di vivere intubato, forzatamente, senza più godere di ciò che rende la vita degna di essere vissuta, di  morire serenamente. Ha preferito dare alla sua esistenza il significato più alto che viene dalla consapevolezza dell’amore che ci circonda, dal potere godere delle gioie e dei dolori. Non lo ha fatto apposta. Come non lo farebbe nessuno di noi. Come non lo ha fatto Beppino Englaro quando ha scelto di staccare la spina che teneva in coma da diciasette anni la figlia. Ma alla fine il gesto di cardinal Martini risulta come uno schiaffo verso una Chiesa che pur di imporre la propria ideologia, i propri dogmi e quindi il proprio potere impedisce qui in Italia, dove conta di più, a tutti noi di compiere la stessa scelta. In nome di un potere che non ha niente di spirituale, ma molto di temporale, ci impedisce di dire come vogliamo vivere. Come vogliamo morire.

Cardinal Martini non è stato solo questo. E’ stato molto altro. Ma non poteva che essere questo. Alla fine ha ceduto e nella sfida a Ratzinger ha scelto di assecondare un potere reazionario. Ma per anni, tanti anni, ha rappresentato la sfida di quel rinnovamento che partiva dal Concilio Vaticano II e che parlava il linguaggio della chiesa dei poveri, dei diseredati, parlava il linguaggio della modernità. Una Chiesa capace di rispettare le altre religioni, e soprattutto di rispettare le scelte dei singoli individui. Ho avuto la fortuna, sì la fortuna, di studiare alla Cattolica di Milano, quando ancora si sentiva la sua influenza. Da qualche anno non era più il rettore Giuseppe Lazzati, altra importante figura del cattolicesimo liberale, ma insieme tentavano di contrastare il potere di Comunione e Liberazione, all’inizio della scalata al potere. Allora alla Cattolica di Milano si studiava Marx e agli esami di teologia, non certo quelli tenuti dal capo di CL Don Giussani, ma con i docenti vicini alla parola di Martini, si parlava di uguaglianza e del Cristo che aveva fatto la rivoluzione.

Negli ultimi anni, molto probabilmente anche a causa della malattia, Martini era affetto dal morbo di Parkinson, ha avuto un ruolo secondario, sbiadito, che dispiaceva a chi invece lo aveva seguito con tanta attenzione. Oggi la decisione di non accettare l’accanimento terapeutico – gesto che non ha niente di eroico, ma di molto umano – ce lo restituisce anche nella morte in tutta la sua statura. Chissà che questa Chiesa così ottusa, così incapace ormai di ascoltare l’animo umano, lo possa capire e possa trarre nuova ispirazione. Chissà soprattutto che questa classe politica, incapace di tutto, venga contagiata dalla scintilla di intelligenza e di pietà che viene dalle ultime volontà di un vescovo che era prima di tutto un uomo.

Angela Azzaro
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