Lo slogan “metterci la faccia” va molto di moda. Vuoi dimostrare a qualcuno che non ti tiri indietro di fronte a una disputa dagli esiti incerti? Dici: “Ci metto la faccia”. Vuoi rimarcare il tuo impegno per una causa persa ma nobile? Pronunci: “C’ho messo la faccia”. Vuoi farti usare per veicolare la mossa tattico-strategica di Pierluigi Bersani di candidarsi premier con il maxi-partito di Mario Monti? Beh! se la faccia che ci metti, e soprattutto se la metti sul manifesto ufficiale della festa del Partito Democratico, è quella di Roberto Benigni, hai fatto bingo.
Intendiamoci, ho sempre disapprovato gli ipercritici che a priori sono ostili agli artisti che vanno a fare il loro mestiere a una festa di partito. Per me, gli spazi di quelle feste sono un palcoscenico come un altro. Insomma, non è per niente detto che esibirsi colà voglia per forza dire che aderisci al programma di quel partito. Il problema per Benigni è che, appunto: c’ha messo la faccia. Sul manifesto. Nel linguaggio della comunicazione vuol dire molto. Vuol dire, per esempio, che non solo aderisci a quel progetto politico, ma addirittura ne diventi veicolo e promoter…
E che male c’è? Non è forse Benigni un uomo di sinistra da sempre organico prima al Pci e poi a tutte le sue trasformazioni successive? Sì, sì: è vero. Il fatto è che con il Pd di Bersani la parabola del vecchio partito comunista è riuscita ad approdare, senza se e senza ma, nel campo avverso: quello liberal-liberista (per non dire capitalista tout court). E, su questa constatazione, magari uno si aspetterebbe che un uomo libero, come sono liberi i giullari e i poeti, Benigni avesse provato almeno a defilarsi dall’ingrato compito del metterci la faccia.
Odio le pregiudiziali. Magari il folletto toscano ci sorprenderà tutti presentandosi sul palco e, anziché sparare agli zombi (uno a caso: Berlusconi) punterà dritta la sua lingua sul rapporto contronatura Bersani-Monti (e altri degni compari di quest’ultimo). Magari, arroterà la lingua e, mettendoci la faccia, farà partire nei confronti della confraternita liberista una sonora pernacchia. Magari…
miro renzaglia







