Mario Monti. La comica continua: “bisogna investire sull’economia reale”…

A questo punto, anche le ultime riserve che, per obiettività di pensiero, avevo nei confronti della levatura di onestà e intelligenza di Mario Monti, crollano. Leggete qui: «La situazione è difficile e per uscirne bisogna puntare sull’ economia reale».

Avete letto bene? Parla uno che ha costruito la propria carriera, fino a condurlo al governo dello Stato italiano, sull’economia virtuale e, soprattutto, su quella finanziaria e che, all’improvviso se ne esce, cacchio cacchio tomo tomo, con la scoperta dell’acqua calda.

Peccato che tutta la sua opera di governo fin qui dimostrata vada nella direzione opposta: facilitare il compito dell’alta finanza a comprarsi il nostro debito pubblico, per ingigantirlo ancora di più. Esattamente come sta avvenendo.

Ci sarebbe da sperare che, magari, un colpo di sole lo abbia folgorato, se non sulla via di Damasco, almeno su quella della retta comprensione. Retta comprensione che più o meno vorrebbe questo: visto che la Bce presta i soldi alle filiali bancarie territoriali allo 0,75%, girarlo alle imprese produttive allo stesso tasso (e non a quello usuraio che oscilla fra il 5% e l’8%)  favorirebbe un briciolo, e forse più che un briciolo, di ripresa dell’economia reale.

Pensate che sia questo il suo intendimento? Ma quando mai. Basta pensare al via libera dato a Marchionne per chiudere gli stabilimenti della Fiat nel Sud d’Italia, nel continuare a garantirgli prebende statali che servono solo per essere investite in giochetti di borsa dell’anima delli mejo mortacci loro [LEGGI QUI, l’articolo di Maurizio Zipponi] per stopparlo nelle stronzate che spara a getto, senza soluzione di continuità.

Non a caso, l’aureo proposito di incentivare l’economia reale gli è scappato detto, oggi, a casa del noto oligarca capitalista russo, il Presidente Putin. Un modo neanche tanto sottinteso per avvertirlo dell’affare: “Guarda, stiamo alla frutta. Con la riforma dell’art. 18, abbiamo spianato la strada a chi vuole rilevare le nostre aziende, licenziando chi come quando e quanto vuole. E, al limite, per dislocare altrove l’attività. Che vuoi di più per comprarti i resti di quella che una volta era l’Azienda Italia?”.

Daje, sotto a chi tocca. “E io pago”, direbbe Totò…

miro renzaglia

 

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