Fernando Alonso for President. W l’Europa del Sud…

Fernando Alonso è un pilota stratosferico. Su questo credo che nessuno, anche i più competenti (io non lo sono), abbia qualcosa da dire. Che incarni, da spagnolo, il duplice carattere che sempre ha caratterizzato la penisola iberica è un po’ meno evidente. A me sembra invece chiarissimo come Alonso indossi con disinvoltura, il volto tragico e quello picaresco degli spagnoli.

Lo si è visto nella due giorni di Hockenheim in terra teutonica. Il sabato: il volto tragico. Con un tempo da tregenda, sotto un acquazzone che toglieva grip, visibilità, speranza, il pilota è parso una statua di sale, tanto immobile e inespressiva di fuori, quanto in preda al sentimento di dentro. Lorca, il grande Federico, avrebbe riscontrato in lui il passaggio del “duende”, quell’inesprimibile groviglio interiore di sentimenti che trasforma anche un pilota in artista, così come fa nel matador quando il corpo si piega alla sua volontà, o come nelle ballerine di Flamenco quando si lasciano trasportare da quel magone energetico e tragico che il “duende” rappresenta.

La domenica: il volto picaresco. Dopo una gara, solo apparentemente priva di nodi da sciogliere, quando, a vittoria avvenuta, si lasciava andare, con quel suo sorriso sornione ed innocente, ad una frase, che tutti i giornali hanno riportato con grande enfasi: «è curioso che un pilota spagnolo, su un’auto italiana, con progettista greco, vinca in Germania».

Un ingenuo sportivo, visionario come Don Chisciotte (in realtà Alonso Quijano di cui il nostro, forse per pura coincidenza, porta il nome) e con la sottigliezza razionale di un Sancho Panza o di un Bertoldo. Tutti i commenti hanno sottolineato l’ironico messaggio del pilota che grande in pista sa anche essere inserito nel contesto generale in cui vive. Carattere forte che forse non ha digerito quanto Germania e Nord Europa hanno dispensato ai tre “porci” del Sud: Spagna, Italia e Grecia.

Quello che è sfuggito a tutti, a me è venuto in sogno. Il messaggio di Alonso è, sì, un commento ironico ma in realtà è un vero e proprio manifesto politico. Alonso for President. L’unico vero statista, capace di vedere e prevedere. L’unico in grado di pensare alle generazioni future. Altro che il vanitoso Monti.

Alonso, con la sua fulminante ironia reticente, mette a nudo quello che è evidente a tutti ma che nessuno si prende la briga di contrastare. La Grecia sta per essere abbandonata al suo destino. Le dichiarazioni tedesche, che raccontano che una sua uscita dall’Euro non desta preoccupazioni e che i pensionati greci possono essere pagati in dracme, per assicurare una transizione morbida al ritorno alla moneta nazionale, si susseguono. La Spagna, ancorata a una promessa di salvataggio delle sue banche, con la gente in piazza e con la Catalogna, un tempo considerata la regione indipendente e ricca che avrebbe voluto liberarsi del peso del resto della nazione, è in pre-default. L’Italia che marcia, Sicilia in testa, verso una situazione che non sembra migliorare, anzi peggiora, segue a ruota.

Il pilota prende atto che esiste un solco, tracciato oggi non dal Sud dell’Europa ma dal suo Nord. Un solco che divide nettamente le regioni ricche, virtuose, moderne che sono il traino (a loro dire) di tutta la baracca. E ne trae, come lucida conseguenza, l’unica via politica praticabile. Queste tre nazioni, additate da tutti come il peso morto d’Europa e di cui molti (sempre di più) farebbero a meno, se messe insieme possono sparigliare qualsiasi Germania gli si pari davanti.

Il solco tra il Nord e il Sud in realtà già esisteva e, da un punto culturale, non si è mai cercato di richiudere, perché non richiudibile. L’olio e il burro, il pomodoro e la patata, il vino e la birra, il castano e il biondo, l’emigrazione e l’immigrazione, sono opposti che possono coesistere ma che non sono, alla fine, conciliabili.

E allora dice Alonso: “Non abbiate paura”. Uno spagnolo, un italiano, un greco, insieme, hanno dimostrato di possedere schemi d’efficienza, sobrietà, rigore migliori di quelli dei loro detrattori. È allora giunto il momento di fare più profondo questo solco, fino a che il Sud d’Europa non ritrovi la sua giusta posizione.

Un’Europa del Sud, con Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Marocco, Tunisia, Algeria, Libia, Egitto, Giordania, Siria, Libano, Turchia, raccolta intorno al Mediterraneo e portatrice degli interessi mediterranei. Un’entità sudista, che ha per arma una grande bomba demografica, puntata contro gli avidi del Nord, con milioni di esclusi che spingono alle porte di Berlino, come i Turchi fecero con Vienna.

Ho sognato la Merkel intimorita per quei milioni, la cui sponda interna è costituita da altri milioni di spagnoli, italiani, greci, turchi già presenti sui territori tedesco, olandese, danese. Pronti a sollevarsi contro il loro cieco razzismo, ammantato dalle ipocrite solite buone ragioni. Una forza già presente in terra ostile che può costituire una testa di ponte formidabile per scardinare i loro sogni bigotti.

Ho sognato un’armata di Masaniello modernizzata. Una cavalleria a bordo di fiammanti Ferrari. Rombanti sotto la Porta di Brandeburgo. Una Fanteria con divise di Dolce & Gabbana (la truppa) e di Armani (gli ufficiali), ai piedi, lucenti anfibi Tod’s o traspiranti Geox. Un’artiglieria con obici vari: spumanti Ferrari, prosecchi di Cartizze, rossi di Montalcino, bianchi di tutto il paese, carichi e pronti allo sparo. Cannoncini con la crema, cannoli siciliani, bombe fritte e ripiene. Una fanfara di pifferi, a suonare l’Inno del Sud, diretta da Muti, con musiche di Theodorakis e parole di Kavafis. Una grande festa, piena di sole, ma sì, di mandolini, spaghetti e Patanegra. Souvlakia, retsina e moussakà. Baklavà, Kataifi, datteri e Buzuki. E danze e suoni e luci, sotto gli occhi grifagni e spenti dei banchieri.

Ho sognato la nuova Giovanna d’Arco. Quell’imprenditrice italiana cui i tedeschi, con ipocrisia somma, hanno impedito di vendere componentistica termoidraulica innovativa sul loro territorio e che con un ricorso a Bruxelles ha visto riconosciuti i suoi diritti. E ora chiederà i danni.

Poi, come tutti i sogni che svaniscono alle prime luci dell’alba o si trasformano in incubi sul far del giorno, ho pensato alla Ferrari, alle Tod’s e a tutto il resto e mi sono apparsi, in dissolvenza, il volto acuminato di Montezemolo e quello paffuto di Della Valle e mi sono rattristato. Ma il rischio vale la candela.

Alle prossime elezioni: Alonso for President!

Mario Grossi

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