Evviva: la famiglia sta crepando. 15% in più di separazioni. Vince l’eros…

Belle e brutte notizie nell’era del debito pubblico mondiale… Cominciamo – come si conviene – dalle brutte. Nonostante le manovre virtuose (si fa per dire) del Governo dei Più Sobri: sale lo spread, sale la disoccupazione, salgono i prezzi al consumo, scende il Pil, scende il costo del denaro che la Bce cede a tassi irrisori (0,75%) alle banche territoriali (ché chiamarle “nazionali” è un insulto alla logica, ancor prima che alle nazioni) e sale quello del prestito al dettaglio che le filiali della casa madre  fanno ai loro gentili clienti (5%, quando va bene)…  Tutto in regola con le peggiori previsioni che facevamo alla vigilia dell’aurorale nomina di Mario Monti a presidente del consiglio: con le sue ricette avvelenate, la morte del paziente è sicura.

La notizia buona, invece, è questa: in Italia, finalmente, la durata dei matrimoni è scesa sotto il limite dei 15 anni. Certo, io speravo meglio ma ci si può accontentare… Il mio meglio – lo preciso per gli ignari del pensiero che coltivo rispetto alla sacra istituzione della famiglia secondo codice matrimoniale – è che questa perniciosa e pericolosa associazione a delinquere (la famiglia) sia messa definitivamente fuori legge.

Però – ne convengo – non si può avere tutto dalla vita. E, siccome non si può avere tutto,  mi accontento del dato parziale. Nella speranza che il percorso registrato fin qui possa avere ulteriori sviluppi verso l’annullamento di tutto ciò che la famiglia rappresenta ed è in essere.

Ma andiamo al dettaglio. Secondo l’indagine Istat diffusa oggi, nel 2010 il 30% dei matrimoni è terminato, vivaddio, con la separazione. Pensate che solo quindici anni prima, nel 1995, per ogni mille matrimoni si registravano 158 separazioni e divorzi, mentre nel 2010 il tasso è salito a 307 separazioni e 182 divorzi. Il successo della campagna antifamilista che Il Fondo persegue da anni è palese. Anche se, per onestà intellettuale, non vogliamo attribuircene il merito in esclusiva.

Quanto meno, il merito va condiviso con la progressiva presa di coscienza di quello che è un antico detto di sapienza popolare: “Il matrimonio è la tomba dell’amore”.

Ora, a voler indagare sul sostantivo “amore” dell’antico proverbio, si arriva anche a considerarlo come espressione della sessualità. In tal senso, la fedeltà risulta un atto contronatura, grazie a dio sconosciuto al mondo libero degli animali. Qualcosa, insomma,  di analogo a una gabbia per la libido, per il sesso, per l’eros che il cemento ai piedi del matrimonio – come per i carbimieri, fedeli nei secoli allo stato, qualunque esso sia – sprofonda negli abissi della rinuncia al piacere.

L’eros, lo sanno perfino i bambini e, forse, soprattutto i bambini, è la più alta fonte di liberazione degli istinti che l’uomo abbia mai conosciuto dalle origini ad oggi. E è la fonte del piacere. Reprimetelo, mettetelo sotto custodia, fustigatelo e castigatelo quanto vi pare: alla fine, quello (il sesso, il piacere, l’eros) risbuca fuori e ve manda affanculo. A voi e ai sacri vincoli dell’unione, civile o religiosa che sia. Fatevene una ragione…

miro renzaglia

 

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