Caro Sansonetti hai ragione: Schettino non è un mostro, ma lasci stare la tv…

L’articolo che segue, risponde all’editoriale di Piero Sansonetti “Schettino in tv per difendersi: non è un mostro. Ha delle colpe e dei meriti, come tutti noi” [clicca sul titolo], pubblicato ieri su Altri online.

La redazione 

Schettino non è un mostro. Sono d’accordo con il direttore del settimanale Altri, Piero Sansonetti, quando scrive che tutto si può dire, di Francesco Schettino certamente, tranne che sia un mostro. Non ha mica ucciso – di sua mano, una per uno tipo serial killer – le 32 vittime del Concordia. Non è stato il primo né sarà l’ultimo ad avere un incidente in mare.

Dice Piero Sansonetti che si tratta di un capro espiatorio, dato in pasto a tutta l’opinione pubblica per poter rendere più facile la digestione di una tragedia in cui hanno perso la vita 32 persone. Colpite proprio nel momento di maggior distrazione per un essere umano: la vacanza, in crociera peraltro: “Vado in crociera e chi se ne frega”. Solo che nel caso della Concordia, la vacanza è stata senza ritorno per le 32 persone che non ce l’hanno fatta a mettersi in salvo. Una beffa in piena regola.

Ma ritorniamo a Sansonetti e al suo convincimento che Schettino sia un capro espiatorio. Su di lui, sin dal primo momento, sono state addossate tutte le colpe. E il rito dell’espiazione è stato portato a termine quando è stata diffusa la telefonata dell’ufficiale della Guardia costiera, Gregorio Di Falco, che è diventato per diversi giorni l’eroe nazionale. Proprio come descritto nel libro Levitico della Bibbia: Di Falco a fare il sommo sacerdote e Schettino a recitare la parte, obtorto collo, del capro espiatorio. Che poi, proprio a voler essere sottili, Schettino ha recitato il ruolo del capro emissario, quello che non viene immolato nell’altare – in questo caso, la tv – ma quello che viene spedito nel deserto per poi essere gettato sulla rupe. E’ su questo, e non sul capro espiatorio, che il sommo sacerdote confessa tutti i peccati del popolo di Israele. E cosa ha fatto Di Falco durante quella famosissima telefonata se non elencare tutti i difetti congeniti del nostro carattere di italiani medi? L’espiazione arriva proprio in quel punto, ed è chiaro che sul capo, non capro, di Schettino vanno a riversarsi non tanto le sue, di colpe, quanto le nostre.

Quasi nessuno di quelli che allora s’indignarono, di mestiere fa il comandante di una nave da crociera ma credo che tutti, proprio tutti, una volta nella vita ci siamo comportati come il comandante. Senza morti sulla coscienza, senza danni milionari, senza che i mass media invadessero ogni singolo spazio della nostra vita. Qualche volta però, anche noi siamo stati meschini e vili. Magari abbiamo salvato tutto all’ultimo o abbiamo ridotto i danni, come Schettino, ma abbiamo dato il peggio di noi stessi, anche semplicemente facendo finta di niente. Che poi è il problema generale dell’Italia, da decenni, far finta di niente.

Il segreto del successo di tante trasmissioni televisive che si occupano di scandali, di vicende torbide, di grandi tragedie è composito. Se da una parte c’è il rito d’espiazione, dall’altra c’è l’identificazione degli spettatori, nella vittima o nel carnefice. Questo è il gioco a cui ci prestiamo tutti, spettatori protagonisti o commentatori. Quindi, è evidente che dal punto di vista televisivo la notizia è stata trattata così come vengono trattate tutte le notizie del genere. E’ un meccanismo. Frega cazzi che di mezzo c’è finito Schettino o Lanzidei o Vattelappesca. Funziona così da sempre e per sempre deve funzionare così. E’ la televisione di oggi, piaccia o non piaccia. E la responsabilità, badate bene, non è del singolo giornalista o del canale televisivo o del direttore di rete che vogliono dare sangue, arena e merda in pasto agli spettatori. La colpa è di tutti. Anche di quei milioni di spettatori che continuano a ingurgitare il terribile pastone, di quella decina di migliaia di commentatori – tra giornali, blog, profili facebook – che non sanno esimersi dal dire la loro. Fa tutto parte del gioco, scandalizzarsi per tanto giustizialismo oppure invocare la forca per il colpevole. Favorevoli e contrari, tutti nello stesso minestrone. Sansonetti compreso. Schettino pure. Io ancora più di loro.

Però l’articolo parla anche di valori umani, mica solo di meccanismi televisivi. Ed è proprio qui che arriva la colpa di Schettino. Ed è qui che entra in crisi la tesi di Sansonetti che al comandante vuol salvarlo. Allora, visto che sono andato lungo, facciamo un riassunto. La nave è affondata per un saluto di troppo, perché era ormai alla frutta, perché c’erano delle evidenti mancanze. Lui è caduto suo malgrado nel mezzo del meccanismo massmediatico che stritola, smembra, ricompone e restituisce all’esterno chi vi finisce dentro. Schettino, che ripeto è uno di noi, dopo un po’ di silenzio, magari dopo essersi organizzato legittimamente una difesa in tribunale, esce allo scoperto e si fa dare 50 mila euro da Canale 5. Per andare in televisione a farsi intervistare, così da potersi difendere davanti ad un pubblico che già l’ha condannato mesi fa e che lo ricondannerà ancora e ancora e ancora. Basta che lo veda in televisione per far ripartire l’anatema collettivo.

E siamo arrivati al punto. Se uno si legge il Leviatano, e gli capita di soffermarsi sul passo dei due capretti che vengono scelti per il rito dell’espiazione, prova della pena perché sa benissimo che quei due capretti sono inconsapevoli di quel che avverrà da lì a poco. Il rito serve agli altri, mica a loro. Farebbero molta meno pena, il capro espiatorio o il capro emissario, se fossero loro, magari dietro lauto pagamento, ad andare volontari al massacro. Cosa ti vuoi meritare più di un evvaffanculova – quelli di cuore, con la mano che parte dal basso e vola verso l’alto, fin sopra la testa – anche da chi fino a ieri t’ha difeso richiamandosi al garantismo, alla legittima difesa ed altri principi che, ricordiamolo però, hanno più a che fare con i tribunali che non con i set televisivi?

Graziano Lanzidei

 

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