Verde, grigio, marrone: i tre colori che differenziano l’Universo Mondo. Ultimamente è diventata una moda, tutti ne parlano, persino Vanity Fair. Sì, ormai quasi tutto si basa su tre colori. Le campane con su scritto “raccolta differenziata” indicano la rotta, verso l’isola ecologica, come una novella stella polare.
La via verso la salvezza del Mondo: la raccolta differenziata. Almeno così sostengono gli ambientalisti più scatenati. La monnezza è una risorsa, si sente dire da più parti. La monnezza differenziata è la salvezza, sostengono i figli di una generazione che ha sdoganato l’utilità della pasta al forno la domenica. Quando le nostre nonne servivano il pranzo, per noi, era un piacere sentire il tintinnìo dei piatti di ceramica. Il piatto di limoges macchiato di sugo diventava un quadro impressionista ed era peccato mortale non pulirlo con la mollica di pane. Non si buttava via nulla pensando ai bambini dell’Africa nera. Poi, gli anni passano, si cresce – o forse no – e si pensa che i piatti di plastica siano la salvezza del nostro poco tempo libero. Si corre tutto il giorno. Il lavoro ( beato chi ce l’ha), la famiglia ( no comment), i bambini da portare a danza, a calcetto, al corso del lancio del tappo di sughero. La giornata è una maratona senza traguardo. Menomale che c’è la plastica.
Ma poi qualcosa è cambiato.
I “Grandi della Terra” hanno deciso che l’ambiente va salvaguardato. Basta con il disboscamento, basta con l’emissione di polveri sottili, basta con la monnezza sine die. Il consumo scriteriato produce inquinamento. La vita dell’essere umano è in pericolo. Questo sostenevano al Summit della Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel giugno del 1992. Da quel momento si è scatenato il panico e da più parti arrivava la richiesta di porre fine alla produzione di prodotti nocivi per la Madre Terra.
Negli ultimi 20 anni tutti abbiamo provato un logorante senso di colpa nel comprare una risma di carta A4. Acquisti una risma di carta bianca? Vergognati! Per produrre una risma di carta si “ammazzano” 47 alberi e senza alberi non c’è ossigeno e senza aria non c’è vita. Di conseguenza se tagli 47 alberi uccidi la vita indi sei un omicida.
L’Agenda 21 di Rio ha tracciato la via maestra per uno sviluppo eco-sostenibile. Ha dettato i punti all’Europa per quanto concerne la raccolta dei rifiuti e la tenuta delle discariche. Un bel problema, le discariche. D’accordo, ma non si vive d’aria ed è chiaro che si produce monnezza. Ed allora? Problema/soluzione: la raccolta differenziata.
La plastica con la plastica, il vetro con il vetro, l’umido – che comprende un mucchio di roba – va sistemato in un sacchettino biodegradabile posto dentro al contenitore marrone (chissà per quale arcano motivo è stato scelto questo colore). La carta, il cartone ed i suoi derivati vanno sistemati in sacchi di carta. Il pacchetto di sigarette va smembrato, vivisezionato ed infine differenziato negli appositi contenitori di colori ed utilità diversi. La carta argentata, dopo averla accuratamente piegata, va depositata nel contenitore ( di plastica) verde. L’involucro plastificato va depositato nel contenitore grigio, poiché con 123 kg di plastica è possibile creare una maglia di pile. A tal uopo preciso che a breve anche la lana merinos verrà messa al bando in quanto la povera pecorella rimarrebbe nuda e cruda. Ed anche la pecorella ha diritto al suo abito.
A questo punto è possibile procedere all’accensione di una sigaretta. No, la sigaretta inquina e fa male. Ma se proprio si è vittime del vizio (termine che sarà eliminato quanto prima) è necessario ricordare che il mozzicone NON VA GETTATO NELL’UMIDO, ma nel secco non riciclabile. Non chiedetemi cosa sia perché ancora non l’ho capito.
Capitolo a parte per quanto riguarda i tovaglioli di carta. Da una prima analisi si scopre che vanno differenziati in base all’uso che se ne è fatto. Se per ipotesi il tovagliolo viene usato per pulire il piano cottura da eventuali gocce d’olio, è opportuno sapere, che fa parte dell’umido marrone. Viceversa se il tovagliolo è pulito va sistemato nel sacco di carta insieme al cartone ed i suoi derivati.
Sul tovagliolo sporco di mocciolo, fate vobis! Ma sappiate che per ogni azione non conforme alle regole “ambientaliste” sarete gli unici responsabili.
A chi non è mai capitato di ordinare una pizza a domicilio? Vuoi per mancanza di tempo, vuoi perché non ti va di fare assolutamente nulla, vuoi perché ti va e basta. Almeno una volta nella vita tutti ci siamo trovati di fronte al contenitore quadrato della pizza e tra un boccone e l’altro pensare “dove butto il contenitore sporco di pomodoro e di mozzarella?”. Sì, è importante distinguere. Secondo le norme “ambientaliste” il cartone, prima di unirsi ai suoi simili, deve essere pulito e ripulito. Sia mai che un semino di pomodoro rimane incastrato tra le pieghe del magico contenitore quadrato. Potrebbe accadere la fine del mondo e stavolta la colpa non sarà dei Maya, ma tua e del semino unto d’olio che hai lasciato macerare insieme al cartone!
Caro lettore, è giusto e sacrosanto che tu sappia che la sopravvivenza dell’Universo Mondo dipende da te e dai colori che usi. Ricorda, amico lettore, il verde è per il vetro, il marrone per l’umido, il grigio per la plastica. Tutto dipende da te!
Ma un pannolino sporco di cacca dove va?
È necessario dividere la plastica ed il cotone dalla cacca?
Una soluzione potrebbe essere l’ipnosi. Così i nostri figli, da adulti, non subiranno i danni dovuti al senso di colpa per aver contribuito alla disintegrazione dell’Universo Mondo.
Sabrina de Gaetano
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leggo idee parecchio confuse. se mai sabrina de gaetano mi leggerà, le comunico che il pannolino sporco di cacca non è riciclabile, così come il cotone e la plastica sozze della stessa maleodorante sostanza organica… ma la nostra sabrina usa carta igienica di plastica e cotone???
a ogni modo qualsiasi punto ama (se vive a roma) potrà fornirle un agile opuscoletto che indica, materiale per materiale, in quale contenitore va cosa.
ma visto come sragiona, dubito riuscirà a capirlo a fondo.
“Sragionare”???? tana per ceccaroni!
mia cara sabrina, allora avevo ragione: lei sragiona! ceccaroni??? e chi sarebbe costui? un altro che si netta le pudenda con plastica e cotone?
scherzi a parte, chiedo pardòn per la ruvidezza del mio precedente intervento. ma non le sembra che prestare attenzione all’ambiente, anche attraverso la raccolta differenziata, sia un segno di educazione, civiltà e, perlomeno, di garbo nei confronti del pianeta in cui viviamo?
Il mio pianeta è bellissimo, non so il suo. Nel mio pianeta esiste l’antica Arte dell’ironia. Nel suo, a quanto pare, no!… felice giornata e si ricordi: w l’itaglia e gli itagliani
le fornisco uno scoop: lei e io viviamo sullo stesso pianeta! incredibile, nevvero?
l’ironia, il comico e la “sospensione di senso” sono figure retoriche il cui fine è solitamente l’enfatizzazione di una verità, oppure il drastico ridimensionamento di comportamenti collettivi.
nella sua riflessione tutto ciò manca. lei anzi considera la raccolta differenziata una sciocca paranoia della società (post)moderna, giustificando un menefreghismo da discarica abusiva degno di scampia. tra le innumerevoli deliri di oggi lei ha scelto uno dei pochi atteggiamenti assennati che si sono andati sviluppando.
l’ironia dev’essere maneggiata con perspicacia e, soprattutto, prendere lo spunto da comportamenti ridicoli. non mi pare il caso della “differenziata”, ma è una mia personalissima idea.
per usare con criterio la figura retorica che ama le consiglio di informarsi sull’ironia complessa di socrate o leggere “L’ironia, ovvero la filosofia del buonumore” di stefano floris.
nel frattempo la prego: non metta insieme l’alluminio con la carta. non ha idea di quanti alberi è possibile così salvare e, in fondo, questo lavorio non è chissà quanto impegnativo.
per la popò non c’è nulla da fare. solo quella dei vegetariani va bene per produrre biogas e fertilizzanti. motivo per cui usi la tecnica tradizionale, gettando nel water la carta igienica – o la plastica o l’ovatta – e poi dia un bel tiro di catena.
e considerato che scrivo scherzosamente dicendo cose serie, a quanto pare neanche io sono un gran che nell’uso dell’ironia. me ne farò una ragione.
auf wiedersen, mia cara.