“Parigi, Atene… Adesso Roma viene…”? La sinistra italiana dice no…

“Madrid, Lisbona, Atene, adesso Roma viene” gridavano i giovani neofascisti tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, invocando un cambio di regime, un colpo di stato che portasse l’Italia al fianco dei regimi reazionari e militari di Spagna, Portogallo e Grecia. Adesso, di fronte alla crisi economica, alle draconiane misure di austerità imposte da BCE e FMI, volte a svuotare di potere i parlamenti eletti dal popolo fino a ridurli a semplici comparse di un gioco sempre meno democratico, un gioco disposto a sacrificare la volontà popolare alle esigenze di tecnici non eletti, all’insegna del “Ce lo chiede l’Europa!” lo slogan di ieri potrebbe essere corretto oggi in “Parigi Atene, adesso Roma viene”?

In Francia il presidente Sarkozy, principale alleato della cancelliera Merkel e delle sue politiche è stato cacciato dall’Eliseo, e sostituito dal socialista François Hollande, che non è certo un rivoluzionario, ma ha fatto qualche timida proposta per ripensare i vincoli imposti dalla BCE.  Senza contare che, nelle stesso turno elettorale, sono stati premiati dall’elettorato il Front National di Marine Le Pen (17,8%), ed il Front de Gauche di Jean Luc Mélenchon (11,1%), che di critiche alle proposte di BCE, FMI, e dei tecnocrati di Bruxelles ne fanno, eccome….

In Grecia il 6 maggio scorso, gli elettori hanno frantumato le due principali formazioni politiche, i conservatori di Nuova Democrazia (ND) scesi al 18,9% ed i socialisti del Pasok, crollati al 13,2%, due partiti che dal ritorno della democrazia nel 1974 hanno dominato la scena politica, alternandosi al potere e che hanno sottoscritto l’Accordo sul prestito imposto dai poteri forti dell’Eurozona e applicato le misure di massacro sociale contenute nel Memorandum. Il Partito Comunista (KKE) ha riconfermato il suo 8,5%, ma il vincitore di questa tornata elettorale è stato il cartello di organizzazioni di sinistra, SYRIZA che è passata dal 5% delle precedenti elezioni del 2007 al 16,8%, diventando la seconda forza nel Parlamento greco. Oltre a questo, il voto del 6 maggio ha sancito l’ingresso in Parlamento dei neo-nazisti di Alba Dorata (XA) che sono passati dallo 0,23% del 2007 al 7% dei consensi, mentre i Greci indipendenti (ANEL) e Sinistra democratica (DIMAR), usciti rispettivamente da ND e dal Pasok in polemica con le politiche antipopolari imposte dall’Europa hanno avuto una buona affermazione (rispettivamente il 10,6 ed il 6,1).

Non essendo più in maggioranza ND e Pasok, e vista l’impossibilità di formare un nuovo governo, sono state convocate nuove elezioni per il 17 giugno, a cui molti sondaggi danno in forte crescita, se non addirittura come il primo partito, Syriza, la Coalizione della Sinistra Radicale (in greco: Synaspismós Rizospastikís Aristerás). Una coalizione di vari partiti e gruppi di estrema sinistra: Synaspismos (SYN), AKOA (Sinistra Innovatrice Comunista Ecologista), DEA (Sinistra dei Lavoratori Internazionalisti), KEDA (Movimento per l’unità d’azione della sinistra), Cittadini attivi, KOE (Organizzazione Comunista di Grecia), Gruppo Ambientalista, DIKKI (Movimento Democratico Sociale), Xekinima (Organizzazione Socialista Internazionalista), Ecosocialisti di Grecia, e numerosi attivisti di sinistra indipendenti.

Il leader di Syriza è Alexis Tsipras, 35 anni, che ha rifiutato di entrare in un governo con ND e Pasok, ribadendo con forza il “no” del suo partito al piano di salvataggio europeo per la Grecia, e sottolineando come ciò non implichi l’uscita della Grecia dalla zona euro. La legge greca assegna un sostanzioso bonus di 50 deputati, su un totale di 300, per il partito di maggioranza relativa, non è ancora chiaro se Syriza potrà beneficiarne in caso di vittoria, essendo infatti registrato come una coalizione, per questo è stato chiesto alla Corte suprema lo status di partito che  permetterebbe di ottenere il bonus di seggi in caso di vittoria.

Quali sono le proposte di Syriza che tanto successo stanno riscuotendo presso gli elettori? Eccone di seguito alcune:

  • rinegoziare gli interessi del debito pubblico e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione
  • esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico
  • alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno, l’aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, le transazioni finanziarie e beni di lusso
  • abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali e taglio delle spese militari
  • aumento del salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese)
  • utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto, aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione ed il pranzo ai bambini, fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato, sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui
  • nazionalizzazione delle banche, delle imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua ), politiche a favore delle energie rinnovabili e tutela ambientale
  • limitare i contratti precari e favorire contratti a tempo indeterminato
  • sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei
  • abolizione di tutti i privilegi dei deputati, rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo
  • facilitare la ricomposizione familiare dei migranti, permettere che abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione anche se irregolari
  • depenalizzare il consumo di droghe, aumentare i fondi per i centri di disintossicazione
  • eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario, nazionalizzare gli ospedali privati, fino ad eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario
  • ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan, abolizione degli accordi di cooperazione militare con Israele e appoggio alla creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967, chiusura di tutte le basi straniere ed uscita dalla Nato.

In Francia ed in Grecia, gli elettori stanchi dei sacrifici a senso unico hanno punito i fautori dello status quo e premiato chi cerca di uscire dalle rigide compatibilità del sistema, in Italia il recente turno di elezioni amministrative a fronte di un PDL ridotto ormai ai minimi termini, tanto minimi da far sembrare vincente un PD che ha perso voti e visto eletti numerosi sindaci, appoggiati a malincuore e solo in quanto vittoriosi alle primarie a spese di candidati piddini doc.

I candidati grillini del movimento 5 Stelle hanno avuto una buona affermazione ed il movimento di Grillo è dato in forte crescita da tutti i sondaggi, dietro il PD e davanti a tutti gli altri, mentre SEL, FDS e IDV che, all’opposizione del governo Monti e delle sue ricette deboli coi forti e forti coi deboli, sono sostanzialmente rimasti al palo, incapaci di raccogliere il consenso di italiani sempre più incazzati e sempre più poveri.

Perché tutto ciò? Forse perché i vari Diliberto e Ferrero, sempre estremisti a parole ma stranamente quasi sempre alleati del PD in tutte le amministrazioni locali, anche quelle che privatizzano i servizi o tradiscono i risultati dei referendum su acqua e beni pubblici, si dichiarano non disponibili a governare  ma disponibili invece a fare accordi elettorali col PD per impedire il ritorno di Berlusconi e dei fascisti!

O forse perchè di fronte ad un Bersani disposto a riformare la Costituzione anche con Berlusconi, allearsi con l’UDC di Casini, e che continua ad appoggiare convinto il governo Monti, il peggior governo della storia repubblicana (fresco di smantellamento dell’art. 18 dello statuto dei Lavoratori), i vari Vendola e Di Pietro (che non è di sinistra ma di fronte al PD sembra un rivoluzionario) anziché “pregare” il suddetto Bersani di allearsi con loro per fare una politica veramente “riformatrice”, dovrebbero minacciare di lanciare da soli gli Stati Generali del Centrosinistra per l’alternativa.

O forse, infine, perché invece di fare il teatrino delle alleanze, avrebbero dovuto proporre convintamente anche solo la metà delle proposte di Syriza che, oltretutto, ha anche rifiutato ogni compromesso al ribasso, fino a rinunciare ad entrare in un governo che avrebbe continuato a massacrare i  cittadini e sottostare ai diktat dell’Europa. In Italia la sinistra è disposta ad arrivare a tanto?

Raffaele Morani

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