Ma il Partito democratico è di destra o di sinistra?

«Un centrosinistra di governo aperto ad un patto di legislatura con forze democratiche e civiche moderate. Un patto tra progressisti e moderati per ricostruire il Paese che non equivale certo a una “ammucchiata”».

In una piccola stanza, i cui poveri colori sono resi ancora più tristi dalle grigie facce di squallidi dirigenti invecchiati male, si consuma l’ennesima adunata della cupola democratica. Con la recessione che imperversa e un governo che avendola affrontata con politiche d’austerità si è preso le critiche dell’ILO [LEGGI QUI] ed ha perso l’appoggio dell’imprenditoria italiana (che Monti chiama “poteri forti” tralasciando gli altri “più forti” di cui è diretto mandatario), Bersani invece di mettere in discussione il sostegno parlamentare a questo governo, dibatte (noiosamente) su quale sesso abbiano gli angeli [LEGGI QUI].

Primo punto della riunione: creare un patto tra progressisti e moderati. Forse il Segretario si è dimenticato che il Partito Democratico è nato proprio su tale patto e gli effetti si sono visti: assenza di idee precise e litigiosità perenne su qualsiasi tema; problemi di correntismo; fuoriuscite di singoli o d’interi gruppo verso il centro (l’UDC) o verso partiti autonomi (l’API); ma soprattutto l’impossibilità di definire alleanze esterne, ossia di  scegliere tra la foto di Vasto e il profilo Twitter di Casini [LEGGI QUI].

Secondo punto: la legge elettorale: «Basta liste bloccate, per noi la strada maestra sono i collegi; massima attenzione alla governabilità e alla possibilità dei cittadini di pronunciarsi utilmente sull’indirizzo di governo»

Se è poco chiara questa “possibilità dei cittadini di pronunciarsi utilmente sull’indirizzo di governo”, invece limpida come l’acqua è l’intenzione di adottare un maggioritario che riduca l’influenza sullo scenario politico delle forze politiche minori. Se un maggioritario da una parte rafforzerebbe un partito grande come il PD, dall’altra ridurrebbe l’influenza delle sinistre sul partito stesso favorendo un appiattimento su posizioni troppo moderate, se non proprio di destra.

Tale percorso è iniziato nel 2008, quando Veltroni si è presentato alle elezioni con il solo appoggio esterno dell’IDV. Da lì ad ora è stato un progressivo accoglimento delle posizioni più retrive in materia economica, politica e culturale che non vi sto ad elencare. Tutto questo mentre negli altri paesi europei i grandi partiti di centro-sinistra si rinnovano appoggiandosi a quelli minori, tant’è che in Francia assistiamo addirittura a dichiarazioni progressiste di ministri del governo [LEGGI QUI].

Terzo punto, la RAI: «Ribadisco che non parteciperemo al rinnovo del Cda della Rai».

Dando merito a Bersani di non aver accettato la proposta del PDL di riformare lo stato in senso presidenzialista (errore che fece D’Alema porgendo la mano ad un centrodestra morente), lo bacchettiamo sull’incoerenza di dichiarare di astenersi dalla lottizzazione partitica delle istituzioni per poi partecipare alla spartizione delle Autorithy [LEGGI QUI] e (chissà) forse anche ad uno scambio politico per la votazione sull’arresto del Senatore De Gregorio [LEGGI QUI]. Un comportamento ipocrita che ha fatto urlare Romano Prodi al “suicidio del PD” [LEGGI QUI] dando al tanto odiato Grillo ulteriori pretesti di critica (ossia d’insultare).

Quarto ed ultimo punto, il rapporto con il governo Monti: «Per noi la legislatura si chiude nel 2013. Sappiamo che non è tutto nelle nostre mani e vediamo segnali di instabilità che però non vengono da noi […] Se è vero che i conti devono tornare è anche vero che questo è possibile anche senza approcci ragionieristici che vedo troppo spesso»»

Concludendo, Bersani ha riunito la direzione per dire che nonostante il PIL sia previsto in ribasso per i prossimi anni, ogni giorno chiudano decine d’aziende con il relativo aumento di disoccupazione e, quindi, suicidi, il problema sono gli “approcci ragionieristici”. Perciò Monti va sostenuto, senza se e senza ma. Lo capiscano gli elettori e soprattutto lo capisca ogni dissidenza interna, anche moderata [LEGGI QUI].

Di solito le direzioni di partito servono a fare il punto della situazione: individuare problemi organizzativi e temi politici con i rispettivi progetti e soluzioni per poi rendersi davanti l’opinione pubblica il partito più credibile per fare da mediazione tra la società civile e lo Stato. Questo è la ragion d’essere di un partito, che si concretizza nel momento elettorale. Niente di più.

Eppure gli sforzi del PD per raccogliere quel consenso vagante (che a quanto pare sta confluendo in gran parte verso il movimento di Grillo) sono nulli.

Basterebbe poco per salvare il paese e diventare il primo partito di Sinistra italiano ed europeo: basterebbe seguire le istanze politiche promosse dalla FIOM nel suo programma [LEGGI QUI], un programma per niente estremistico ma estremamente preciso su come un partito di sinistra dovrebbe affrontare l’attuale situazione politica.

La domanda fondamentale allora diventa: il PD è ancora un partito di sinistra capace di adottare parole d’ordine come “patrimoniale”, “difesa dell’art.18”, “redistribuzione del reddito”, ecc.? In attesa della risposta voterò qualcun altro come spero facciano gli altri milioni di elettori delusi e indecisi.

Cristian De Marchis

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