E se il 29 giugno Mario Monti chiudesse bottega?

(di Ritanna Armeni) Il 27 giugno il Parlamento voterà la riforma della mercato del lavoro. Il 28 Mario Monti si recherà al vertice europeo. Il 29 dello stesso mese  il suo governo può ritenersi politicamente finito.  Si andrà, come molti dicono, alle elezioni anticipate ad ottobre? Può darsi.  Sarà evidente,  tuttavia, da quel momento,  l’esaurimento politico del governo dei tecnici.  Dopo il vertice europeo, esso  perderà ogni ragione sociale e politica per continuare a tenere  la guida del paese. Non sarà davvero più utile a nessuno. La sua crisi inizierà nei fatti.

Ha fatto  diligentemente i compiti assegnati dalla Bce, cioè la cosiddetta riforma del mercato del lavoro e quella delle pensioni. E’ riuscito a fare  quello che altri governi anche di destra non erano riusciti a portare a termine: far pagare a lavoratori e pensionati la crisi economica e finanziaria. E’ chiaro che ha poco o nulla da dire sul piano della crescita e dello sviluppo. D’altronde sembra  traballante anche l’altro pilastro su cui Monti e il suo esecutivo poggiavano la loro forza, quello della credibilità internazionale. Sarà difficile dire che questa esiste e resiste di fronte ai dinieghi della Merkel ad ogni proposta del premier italiano per controllare lo spread. Il quale, peraltro, è tornato su valori non molto lontani da quelli allarmanti dell’era pre Monti.

Ci sono tutte le premesse, quindi, perchè nel pericolante quadro politico italiano, i partiti che oggi sostengono la strana maggioranza del professore, trovino il modo per dargli il benservito. O per rendere inutile la sua permanenza a palazzo Chigi. Che è poi la stessa cosa. Anche se rimangono ancora  in carica per qualche mese Monti e i suoi ministri non hanno più niente da dire.  E quel che dovevano fare lo hanno già fatto.

Ritanna Armeni
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