Caro Miro ti scrivo: quelli ce l’avevano con me… F.to Antonio Pennacchi

La lettera che segue, fa riferimento alla querelle di cui abbiamo dato ampio resoconto con l’articolo di Graziano Lanzidei “Anni 70. Sangue rosso e sangue nero” che si può leggere QUI.

La redazione

Non c’è niente di peggio, io credo, di quando i dolori e le tragedie umane vengono volti – a oltre trent’anni di distanza – a meri pretesti strumentali. Occorrerebbe maggiore rispetto dei morti – Luigi Di Rosa nel particolare – poiché tirarli in ballo inutilmente, solo per polemica spicciola o rivalse personali, è roba da sciacalli.

Dispiace, comunque, che una persona onesta come Miro Renzaglia – diciottenne appena nel 1976 e travolto da fatti più grandi di lui, in una serie di lutti ed attentati anche direttamente subiti sulla propria pelle, nel clima generale della violenza politica di quegli anni e di cui non solo ha già risposto nella vita e davanti alla magistratura, ma che ha anche ulteriormente tentato di elaborare coram populo in un libro-confessione (M.Palladini-M.Renzaglia, I rossi e i neri, Roma, Settimo Sigillo 2001) scritto a quattro mani insieme a un ex nemico “rosso”, Marco Palladini – dispiace, dicevo, che Miro Renzaglia venga coinvolto e riadditato al pubblico ludibrio, trentasei anni dopo, solo per colpa d’altri.

Dice: “Vabbe’, ma i fatti di Sezze mica scompaiono, trentasei anni dopo”. Vero, ma quelli non ce l’hanno con lui, ce l’hanno con me. Il loro antifascismo è d’accatto: se lui l’anno scorso a Latina si fosse candidato in una lista che avesse portato scritto nell’intestazione solo “Fli”, non sarebbe probabilmente successo niente. Il fatto è però che quel simbolo portasse scritto pure: “Lista Pennacchi”. Che gliene fregava a loro di Fli? A quei due l’antifascismo doc – puro, intransigente e rigoroso – gli è scoppiato solo adesso. Fino a qualche tempo fa non ce l’avevano.

Uno per esempio – architetto – il padre era repubblichino combattente di Salò e lui stesso è stato presidente di circolo di Alleanza Nazionale. Su quale razza di antifascismo pretende d’impartire lezioni adesso? E non c’erano già stati i fatti di Sezze, quando lui stava a An? Dice: “No, vabbe’, che c’entra: da giovane è stato pure di Lotta Continua”. Sì, ma poi è stato democristiano appresso a Redi e quindi presidente di circolo di An. Anzi, voleva pure organizzare una specie di palio dei Borghi, o rievocazione in costume della fondazione di Littoria, con tanto di sfilata di carri agricoli-allegorici e gente sopra in costume, anche con fez, gagliardetti e divise della milizia. Mo’ invece mi dicono che un giorno sì e l’altro pure minaccia di volermi andare a denunciare per apologia di fascismo. Ma vatti a denunciare prima a te e tuo padre, no? Che vuoi da me? Mio padre non lo ha fatto il repubblichino. E io non ho fatto il presidente di An.

L’altro invece, il consigliere comunale purtroppo del Pd (poi dice perché come Pd non facciamo mai gran belle figure qui a Latina), pure a lui l’antifascismo “senza se e senza ma” gli è scoppiato solo adesso: gli è scoppiato solo dopo che al funerale di Finestra ho parlato bene di Visari.

Prima diceva anche lui d’essere fasciocomunista e cercava in tutti i modi d’arruffianarsi sia a me che all’Anonima Scrittori. E’ lui che m’ha portato – l’unica volta che ci sono andato – a parlare a CasaPound (s’arruffianava pure a loro, anche se adesso dice di no: “A me m’hanno invitato loro, ci sono andato solo perché invitato: per educazione diciamo”. Ma quando mai? E’ lui che li ha messi in croce e ha messo in croce pure me e Cesare Bruni per farci andare, e con me ha insistito perché provassi a convincere anche Finestra a venire; ma lì fu Finestra che mi disse: “Con quello là? Ma manco se ti spari, Anto’! Anzi, non ci andare nemmeno tu”. E io invece come un coglione ci sono andato, perché lui sperava – forse – che poi quelli di Casa Pound sarebbero andati a votare alle primarie per lui).

E’ lui comunque che ha organizzato tutte le “Invettive” nostre – quelle fasciocomuniste – “contro i traditori della bonifica”. Era lui che pensava al camioncino, alle trombe, agli amplificatori, alle autorizzazioni eccetera, ed è venuto a attaccare i manifesti di notte insieme a noi dell’Anonima Scrittori e ai fascisti di Nando Cappelletti, e ci sono i testimoni quella notte – ma credo proprio ci siano anche le registrazioni – che diceva pure lui: “Siamo tutti fasciocomunisti” e ancora alle elezioni dell’anno scorso e alle primarie non s’era attaccato i manifesti suoi in giro per Latina sui “Figli dei Giganti”, scimmiottando gli slogan miei e Canale Mussolini? E mo’ invece all’improvviso s’accorge che sotto sotto sono un cripto-fascista e che non ho niente da spartire – secondo lui – con la sinistra? “Vade retro Satana” mi dice? Ma guarda che sveltezza di comprendonio, veh! Ti dovrebbero cacciare dal partito solo per la grave insufficienza dimostrata in quoziente intellettuale: “Lo hai capito solo adesso? E tutto il tempo che ci hai passato assieme, allora?”. Anzi, era lui che un sacco di volte mi rinnovava lui stesso la tessera, mettendoci pure i soldi lui di tasca sua, pur che la rinnovassi comunque e andassi a votare ai congressi.
Mo’ invece non vado più bene. E non vado più bene dal funerale di Finestra: è lì che a lui gli è preso il travaso antifascista di bile.

Ma non per i saluti e i “Presente!” che hanno fatto a Finestra i camerati suoi. Quella è stata la scusa, il pretesto. A lui quello che non è andato giù – e lo ha scritto su LatinaOggi del 28 maggio 2012 – è che “in nome della «memoria condivisa» e della scomparsa di una personalità politica si approfitta per tenere sermoni in chiesa, dando giudizi politici e letture dell’operato della sinistra latinense del tutto gratuite”.

Il riferimento è all’orazione funebre da me tenuta al funerale di Finestra, il cui finale era incentrato sulle questioni del nuovo piano regolatore – il “Cervellati” – che Finestra voleva adottare in superamento del vecchio piano “Piccinato”, contro il volere e gli interessi della lobby del mattone, rappresentata soprattutto da Forza Italia.

L’approvazione di quel piano vide la spaccatura trasversale del consiglio comunale. Parte della sinistra – e Visari del Pd su tutti, cosa di cui ritenni purtroppo di dovergli dare pubblicamente atto in chiesa, scatenando così le furie, evidentemente, del suo più diretto rivale interno – votò a favore, mentre parte di Forza Italia votò contro. Il consigliere comunale del Pd, invece, che oggi si fa contro di me campione del massimo rigore proletario e antifascista, votò insieme ai costruttori edili di Forza Italia – peraltro suoi ex compagni nel Psi craxiano – contro il piano regolatore Finestra-Cervellati, affossato definitivamente poi dalle congiure congiunte An-Forza Italia.

Il nostro, però, continua a rivendicare la giustezza della sua discesa in campo a fianco dei costruttori di Forza Italia, anzi, se ne fa pienamente ed unico interprete pubblico. Tu non hai idea, Miro, dei mal di pancia e dei contorcimenti mentre dicevo quelle cose in chiesa, e non a caso Finestra aveva voluto apposta – lo aveva lasciato espressamente detto ai figli – che parlassi solo io in chiesa, perché parlassi appunto del piano regolatore, non volendo proprio dare a tutti quei signori la soddisfazione d’andarsene, senza avergli fatto dire almeno un’ultima volta: “Traditori e distruttori della Città”.

Certi contorcimenti, certi malumori in chiesa! Ma poi non ha più detto niente nessuno nelle sedi pubbliche o sui giornali: né ex An né berlusconiani, né costruttori né politici. Che parlavano a fare? Per tutti loro ha parlato codesto esimio, intelligentissimo e signorile consigliere comunale del Pd, reprimendo il mio “sermone in chiesa” e definendo il piano regolatore di Finestra “un piano regolatore mediocre, che mirava solo alla valorizzazione dell’architettura razionalista del centro e di fatto ignorava le esigenze delle periferie, dei servizi, del verde e della viabilitá”.

Ergo, se per lui il nuovo piano regolatore Finestra-Cervellati sarebbe stato per la città una grave iattura – che lui è lieto e perfino orgoglioso d’avere scongiurato – ne deriva che, sempre per lui, tutto ciò che è stato fatto da allora fino a adesso a Latina in esecuzione del piano Piccinato dalla speculazione edilizia, da An e dai berlusconiani è tutto sacrosanto e giusto, tutto bello e stupendo: “Menomale va’, che v’ho conservato il piano Piccinato! Guai a chi si riprova a toccarlo”. Ci credo, che Nasso e Zappalà gli battano le mani. Tutti quei fiumi di cemento, tutti quei quartieri invivibili in Q4 e Q5, tutto quell’obbrobrio nei Borghi, coi palazzi di sette piani in campagna, per lui è sacrosanto e giusto: “Va bene così, mannaggia a te e Finestra! Ndo’ la trovi un’altra città più bella di questa, la migliore delle migliori dei mondi possibili?”. Va quindi bene così, per lui, tutta la politica urbanistica adottata dai gruppi di potere politico-economico di questa città. In totale subalternità a quei gruppi. La terza colonna, quasi, di Nasso e Zappalà.

Dice: “Però sono antifascisti”. Ho capito. Finestra invece era fascista, ma stava molto più a sinistra, visto che contro quei gruppi speculativo-affaristici ci si è battuto, non gli si è messo prono. Dietro l’antifascismo di questi invece – solo di facciata però, d’accatto e a scoppio ritardatissimo – si sente troppo rumore di molazze e betoniere in funzione.

Antonio Pennacchi

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