Attenzione: a volte ritornano. (Ogni riferimento a Berlusconi è assolutamente voluto)

A volte ritornano più sfacciati che mai. A volte ritornano con la presunzione che non sia successo niente e che la gente abbia dimenticato. Ritornano e iniziano a sondare il terreno per valutare se sia possibile riprovarci di nuovo. Sembrerebbe una storia d’amore (e forse lo è poiché in politica l’amore e l’odio spesso si addensano attorno ad alcune figure rendendole speciali) ma è un triste e grigio clichè politico di un uomo che non vuole arrendersi.

Berlusconi è tornato ufficialmente e finita la parentesi Monti aspira a imporre un governo guidato, se non da Lui, da persone a Lui accette. Questo è il suo obbiettivo ed ormai è chiaro. Il problema che gli si pone a questo punto è puramente strumentale: come fare a riacquisire la credibilità ed il consenso persi dopo l’arrivo dei tecnici?

Berlusconi guarda da una parte a soluzione organizzative e dall’altre a nuove proposte (o parole d’ordine) politiche. Complici temperature che farebbero invidia allo spread, giugno è stato il mese delle sparate berlusconiane. A inizio mese c’è stata la “pazza idea” di far stampare euro alla nostra zecca subito dopo bollata come boutade presa troppo sul serio . Visto il clamore e l’interesse suscitato dalla proposta Silvio capisce che l’antieuropeismo è il cavalo di battaglia per riconquistare i voti perduti e rilancia il suo progetto d’Europa dichiarando ad un incontro di giovani del PDL a Fiuggi la necessità di riformare la Banca Centrale e di rivedere i rapporti tra la Germania e la UE.

In periodo di crisi la società è come una fotografia in negativo: si vede benissimo il nero e si sa altrettanto bene dove trovare il bianco. Berlusconi sta facendo questo e lo sta facendo bene. Il suo partito appoggiando il riformismo montiano si è messo in rotta di collisione con la base sociale che da sempre lo sostiene, ossia tutti i mezzi borghesi che con le loro caste e corporazioni fanno dell’Italia un insieme caotico di particolarismi perennemente in rotta di collisione con quello che si usa definire “interesse generale”.

Il progetto berlusconiano consterebbe quindi di due fasi: nella prima farebbe finire a Monti il lavoro iniziato a Novembre 2011; nella seconda riconquisterebbe l’appoggio popolare riducendo le tasse per le fasce medio-alte e frenando il processo di liberalizzazione in tutti i settori ove è stato avviato, lasciando però invariate le politiche sui tagli al settore pubblico (sanità, istruzione, welfare) e sul lavoro. Ci ritroveremo ad avere il solito governo di destra berlusconiana forte coi deboli e debole con quelle elitè finanziarie che non riuscendo più a governare tramite i propri tecnici devono per forza appoggiarsi alla peggiore delle nostre borghesie nazionali.

La battaglia anti-euro di Berlusconi è una pubblicità su un prodotto politico: una pubblicità ingannevole che, come per ogni pubblicità, verrebbe sbugiardata con un minimo di ragionamento. A Berlusconi non interessa uscire dall’Euro o riformare l’Europa e qualora andasse al governo non farebbe niente di tutto questo per il semplice motivo che l’occasione di farlo l’ha avuta per tutti gli anni in cui è stato all’esecutivo e l’unica cosa che ha fatto quando è entrata in vigore la moneta è stata evitare di istituire controlli sui prezzi per non scontentare il suo elettorato di commercianti.

Berlusconi sa benissimo di essere l’unico interlocutore politico per le elitè europee capace di carpire gli umori della società italiana perciò punta tutto su questa carta per salvare sé stesso dai processi giudiziari e le sue televisioni da una possibile liberalizzazione effettiva del mercato televisivo.

Se invece di creare clamore attorno alle sparate di un pagliaccio i partiti e i giornali pensassero a trovare vere soluzioni a quella che si è rivelata essere un’unione monetaria insostenibile e svantaggiosa per il nostro paese, il populismo perderebbe linfa vitale di fronte a proposte politica. Se invece si vuole continuare sulla strada dell’eurodogmatismo, il nostro destino è cadere nelle mani di demagoghi della peggior specie. Non bisogna lasciare la battaglia contro l’Europa a soggetti come Berlusconi, Alba Dorata e tutta la feccia della peggiore politica europea.

Dobbiamo assolutamente lottare per un’Europa dei popoli ma innanzitutto contro l’Europa dei populismi.

Cristian De Marchis

 

 

 

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