Sorpresa! Come precisamente previsto perdono tutti tranne Grillo…

(Andrea Colombo) – La sorpresa non c’è, ma siccome senza sorpresa non c’è informazione i primi titoloni stupiscono per il risultato di Parma dove i grillini si aggiudicano il ballottaggio con diverse misure di vantaggio. Se non doppiano il Pd poco ci manca: Pizzarotti, lo stellato, intorno al 60%, Bernazzoli, resto del centrosinistra, immobilizzato al 40%.

Percentuali identiche, in questi primi exit, a Genova, con Doria che vince facile su Musso, il candidato del Terzo polo arrivato alla sfida finale.

Fa di meglio Orlando a Palermo, polverizzando Ferrandelli con percentuali che superano il 70%. E’ vero che parecchi palermitani hanno disertato le urne e che a votare è stata in questo secondo round la minoranza degli aventi diritto, ma è anche vero che chi è entrato nell’urna ha plebiscitato Orlando. Segno che anche buona parte degli elettori piddini ha preferito l’ex sindaco al suo ex pupillo sponsorizzato dai sostenitori di Lombardo.

Questi due risultati erano ampiamente attesi. Quello di Parma invece pare che sorprenda e non si capisce bene perché. Mai come in questo caso il risultato appare omogeneo e coerente: a Genova e Palermo vincono due candidati che, pur proveniendo da partiti e non da movimenti, si sono proposti come outsider. Doria ha battuto nelle primarie le due candidate ufficiali del Pd: per questo non è stato assimilato alla sfiducia generalizzata nei confronti di tutti i partiti. Orlando si è addirittura candidato in contrapposizione al campione dell’establishment e di conseguenza, pur non essendo certo un homo novus, ha intercettato il rifiuto della politica dell’ultimo ventennio.

A Parma è successa la stessa cosa. Solo che lì, come in molte realtà nel primo turno, l’ousider era il Movimento cinque stelle. Certo, non c’è solo questo. A Parma gli scandali avevano travolto in maniera davvero bipartisan l’intero ceto politico e in questo turno il voto del centrodestra si è di sicuro orientato sul grillino. Ma affidarsi a queste pur giuste constatazioni significa solo nascondersi dietro un dito: la realtà è che oggi Grillo molto più di chiunque altro rappresenta il rifiuto delle dinamiche politicanti e le istanze di democrazia diretta.

E’ comprensibile che la cosa possa non piacere, ma fingere di non vederla, o raccontarsi che in fondo siamo solo di fronte all’ennesima riproposizione dell’Uomo qualunque, servirà a ben poco. Se anche fosse vero, significherebbe solo doversi tenere questo sistema dei partiti per un’altra ventina d’anni: neppure la giustificata fobia per Beppe Grillo il comiziante può rendere digeribile questa nefastissima ipotesi.

Tanto più che anche sulla destra il dato elettorale appare omogeneo. Il Pdl c’era e non c’è più: svanito come il trucco di un illusionista quale in realtà era e complimenti al mago che è riuscito a reggere il gioco per vent’anni.

Solo che, senza centrodestra, tutte le mappe della politica italiana dovranno essere ridisegnate, e a tutt’oggi è impossibile dire come. Non è escluso che le forze in campo possano essere da una parte l’attuale centrosinistra e dall’altra un inedito blocco composto dalla variopinta armata grillina e da una sostanziosa percentuale degli elettori orfani del centrodestra. Non ci sarebbe di che stare allegri…

Andrea Colombo
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