Il nazismo, malattia infantile del fascismo…

Nel 1920, in prossimità del II Congresso della Terza Internazionale, Vladimir Lenin scriveva Estremismo, malattia infantile del comunismo con lo scopo di tirare le orecchie alle posizioni massimaliste della Sinistra Comunista (astensionismo elettorale, rifiuto di partecipare ai sindacati e di collaborare con la sinistra borghese laddove era necessario). Se un compagno si prese la briga di rimproverare ad altri compagni derive estremistiche nocive per la tattica rivoluzionaria, sul versante opposto, quello “nero”, nessun camerata condannò mai le sbandate degli altri camerati, ovvero le connivenze di molti di essi col nazismo.

Purtroppo la camicia nera si è sporcata con la macchia bruna degli orrori nazisti. Le leggi razziali e le successive persecuzioni di cittadini italiani, spesso fascisti fino al midollo, con l’unica colpa di avere origine ebraiche, furono un’infamia. Un errore. Ma come dice Antonio Pennacchi “gli errori so’errori, non se fanno. So’ errori!”. E allora lasciamo sta’ gli errori e pensiamo alle cose buone.

Invece no. C’è chi alle cose buone proprio non ci vuole pensare. C’è chi di questi “errori” ne fa un vanto, innalzandoli addirittura a principi fondamentali del fascismo. Chi esibisce la macchia bruna con onore dicendo “sono fiero di essermi sporcato”.

Questo genus di animale politico tuttavia non è propriamente definibile “nazista”. Il termine giusto sarebbe nazist-oide con il suffisso –oide che indica somiglianza: “simile ad un nazista” o “para-nazista”.

Il nazismo si fonda sul presupposto della superiorità della razza ariano-germanica sulle altre razze ed esclude qualsiasi altro popolo da questo primato (seppur accettando l’esistenza di razze da non sottomettere). Tale idea di razza, fondata su motivi biologici e spirituali, applicata su alcuni popoli può trovare riscontri etnico-storici (per esempio su popoli etnicamente rimasti abbastanza isolati come quelli del Nord europa). Su altri invece cozza totalmente: citiamo come esempio i popoli sudamericani e, tralasciando i numerosi altri, arriviamo al popolo italiano. Caduto l’Impero Romano la “pura stirpe latino-italica” si andò a mischiare con longobardi, ostrogoti, arabi e chi più ne ha più ne metta. Non ci vuole un genio per notare che in giro per il Belpaese si trovano persone con le caratteristiche fisiche più disparate, dal colore della pelle ai tratti somatici: dalle belle bionde del Nord fino alle scure e formose donne del Sud mediterraneo. Se parlare di “razza italica” è un abominio storico, che senso ha parlare di nazismo italiano? Nessuno. Solo il tedesco e pochi altri sono legittimati a sostenere la stupida idea che la loro razzia sia biologicamente e spiritualmente superiore.

Il nazismo di questi “nazistoidi” non è politico bensì psicologico. Nell’immaginario collettivo il nazismo è visto come il “male assoluto” ed Hitler come “l’uomo più cattivo della storia”. Perciò è qualcosa che la società respinge, non accetta. Aderire al nazismo diviene un modo per manifestare la propria opposizione alla società. Tale atteggiamento si riscontra in particolare in giovani adolescenti pervasi da un vago senso di ribellione e adulti che non riuscendo a realizzare una vita sociale e politica soddisfacente sfogano la loro frustrazione sublimandola nei miti hitleriani, cioè incolpando la società (e chi la domina, ossia, secondo loro, gli ebrei) dei loro fallimenti.  E’ un processo emotivo che personalmente ho vissuto. Si subisce il “fascino del male” senza volerlo. L’unico modo per liberarsi di questa fatale attrazione è razionalizzare le assurdità del nazismo. Nel mio caso, in quanto educato al progressismo e al rispetto dell’altro, tale “nazismo” è rimasto una tara psicologica in poco tempo scomparsa ma in molti altri si evolve in un’ideologia politica fondata più su una nevrosi personale che su principi veri e propri..

Il nazi-fascismo di oggi non è altro che una degenerazione psicologica di qualche fascista confusa erroneamente come componente politica. Il Fascismo non è nazista e i fascisti (veri e sani) non sono nazisti.

Le leggi razziali del 1938 non facevano (e non fanno) parte del programma fascista ma furono soltanto un atto di ossequio politico verso un altro regime. Il “Razzismo fascista” fu inconsistente poiché basato soltanto su presupposti politici e seppur il punto 7 del Manifesto di Verona recitava ancora “Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica”, nel punto precedente si diceva “La religione della Repubblica è quella cattolica apostolica romana. Ogni altro culto che non contrasti con la legge è rispettato” [LEGGI QUI]. Quindi anche la “razza” ebraica era libera di professare il proprio culto: un’evidente scappatoia che dimostrava la divergenza di vedute tra la RSI e la Germania hitleriana.

Dalle parole di condanna di Stanis Ruinas [1], fino a Giacinto Auriti [LEGGI QUI] passando per numerosi piccoli e grandi nomi, gran parte del mondo fascista si è opposto al nazismo e alle sue conseguenze politiche e ideologiche. Ma in particolare si oppose al nazismo la società civile italiana allora che vennero emanate le leggi razziali ed ogniqualvolta oggi qualcuno disegna una svastica su un muro o inneggia in qualsiasi modo ai simboli nazisti.

Non è soltanto una questione di buon senso ma anche e soprattutto una questione politica. I movimenti che si richiamano al nazismo dichiarandosi allo stesso tempo fascisti vengono marginalizzati sia mediaticamente che elettoralmente, poiché nessuno metterebbe una X su un simbolo a cui ricollega Auschwitz, Buchenwald e Birkenau con il corredo di tristi immagini a noi pervenute. Movimenti di tal pasta sarebbero (e sono) soltanto schegge impazzite guidate dal più assoluto nichilismo e diverrebbero un problema per l’ordine pubblico e per quegli aggregati politici veramente fascisti.

Oggi più che mai c’è bisogno della componente sociale del fascismo (e non delle degenerazioni razziali). L’opinione pubblica deve poter guardare al Ventennio senza vedere solo e soltanto le leggi razziali e l’alleanza col nazismo. Perciò bisogna ripulire il fascismo dalle incrostazioni di quella folle ideologia che considera la vita di un tedesco pari a quella di dieci italiani.

Fascisti di tutta Italia, se veramente tenete alla Patria e al Fascismo, urlatelo ai quattro venti: IL NAZISMO NON MI APPARTIENE.

Cristian De Marchis
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Nota 

[1] « Adolf Hitler è stato il miglior agente segreto che il capitalismo internazionale abbia mai avuto, il vero responsabile della scomparsa del fascismo »

 


 

 

 

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