Il giornalismo avventuroso di Almerigo Grilz…

Il 19 Maggio Trieste ricorderà uno dei suoi figli caduto, venticinque anni fa, in un angolo sperduto di mondo mentre raccontava una guerra dimenticata dai network occidentali.

Classe 1953, Almerigo Grilz coltiva sin da giovane la passione per il giornalismo free lance; poi c’è la politica, vissuta e combattuta in una città calda, a due passi dal confine con la Repubblica Popolare di Jugoslavia, quel paese simbolo ancor oggi delle sofferenze e dei patimenti degli italiani ‘orientali’.

Uomo particolare Almerigo: dopo una lunga militanza che lo porta a ricoprire gli incarichi di dirigente nazionale del Fronte della Gioventù e di consigliere comunale, l’impegno istituzionale lascia il posto alla passione ben più profonda di raccontare quelle storie, di uomini e di mondi, che le testate giornalistiche e le televisioni non ospitano nel loro spazio.

Viaggia Almerigo e lo fa per tutta la vita. E’ uno dei pochi della sua generazione a vivere un periodo in Inghilterra, fotografando con la mente stili di vita, quotidianità, vizi e virtù di un paese così lontano dall’Italia non tanto geograficamente, quanto culturalmente.

L’ Albatross press agency, fondata con Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, avrà il compito arduo di descrivere al lettore occidentale ciò che accade in quegli angoli del globo in cui non sempre una una Leica o un 35 mm giungono per immortalare eventi, guerre, catastrofi o crimini contro l’umanità.

Sono gli anni Ottanta e internet è una parola ancora sconosciuta ai più. Quel sistema che, alla fine del decennio successivo, rivoluzionerà la condivisione di informazioni, è ancora appannaggio delle strumentazioni militari americane: in caso di guerra atomica, con le comunicazioni radio interrotte, il cavo sotterraneo permetterà ai vari comandi Nato di ottenere informazioni sullo scenario bellico.

Sono anni duri gli Ottanta, con gli equilibri globali sono messi a rischio da una nuova guerra, un secondo inutile Viet Nam che, a fine decennio, contribuirà al collasso dell’ Impero sovietico.

1979. L’ Armata rossa varca i confini del  piccolo stato asiatico. Un pugno di combattivi mujahedeen, affiancato da una popolazione non avvezza ad essere dominata, tiene in scacco il primo esercito al mondo per numero di effettivi.  Malgrado alcuni aiuti internazionali (come i missili Stinger) le crudeltà e l’impari lotta creano migliaia di vittime civili.

Le mine a pappagallo, con i loro colori sgargianti e il loro meccanismo a scoppio ritardato, sono flagello per i bambini, vittime inconsapevoli e innocenti di una guerra sporca.

L’obiettivo di Almerigo è laggiù, tra montagne polverose, crimini di guerra, eserciti moderni e un mondo antico che, trent’anni dopo, non si è ancora del tutto evoluto, legato com’è a tradizioni che  Cremlino o Coca Cola mai potranno cancellare.

Sul Panshir come a Beirut o come in Angola Almerigo Grilz ha dato voce alle sofferenze dei soldati e della gente comune, nel nome di un mestiere che ha il fine di informare e di descrivere, quanto più obiettivamente possibile, senza scadere nel pettegolezzo o nel pregiudizio.

Il 19 Maggio 1987, una pallottola vagante sparata a Caia, in Angola, ha messo fine all’avventurosa esistenza del giovane triestino.

Giornalismo, quello di Almerigo, non come mestiere redditizio ma come stile, quasi, senza cadere nella retorica, come missione.

Venticinque anni dopo,  nell’epoca della comunicazione multimediale, un po’ dello spirito che animò i redattori dell’ Albatross press agency è rimasto. Infatti , malgrado la crisi dell’editoria, giornali che chiudono o che non riescono più a pagare i dipendenti, il mestiere dell’informare resta qualcosa di sentito e che va ben oltre le difficoltà economiche. Una passione dunque, che anima in Italia e nel mondo milioni di persone, dai blog ai magazine on line, trattando argomenti della quotidianità, della storia o della cultura che i canali ufficiali evitano talvolta con superficialità.

Marco Petrelli

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