Il contropiede greco per uscire dall’Ue: “Non faremo la fine dell’Europa”…

Dunque… dunque… L’Europa di Angela Merkel e della Bce si prepara al colpo di scena: l’uscita della Grecia dall’eurozona. Non è del tutto chiaro se sarà l’Europa a cacciare gli ellenici o gli ellenici a dichiarare default e a salutare la compagnia dell’euro contante. Ma già che se ne parli, sta a significare che qualcosa bolle in pentola.

Ora, la Grecia ha tutte le colpe finanziarie di questo mondo: ha truccato i bilanci per essere ammessa nell’eurozona, ha allegramente disperso le sue risorse di amministrazione economica in mille rivoli a fondo perduto, ha dilapidato il patrimonio dei suoi titoli di Stato. Sì, sì: siamo d’accordo. Il fatto è che sono due anni che si è consegnata mani, piedi e soprattutto tasche agli aurei dettami della Bce per uscire fuori dal tunnel e non solo non ne è uscita, ma sembra che il tunnel si allunghi di un paio di chilometri a ogni passo in avanti che fa.

E quali erano i sacri dettami che la Bce le ha imposto? Né più né meno di quelli che sono stati imposti all’Italia e che l’esecutore liquidatore Mario Monti sta perseguendo con coerente ostinazione: tagli alla spesa pubblica (in Grecia sono stati ridotti salari e pensioni, in Italia ancora no… ma non è da escludere che ci si arrivi) e nuove entrate fiscali (avete presente l’Imu? ecco, bravi…).

Il piano della Bce, diciamolo francamente, è una ciofega: nessun paese si è mai salvato da una crisi economica e dalla bancarotta con questa formula. Al massimo, la ricetta taglia-e-tassa serve a prolungare l’agonia: una sorta di accanimento terapeutico traslato dal piano medico a quello finanziario. Infatti, se si riducono le risorse economiche dei cittadini, come si fa ad alimentare il ciclo produzione-consumo-produzione sul quale si fonda il sistema capitalista?

Misteri della fede? Mica tanto. Il popolo non è mai del tutto scemo: qualche barlume di intelligenza, anche nei momenti più bui, sembra capace ancora di esprimerlo. In una rapida accelerazione, ha sfanculato prima Nikolas Sarkozy e poi, sia pure su scala di elezioni amministrative, i pasdaran di Mario Monti in Italia e quelli della generalessa Merkel nel suo Land di regina. Non vi sembra chiaro il segnale? Rifatevi i conti: non sono stati proprio Monti, Sarkozy e Merkel gli alfieri integerrimi di questa politica della recessione assicurata?

Ma torniamo alla Grecia. Siamo sicuri che sia contro i suoi interessi dichiarare il default, uscire dall’eurozona e ripristinare la dracma? Guardiamo a fatti abbastanza recenti: l’Argentina, per esempio, che nel 2001 era messa più o meno come la Grecia attuale. Sia pur senza euro, strangolata dal debito pubblico, ha fatto più o meno così: ha dichiarato il default, ha cambiato moneta e valore di cambio internazionale con il dollaro e, con queste iniziative, ha sostanzialmente ridotto se non annullato il debito pubblico. Risultato: oggi l’Argentina della Kirchner si sta riproponendo come nazione ad alta produttività e la crisi che in Europa non vede vie di uscite immediate sembra essere, colà, definitivamente alle spalle.

La morale della favola è questa: la crisi che stiamo attraversando è di natura eminentemente finanziaria. La finanza l’ha provocata e la finanza cerca di salvare il proprio sedere imponendo a popoli e stati le sue miserabili ricette. Con queste ricette non si esce dalla crisi, la si prolunga solo all’infinito. Ma le alternative esistono e sono semplici: sovranità dello stato sulla moneta e sugli enti che la emettono, abolizione del debito pubblico e, se proprio vogliamo mettere la ciliegina sulla torta, partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese di produzione…

Una formula che, è ovvio, contraddice l’intero sistema su cui si fonda l’attuale che ha come unico obbiettivo il profitto degli investitori finanziari. Uscirne sarà una fatica immane. Ma non impossibile…

miro renzaglia
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