Francia. Vince Hollande. Ma quale fasciocomunismo? I lepenisti hanno votato Sarkozy…

 Sulla politica di casa nostra, scrivere seriamente diventa sempre più difficile. Perché è un continuo ragionare intorno al nulla, perché si va avanti a personalismi, banchierismi, antifascismi, fascismi di ritorno. Inevitabile allora guardare un po’ altrove, dove la gente si incazza ed è capace, dalle comunali alle presidenziali, di votare senza ricatti morali. Con buona pace per il voto utile o per la governabilità, senza parlare di antipolitica. Nessun diritto acquisito: se fai quello che mi piace ti voto, altrimenti voto un altro. Se vinci le elezioni rimani e provi a governare, se perdi vai a casa e avanti un altro.

Guardate cos’è successo in Grecia, ad esempio. O in Francia, grazie anche alle ignobili gesta di Strauss-Kahn, perché altrimenti Hollande ora sarebbe stato buono per qualche ministero o sottosegretariato. Quale migliore punto d’osservazione dell’Italia, dove un piccolo terremoto c’è stato ma il rischio è che rientri già dalla prossima tornata elettorale? Abituati agli schemi complicati e agli equilibrismi di casa nostra, quel che succede all’estero sembra lineare, poco complesso, facilmente prevedibile. Il 6 Maggio, nel Belpaese, il cielo della politica era scuro, grigio tendente al nero, e preannunciava un temporale mai visto. I quotidiani nazionali, ma anche la maggior parte dei settimanali, dei mensili e delle riviste, facevano finta di niente. Ma c’era chi, più di altri, avvertiva l’odore di pioggia, i rumori dei fulmini, l’atmosfera di tempesta. Mario Sechi, il più berlusconiano dei giornalisti non pagati direttamente dalla famiglia Berlusconi, aveva capito meglio di tutti cosa sarebbe successo di lì a poco in Italia.

Il giorno dopo il trionfo di Hollande e la vittoria di estrema destra ed estrema sinistra in Grecia, Mario Sechi titolava a tutta pagina su Il Tempo, giornale che dirige da qualche anno, ‘Europa fasciocomunista’. L’incipit dell’editoriale, non originale, era curioso: “Uno spettro si aggira per l’Europa, si chiama fasciocomunismo”.

La parte dell’articolo più attinente al fasciocomunismo, riguardava proprio la Francia. Perché in Grecia, almeno a stare a simbologie, dichiarazioni e vissuto, non ci pensano proprio al superamento degli steccati: i neonazi stanno da una parte, la sinistra e i comunisti stanno dall’altra. Distinti e distanti diciamo, anche perché sennò son botte e da orbi. Invece in Francia, almeno secondo Sechi, una parte – poi vediamo quale e in che modo e, soprattutto, se c’è una parte – dell’elettorato che al primo turno ha votato Marine Le Pen ha deciso di votare il socialista Hollande piuttosto che l’ex presidente Sarkozy, che pure aveva cercato di accreditarsi nell’ambiente in tutte le maniere, anche con dichiarazioni sopra e sotto le righe. Fasciosocialismo, se vogliamo fare i precisi. Ma Sechi non ha voluto sottilizzare più di tanto, ha scritto fasciocomunismo e basta. Tanto in Italia hanno capito tutti quale spettro volesse agitare.

Qualcuno di quelli che ha creduto all’analisi di Sechi, dice che i francesi, di destra o di sinistra, avrebbero votato di tutto per non dover dare il voto a Sarkozy che, come un Re Mida al contrario, è riuscito addirittura nell’arduo compito di far diventare un cesso Carla Bruni. E chi dice di no? Ma non sarebbe questa una posizione politica? Non sarebbe andare oltre gli steccati in maniera consapevole, perché alla fine, più che la parte politica, trionfi il bene comune?

Ma, ed è la domanda di fondo, quel che dice Sechi è davvero successo?

La provincia di Gard è l’unica in tutta la Francia dove la Le Pen è riuscita a vincere al primo turno. Storicamente è proprio a Gard che si riesce a capire l’andamento del Front National. Nel 2002, ad esempio, quando al ballottaggio arrivò Jean-Marie Le Pen, il consenso raggiunse il 24,85%. Questa volta Marine ha fatto ancora meglio, arrivando fino al 25,51% dei voti validi. E’ insomma la roccaforte dell’estrema destra francese. Un po’ com’è Reggio Emilia per il centrosinistra e Latina per il centrodestra.

Marine Le Pen prima, dicevamo, Sarkozy secondo al 24,86% e Hollande solo terzo al 24,11%. Tutti ad un incollatura, con una forbice di 6000 voti. Melenchon invece è arrivato quarto con il 13,33%. Dietro, molto dietro, tutti gli altri partiti – di centro e di sinstra – che al secondo turno hanno detto di non voler andare a votare o, in alternativa, di appoggiare Hollande. Compreso il centrista Bayrou, del Movimento Democratico.

Al secondo turno, sempre a Gard, ha vinto Sarkozy: 51,2% contro il 48,8% di Hollande. Sono 9 mila i voti di differenza tra l’ex e il neoeletto presidente. I voti espressi sono scesi, tra primo e secondo turno, di circa 21.544. Se sommiamo i voti del primo turno tra Le Pen (106.646) e Sarkozy (103.927) si supera di poco il risultato ottenuto da Sarkozy al secondo turno (202.995).

E si potrebbe continuare ad analizzare i voti di ogni Regione o di ogni Provincia, il risultato sarebbe lo stesso. I voti del FN sono andati, al secondo turno, a Nicolas Sarkozy, tranne qualcuno che ha deciso di non recarsi al voto. A meno che non vogliamo immaginare scenari apocalittici, con la sinistra che vota Sarkozy e con Lepen che fa votare Hollande.

L’analisi è molto più semplice: destra contro sinistra, anche lì. Gli steccati sono ancora vivi e vegeti. Altro che fasciocomunismo o fasciosocialismo. L’arroccarsi di una parte supera ancora il benessere del tutto. Anticomunismo di qua, antifascismo di là. Così a trionfare, alla lunga e quando Hollande dovrà misurarsi con i bilanci e i finanziamenti e le imprese, saranno sempre i banchieri che oggi governano l’Europa.

Perché nemmeno il tempo di realizzare la vittoria, a meno di una settimana dall’affermazione elettorale, che già tutti i giornali si affrettavano a scrivere che Hollande può andare d’accordo con la Merkel. Che poi alla fine non cambia niente in Europa, anche perché per governare in Grecia chissà quali equilibrismi si dovrà raggiungere. E in Francia, a testimonianza di quale sia la sintonia elettorale, anche sul versante degli sconfitti qualcosa sembra muoversi: pare che l’Ump, il partito di Sarko, e il FN potrebbero trovarsi alleati – addirittura si parla di un partito solo – entro breve tempo. Con venti anni di ritardo rispetto all’Italia. Chissà come funzionerà, qui tanto bene non è andata.

Sechi ci aveva fatto sognare. Ci aveva fatto viaggiare così tanto con la fantasia che a Latina s’era pure diffusa la voce che Hollande avesse telefonato a Pennacchi per ringraziarlo. “Le fasciocomunisme” doveva aver detto allo scrittore, insieme a tante altre cose, il neo presidente francese. Poi, basta dare un’occhiata un po’ più approfondita ai risultati elettorali per scoprire che la realtà è un’altra, fatta di divisioni novecentesche che ancora pesano come un macigno. E mentre l’elettorato va a rimpolpare le ali estreme – in Francia tra destra e sinistra, esclusi il Partito Socialista e l’Ump, si arriva al 36%; in Grecia arriviamo ad oltre il 60% – le divisioni sembrano crescere, anziché diminuire. Su basi nuove, certo, basi nuova che sembrano scimmiottare le vecchie, ma le divisioni continuano a crescere. Così il centro, insieme ai cosiddetti poteri forti, continueranno ad avere un peso enorme. E l’Europa, che sembrava così diversa, si rivela solo una enorme Italia. Che se non è proprio uguale al nostro Paese, ci somiglia tanto, troppo.

L’alternativa vera al fasciocomunismo è il divide et impera. Se l’è inventato Caio Giulio Cesare. Funziona da allora. E chissà ancora per quanto.

Graziano Lanzidei

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