Erika Lust e il porno femminismo…

Quando è accaduto esattamente? Quando il sesso – che è cosa tanto naturale, quasi ovvia, quasi scontata – ha assunto il carattere di oscenità e impudicizia che dalla notte dei tempi certo moralismo ha voluto attribuirgli? Quando la parola pornografia (che, letteralmente, attiene alla descrizione di tutto ciò che riguarda l’universo della prostituzione) è entrata nei nostri vocabolari in riferimento a tutto ciò che riguarda la sessualità, il rapporto fisico, o addirittura anche solo la nudità? Quando è accaduto, e perché?

E se Adamo ed Eva, stanchi della monotonia, avessero scelto consapevolmente di nascondersi dietro una foglia di fico? Se avessero voluto sperimentare – loro, i primi! – il piacere del mostrarsi, dello scoprirsi a poco a poco, del celare all’altro parti di sé? Cos’è la mela, in fondo, se non l’eccitazione del lasciarsi tentare da ciò che è proibito? Ed allora, in questo senso, magari il moralismo bigotto che nei secoli e nei millenni ha costretto il tema del piacere alla clandestinità, ha avuto anche un risvolto positivo. Magari, come il bambino a cui viene proibito di mangiare i biscotti, che trova nella trasgressione un piacere ancora più grande, così il sesso, relegato nell’ambito dell’occulto, ha assunto alla lunga forme sempre più intriganti.

Si tratta di una realtà che specialmente le donne hanno col tempo imparato a coltivare, a partire dalle piccole cose (l’effetto di una calza velata, di un accavallamento di gambe, di un viso nascosto tra le mani in segno di vergogna) fino ad arrivare a quelle più importanti, che ancora oggi appartengono al tabù. Se da un lato, infatti, il tema dell’autoerotismo femminile viene sempre taciuto o trattato in maniera allusiva, dall’altro, a maggior ragione, l’idea che una donna possa intrattenersi a guardare video o immagini di natura pornografica appare sempre (nell’immaginario maschile) troppo strana, per non dire innaturale. Ma com’è possibile? Da sempre siamo stati abituati all’idea che sia proprio dell’uomo l’eccitamento visivo, e che invece la donna (in questo considerata sicuramente più creativa), essendo più portata per una ricerca di tipo immaginativo, abbia volutamente dominato il mondo della letteratura erotica. E se in parte questo può dirsi sicuramente vero, ciò non vuol dire che si debba sentire l’obbligo di ingabbiarsi in schemi predeterminati. Soprattutto in un’epoca in cui il mondo di internet e dell’accesso gratuito a contenuti erotici ha permesso lo sdoganamento e la commistione di questi generi.

Non è un caso, infatti, che sia possibile trovare moltissimi uomini impegnati nella stesura di racconti a luci rosse che li vedono protagonisti e, allo stesso modo, sarebbe impensabile immaginare che nessuna donna si affacci mai in quell’oceano immenso formato dalla pornografia in rete. Lo dicono le statistiche: ogni secondo circa 28000 persone stanno guardando un porno online. Circa un terzo di queste è una donna. E per il bene delle donne questo andrebbe ribadito più spesso.

Se, infatti, l’offerta si modella in base alla domanda, continuando a far finta di ignorare la presenza della fruizione di un pubblico prettamente femminile, i contenuti offerti non potranno mai essere all’altezza delle aspettative. Non si tratta di eccitamento visivo piuttosto che intellettuale. Si tratta, al contrario, della costruzione di racconti al limite del fittizio, dell’autocompiacimento maschile, del surreale. E invece, probabilmente, alla maggior parte delle donne che frequentano quotidianamente questo genere di siti, piacerebbe ancora potersi immedesimare nella storia, pensare che un giorno, forse, ipoteticamente, potrebbe accadere sul serio. Insomma il tratto fondamentale, la credibilità della narrazione, viene troppo spesso a mancare.

Però qualcosa, nel rimbalzo delle condivisioni in rete, inizia a muoversi. Già da un po’ si parla di “porno per donne”, fatto a nostra misura. E già da diverso tempo vere e proprie pioniere del genere hanno iniziato a cimentarsi con la regia. Una su tutte, Erika Lust, regista e scrittrice svedese, che ha cambiato il modo stesso di concepire la narrazione erotica, declinandola interamente al femminile. «I miei film sono diversi da quelli tradizionali per adulti», spiega sorridente in un’intervista a vogueitalia, «perché sono sulle donne, sui nostri desideri, sulla nostra sessualità».

E come darle torto? Basta osservare anche solo i trailer dei suoi film per rendersi conto dell’enorme differenza, in termini di sensibilità e cura del particolare, che passa tra i suoi racconti e quelli normalmente reperibili in rete. Cosa cambia? Cambia la prospettiva, cambia il punto di vista. Il punto di vista di donne che vorrebbero ritrovare le immagini della propria mente impresse sulla pellicola. Ma l’unico modo per rendere questo desiderio possibile è, nonostante la reticenza, quello mettersi in gioco, e di provare a uscire allo scoperto. Perché anche togliersi di dosso la foglia di fico, a volte, può avere i suoi risvolti positivi.


Susanna Curci

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